mercoledì 27 agosto 2014

STORIA DI UNA STRONZA


(google)

Alla cortese attenzione di:
AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
AL PRESIDENTE DEL SENATO
AL PRESIDENTE  DELLA CAMERA
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
AL MINISTRO ON. GELMINI MARIASTELLA
A TUTTI I CAPOGRUPPI CAMERA E SENATO
e p.c. GIORNALE DI NAPOLI,CORRIERE DEL MEZZOGIORNO,
CRONACHE DI NAPOLI, LA REPUBBLICA, CRONACA DI ROMA LA REPUBBLICA,
TG3 REGIONE LAZIO, REDAZIONE ANSA, IL MATTINO, IL ROMA, TELEAKERY,
CANALEOTTO, LIBERO, TELEVOMERO, CORSERA, IL FOGLIO, IL GIORNALE,
LIBERAZIONE, IL MANIFESTO, IL NUOVO, UNITA’,IL FATTO QUOTIDIANO,
LA STAMPA, IL GIORNALE DI CALABRIA, LA GAZZETTA DEL SUD,
LA CITTA’ DI SALERNO, IL MATTINO DI PADOVA, AVVENIRE, L’ESPRESSO,
IL VENERDI, AVVENIMENTI, CARTA, FAMIGLIA CRISTIANA, STRISCIA LA NOTIZIA,
I FATTI VOSTRI, LA VITA IN DIRETTA,  MI MANDA RAITRE, TG5, STUDIO APERTO,
TG4, LA 7, OMNIBUS, TG1, TG2, TG3, RADIO ITALIA, RADIO RADICALE, ADNKRONOS,
IL QUOTIDIANO DI CASERTA, CASERTA 24 ORE, IL CORRIERE DI CASERTA,
INIZIATIVA MERIDIONALE, GABIBBO, UNO MATTINA, INDIGNATO SPECIALE,
LA PADANIA, IL RESTO DEL CARLINO, IL RIFORMISTA, LA NAZIONE, ANNO ZERO,
BALLARO’, BEPPE GRILLO


