
(google)
Alla cortese attenzione
di:
AL PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA
AL PRESIDENTE DEL
SENATO
AL PRESIDENTE DELLA CAMERA
AL PRESIDENTE DEL
CONSIGLIO
AL MINISTRO ON. GELMINI
MARIASTELLA
A TUTTI I CAPOGRUPPI
CAMERA E SENATO
e p.c. GIORNALE DI NAPOLI,CORRIERE
DEL MEZZOGIORNO,
CRONACHE DI NAPOLI, LA REPUBBLICA , CRONACA DI ROMA LA REPUBBLICA ,
TG3 REGIONE LAZIO, REDAZIONE ANSA, IL MATTINO, IL ROMA, TELEAKERY,
CANALEOTTO, LIBERO, TELEVOMERO, CORSERA, IL FOGLIO, IL
GIORNALE,
LIBERAZIONE, IL MANIFESTO, IL NUOVO, UNITA’,IL FATTO
QUOTIDIANO,
IL VENERDI, AVVENIMENTI, CARTA, FAMIGLIA CRISTIANA, STRISCIA
LA NOTIZIA ,
I FATTI VOSTRI, LA VITA IN DIRETTA, MI MANDA RAITRE, TG5, STUDIO APERTO,
TG4, LA 7, OMNIBUS, TG1, TG2, TG3, RADIO ITALIA, RADIO
RADICALE, ADNKRONOS,
IL QUOTIDIANO DI CASERTA, CASERTA 24 ORE, IL CORRIERE DI
CASERTA,
INIZIATIVA MERIDIONALE, GABIBBO, UNO MATTINA, INDIGNATO
SPECIALE,
BALLARO’, BEPPE GRILLO
OGGETTO : LA BARONIA DELLA SAPIENZA
Cari Presidenti,
Quando decisi di lasciare
l’università, tutti mi dissero che avevo fatto un grosso sbaglio, ma
considerando la storia della mia compagna Elena Dobici, mi sono reso conto di
non aver perso proprio nulla. Elena decise di iscriversi all’università nel 1993, a 31 anni. Dopo aver
considerato che i più fortunati tra migliaia di laureati in matematica, fisica,
chimica e biologia riuscivano a malapena a strappare sostituzioni saltuarie
presso scuole professionali di periferia, mentre nel campo della medicina
riuscivano a far carriera solo figli e parenti di medici, Elena pensò di
scegliere una facoltà che le permettesse di avviare una professione autonoma.
La situazione di Elena non era, infatti, delle migliori: in una società nella
quale i posti di lavoro vengono tramandati di padre in figlio per diritto
ereditario, la sua appartenenza al genere femminile le precludeva la possibilità
di svolgere il mestiere di suo padre, ossia il muratore; inoltre la sua età le
impediva di essere assunta con contratto di formazione, avendo quasi raggiunto
il limite massimo di 32 anni. Era, quindi, già troppo vecchia per svolgere un
lavoro da diplomata, per cui decise di iscriversi alla facoltà allora
denominata “Economia e Commercio” presso l’Università “La Sapienza ” di Roma.
Nonostante la differenza del numero di neuroni tra cervelli di 20 anni e
cervelli di 31, benché continuasse a lavorare come assistente domiciliare ai
disabili e non potesse quindi frequentare tutte le materie, Elena iniziò la
carriera di studente universitario con notevole successo; presto, però, si rese
conto di non essere predisposta per le materie aziendali e giuridiche, quindi
cambiò il suo piano di studi inserendo tutti gli esami di matematica,
statistica ed economia previsti dal suo
corso di laurea, con l’aggiunta di due esami fuori facoltà, ossia Calcolo delle
Probabilità ed Analisi Numerica sostenuti presso la facoltà di Matematica, con
risultati di 28/30 e 30/30 rispettivamente. In quest’ultima facoltà, Elena si
conquistò la stima dei docenti degli esami sostenuti, che si complimentarono
con lei per le sue capacità matematiche, nonostante la sua appartenenza ad altro
corso di laurea. L’indirizzo di studi di Elena fu quindi quello “economico
generale” con una fortissima impronta matematica. Visti gli ottimi risultati
che stava conseguendo, fu suggerito ad Elena di valutare la possibilità di
tentare il concorso per il dottorato di ricerca, con il consiglio di puntare al
110 e lode, risultato necessario per ottenere chance per la professione di
ricercatore. Elena continuò a lavorare e studiare contemporaneamente, dedicando
allo studio parte delle ore notturne, al fine di raggiungere il massimo.
Trascorse anni senza un amore, senza vedere gli amici, senza leggere altro che
non fosse matematica, economia e statistica, eppure era felice. Con un solo 20,
un 24, un 25, due 26, due 27, un 28, due 29, tredici 30, due 30 e lode, conseguiti
al primo colpo e senza alcuna bocciatura, benché provata da una immensa
tragedia familiare, nel dicembre 2002 Elena si laureò con 110 e lode, con una
tesi avente per argomento l’equilibrio economico generale in condizioni di
incertezza, argomento trattato con strumenti del calcolo delle probabilità.
