La Corte dei Conti non ha dato il via libera al Ponte sullo Stretto.
Non solo. Insieme, ha aperto una richiesta di deferimento all’organo collegiale con la quale tiene in piedi e rafforza tutti i dubbi già espressi un mese fa.
Lo dice proprio chiaramente nella nota con cui invia la pratica al collegio, definendo “non superati i dubbi di legittimità emersi a seguito dell'esame del provvedimento”.
Numerose e serissime le problematiche contestate dalla Corte dei conti, da ogni punto di vista: tecnico, procedurale, economico, ambientale.
Più che un parere, è una demolizione su tutta la linea.
Siamo di fronte a un fatto gravissimo che né Salvini né Giorgetti possono derubricare a piccolo contrattempo.
Il 29 ottobre sarà il giorno decisivo, ma ci arriviamo con un’opera che è stata rimessa in discussione su tutta la linea.
Tutto questo non è un gioco e neanche gratis. Ballano 13 miliardi di euro già stanziati e 1 miliardo e mezzo di penale che, in caso di stop al progetto, non pagheranno né Salvini né Meloni ma i cittadini italiani.
Mette i brividi sapere che una delle opere più inutili, costose e complesse nella storia dell’Umanità sia in certe mani.
E qualcuno le ha pure votate, queste mani.

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