Immediatamente Elena spedì il suo curriculum ad istituti di ricerca, banche,
aziende, ma nessuno le rispose. Elena non si stupì di ciò, poiché anche un
bambino sa che senza raccomandazione non si va da nessuna parte, specialmente
se si ha l’età di 40 anni, dato che tutti cercano giovani per poterli sfruttare
con il pretesto della formazione. Sapeva che per il dottorato non ci sono
limiti di età e si mise subito a studiare per quell’obiettivo, sperando intanto
nella pubblicazione della tesi di laurea, di cui si parlava molto prima della
discussione, ma della quale non si è più parlato in seguito, chissà perché. Il
primo concorso utile per il dottorato ci fu nell’ottobre del 2003, con dodici
posti in palio, dei quali i primi sei finanziati da borse di studio. Elena si
classificò al secondo posto con il punteggio di 108/120, nonostante i suoi
neuroni fossero ormai quelli di una quarantunenne. Durante i primi mesi del
primo anno di dottorato, per la prima volta fu detto ad Elena di dimenticare la
strada della carriera accademica, in quanto i posti da ricercatore disponibili
erano troppo pochi rispetto al numero degli aspiranti. Ciononostante, Elena
continuò ad impegnarsi conseguendo ottimi risultati e scelse una tesi
sull’argomento dei fallimenti del coordinamento in economia. Per questa tesi
studiò da sola una branca della matematica che all’estero viene utilizzata da
circa 15 anni, mentre a “La
Sapienza ” non viene insegnata neanche alla facoltà di
Matematica. Avendo dovuto lasciare il lavoro di assistente domiciliare per la
frequenza obbligatoria richiesta al primo anno di dottorato, Elena poté
lavorare giorno e notte alla tesi, che si connotava sempre più come una tesi di
economia matematica. Elaborò anche un modellino proprio, utilizzando la teoria
dei reticoli e dei giochi supermodulari. Il lavoro procedeva in modo così
veloce, nonostante l’ennesima tragedia familiare, che fu detto ad Elena di
rallentare, in quanto troppo in anticipo sui tempi. Per non restare senza
studiare, Elena chiese se avesse potuto ottenere un assegno di ricerca, dato
che a livello amministrativo è possibile, ma nel suo caso ciò non avvenne.
Durante questo periodo, per la seconda volta venne data ad Elena la sentenza:
le probabilità di riuscire nella carriera accademica erano del 20 per cento e
le fu consigliato di tentare concorsi presso istituti di ricerca, Banca
d’Italia e ministeri, i luoghi nei quali più di ogni altro vige la legge del
raccomandato. Elena non ha parenti all’università, né negli istituti di ricerca
né nelle banche e qualche suo cugino ministeriale si tiene le raccomandazioni
per usarle per i propri figli. In quel periodo fu indetto un concorso per
l’attribuzione di assegni di ricerca presso la facoltà di Matematica, argomento
“Matematica e sue applicazioni”. Dal momento che Elena stava applicando la
matematica ad un problema economico, chiese consiglio a chi fino a quel momento
le aveva detto di considerarla più matematica che economista. La risposta fu
che non era adatta per la facoltà di Matematica, in quanto economista. Che
contraddizione…, chissà perché. Elena, senza più una famiglia alle spalle e con
un compagno disoccupato, con una laurea così brillante e a pochi passi dal
titolo di dottore di ricerca, tornò a cercare lavoro come assistente
domiciliare e si presentò presso agenzie di lavoro interinale, senza alcun
successo, neanche come addetta alle pulizie, mentre si avvicinava sempre di più
la data della scadenza della borsa di dottorato. In quel periodo passarono per
la sua mente tutti i pensieri possibili, ma mai pensò di mandare il nostro cane
a chiedere l’elemosina per permetterci di sopravvivere (il sarcasmo sorge
spontaneo). Piuttosto, Elena scrisse ad un professore di una università
americana, poiché intenzionata a lasciare l’Italia, ma costui le rispose che
anche lì c’erano gli stessi problemi del nostro paese e contemporaneamente
seppe che per trovare lavoro all’estero servono agganci qui in Italia. Tutti
parlano di cervelli in fuga, credendo che l’estero sia il refugium peccatorum
degli incompresi, ma pochi sanno che quelli che partono e trovano ascolto sono
presentati all’estero da referenti italiani. Cos’era cambiato da quando Elena
era solo diplomata a quando era ormai dottore di ricerca? Assolutamente nulla.
Nel settembre 2006 Elena fu assunta da una cooperativa onesta che la mise
subito in regola, appena un mese prima della fine delle rate triennali del
dottorato, quindi si salvò dalla morte per fame e partecipò al concorso per una
borsa di studio per trenta ore di attività didattico-integrative, nella sezione
riservata ai dottorandi in attesa della discussione della tesi. Essendo l’unica
candidata del settore, non servivano raccomandazioni ed Elena vinse la borsa.
Credo che se ci fosse stato anche un altro candidato, Elena non avrebbe vinto
nulla. Di questa borsa, però, non si seppe niente per molto tempo ed Elena discusse
la tesi di dottorato nel giugno 2007,
a causa della prassi amministrativa che prevede così
tanto tempo tra la fine legale del dottorato ed il conseguimento del titolo.
Quando ormai Elena aveva perso le speranze di svolgere le trenta ore di
attività, improvvisamente una persona che Elena conosceva soltanto di vista le
affidò il compito di svolgere un corso di recupero per studenti fuori corso.
Questa persona aveva creduto in lei, pur non conoscendola, perché evidentemente
vede cose che altri non vedono o meglio, che non vogliono vedere. Gli studenti
furono molto contenti di Elena, la quale, qualche mese dopo, ricevette l’invito
di presentare un articolo estratto dalla tesi di dottorato nel corso di un
evento prestigioso a “La
Sapienza ”, nel quale giovani dottori di ricerca avevano modo
di presentare i propri lavori. A costoro fu anche data la possibilità di
proporre i lavori per essere pubblicati come working papers del dottorato in
economia politica, ma dal giugno 2008
a tutt’oggi, Elena non ha saputo più nulla del suo
lavoro. Poco dopo Elena iniziò a frequentare il corso di operatore socio
sanitario presso la propria cooperativa, per conseguire un attestato
riconosciuto dalla Regione Lazio che consente di svolgere un lavoro
riconducibile a quello dell’aiuto infermiere (della serie “un economista
matematico in corsia”) e nel frattempo partecipò ad un bando di concorso per un
incarico da professore a contratto presso la sede periferica de “La Sapienza ”, ma la sua
domanda fu respinta poiché Elena non aveva alcuna pubblicazione al suo attivo,
nonostante avesse predisposto tre articoli e chiedesse spesso appuntamenti per
avere consigli e correzioni per procedere nei lavori, nonché notizie su
eventuali contatti con le riviste scientifiche, ma questi lavori sono tuttora
fermi in attesa di revisioni e referaggi. La domanda sorge spontanea: poiché
l’argomento studiato da Elena non è trattato a “La Sapienza ”, forse non
interessa in questa università? Dal fatto che un giovane ricercatore disse ad
Elena che nessuno le avrebbe mai dato un assegno di ricerca per
quell’argomento, sembrerebbe questa la risposta, ma un’altra domanda sorge
spontanea: se Elena avesse avuto il cognome di qualcuno de “La Sapienza ” o fosse legata
in qualche modo alle dinastie che lì fanno il bello ed il cattivo tempo, a
quest’ora avrebbe pubblicato qualcosa o avrebbe avuto addirittura una cattedra?
La persona che ha creduto in Elena la mise in contatto con persone che lavorano
in altre università ed Elena ha ottenuto un incarico da professore a contratto
in un’altra città. A “La
Sapienza ”, invece, ha recentemente ricevuto il verdetto
finale: attualmente le probabilità di carriera universitaria sono diventate
zero, soprattutto perché è vecchia, essendo arrivata alla veneranda età di 47
anni. Cercano giovani, da poter sfruttare tutto il giorno gratuitamente o
quasi. Una cosa non mi è chiara: perché incoraggiarla a scegliere il dottorato
di ricerca se già aveva 41 anni prima di iniziarlo? Inoltre, si sente dire
ovunque che è necessario posporre l’età pensionabile per l’aumento della
longevità, che un sessantacinquenne di oggi può dare ancora molto al mondo del
lavoro, che un quarantenne di oggi è considerato ancora un ragazzo. Elena,
invece, a 47 anni è vecchia, inutile, con un cervello ormai inutilizzabile, con
pochi anni davanti a sé, mentre io ho sempre visto professori decrepiti che
neanche riuscivano a parlare (anch’io ho
frequentato l’università per qualche tempo, proprio a “La Sapienza ”, dalla quale
sono scappato in tempo). Non sarà mica che questo pretesto della presunta
longevità attuale serve solo per non pagare le pensioni? Un mio conoscente,
laureatosi all’età “giusta” ha lavorato per sei anni presso uno studio privato,
è stato licenziato in aprile dello scorso anno e ancora non trova uno straccio
di lavoro di qualunque tipo. E’ vecchio anche lui a 35 anni? Nonostante ad Elena sia preclusa la
possibilità di svolgere il lavoro per il quale è stata formata, le è stato
consigliato di continuare a lavorare ai propri articoli, perché sembra che le
pubblicazioni siano utili in qualsiasi ambiente si vada a lavorare. Elena,
invece, ha smesso di studiare, perché presso le abitazioni di famiglie con
disabili da accudire, i modelli di economia matematica non servono a nulla.
Cosa è cambiato dal 1300 ad oggi, niente di niente e “La Sapienza ” ne è la
dimostrazione. Abbiamo lo stesso sistema clientelare e la presenza di caste
dominanti che si tramandano il potere di padre e madre in figlio, figlia,
cognato, genero, cugini e amici dei medesimi.
In poche parole vige un concetto:
se la merda acquistasse valore, i poveri
nascerebbero senza culo, oppure se la merda fosse oro, la Sapienza sarebbe un gran
tesoro.
Scusate il sarcasmo.
Alessandro Verga
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