OGGETTO : LA BARONIA DELLA SAPIENZA

Cari Presidenti,
Quando decisi di lasciare l’università, tutti mi dissero che avevo fatto un grosso sbaglio, ma considerando la storia della mia compagna Elena Dobici, mi sono reso conto di non aver perso proprio nulla. Elena decise di iscriversi all’università nel 1993, a 31 anni. Dopo aver considerato che i più fortunati tra migliaia di laureati in matematica, fisica, chimica e biologia riuscivano a malapena a strappare sostituzioni saltuarie presso scuole professionali di periferia, mentre nel campo della medicina riuscivano a far carriera solo figli e parenti di medici, Elena pensò di scegliere una facoltà che le permettesse di avviare una professione autonoma. La situazione di Elena non era, infatti, delle migliori: in una società nella quale i posti di lavoro vengono tramandati di padre in figlio per diritto ereditario, la sua appartenenza al genere femminile le precludeva la possibilità di svolgere il mestiere di suo padre, ossia il muratore; inoltre la sua età le impediva di essere assunta con contratto di formazione, avendo quasi raggiunto il limite massimo di 32 anni. Era, quindi, già troppo vecchia per svolgere un lavoro da diplomata, per cui decise di iscriversi alla facoltà allora denominata “Economia e Commercio” presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Nonostante la differenza del numero di neuroni tra cervelli di 20 anni e cervelli di 31, benché continuasse a lavorare come assistente domiciliare ai disabili e non potesse quindi frequentare tutte le materie, Elena iniziò la carriera di studente universitario con notevole successo; presto, però, si rese conto di non essere predisposta per le materie aziendali e giuridiche, quindi cambiò il suo piano di studi inserendo tutti gli esami di matematica, statistica ed economia  previsti dal suo corso di laurea, con l’aggiunta di due esami fuori facoltà, ossia Calcolo delle Probabilità ed Analisi Numerica sostenuti presso la facoltà di Matematica, con risultati di 28/30 e 30/30 rispettivamente. In quest’ultima facoltà, Elena si conquistò la stima dei docenti degli esami sostenuti, che si complimentarono con lei per le sue capacità matematiche, nonostante la sua appartenenza ad altro corso di laurea. L’indirizzo di studi di Elena fu quindi quello “economico generale” con una fortissima impronta matematica. Visti gli ottimi risultati che stava conseguendo, fu suggerito ad Elena di valutare la possibilità di tentare il concorso per il dottorato di ricerca, con il consiglio di puntare al 110 e lode, risultato necessario per ottenere chance per la professione di ricercatore. Elena continuò a lavorare e studiare contemporaneamente, dedicando allo studio parte delle ore notturne, al fine di raggiungere il massimo. Trascorse anni senza un amore, senza vedere gli amici, senza leggere altro che non fosse matematica, economia e statistica, eppure era felice. Con un solo 20, un 24, un 25, due 26, due 27, un 28, due 29, tredici 30, due 30 e lode, conseguiti al primo colpo e senza alcuna bocciatura, benché provata da una immensa tragedia familiare, nel dicembre 2002 Elena si laureò con 110 e lode, con una tesi avente per argomento l’equilibrio economico generale in condizioni di incertezza, argomento trattato con strumenti del calcolo delle probabilità. Immediatamente Elena spedì il suo curriculum ad istituti di ricerca, banche, aziende, ma nessuno le rispose. Elena non si stupì di ciò, poiché anche un bambino sa che senza raccomandazione non si va da nessuna parte, specialmente se si ha l’età di 40 anni, dato che tutti cercano giovani per poterli sfruttare con il pretesto della formazione. Sapeva che per il dottorato non ci sono limiti di età e si mise subito a studiare per quell’obiettivo, sperando intanto nella pubblicazione della tesi di laurea, di cui si parlava molto prima della discussione, ma della quale non si è più parlato in seguito, chissà perché. Il primo concorso utile per il dottorato ci fu nell’ottobre del 2003, con dodici posti in palio, dei quali i primi sei finanziati da borse di studio. Elena si classificò al secondo posto con il punteggio di 108/120, nonostante i suoi neuroni fossero ormai quelli di una quarantunenne. Durante i primi mesi del primo anno di dottorato, per la prima volta fu detto ad Elena di dimenticare la strada della carriera accademica, in quanto i posti da ricercatore disponibili erano troppo pochi rispetto al numero degli aspiranti. Ciononostante, Elena continuò ad impegnarsi conseguendo ottimi risultati e scelse una tesi sull’argomento dei fallimenti del coordinamento in economia. Per questa tesi studiò da sola una branca della matematica che all’estero viene utilizzata da circa 15 anni, mentre a “La Sapienza” non viene insegnata neanche alla facoltà di Matematica. Avendo dovuto lasciare il lavoro di assistente domiciliare per la frequenza obbligatoria richiesta al primo anno di dottorato, Elena poté lavorare giorno e notte alla tesi, che si connotava sempre più come una tesi di economia matematica. Elaborò anche un modellino proprio, utilizzando la teoria dei reticoli e dei giochi supermodulari. Il lavoro procedeva in modo così veloce, nonostante l’ennesima tragedia familiare, che fu detto ad Elena di rallentare, in quanto troppo in anticipo sui tempi. Per non restare senza studiare, Elena chiese se avesse potuto ottenere un assegno di ricerca, dato che a livello amministrativo è possibile, ma nel suo caso ciò non avvenne. Durante questo periodo, per la seconda volta venne data ad Elena la sentenza: le probabilità di riuscire nella carriera accademica erano del 20 per cento e le fu consigliato di tentare concorsi presso istituti di ricerca, Banca d’Italia e ministeri, i luoghi nei quali più di ogni altro vige la legge del raccomandato. Elena non ha parenti all’università, né negli istituti di ricerca né nelle banche e qualche suo cugino ministeriale si tiene le raccomandazioni per usarle per i propri figli. In quel periodo fu indetto un concorso per l’attribuzione di assegni di ricerca presso la facoltà di Matematica, argomento “Matematica e sue applicazioni”. Dal momento che Elena stava applicando la matematica ad un problema economico, chiese consiglio a chi fino a quel momento le aveva detto di considerarla più matematica che economista. La risposta fu che non era adatta per la facoltà di Matematica, in quanto economista. Che contraddizione…, chissà perché. Elena, senza più una famiglia alle spalle e con un compagno disoccupato, con una laurea così brillante e a pochi passi dal titolo di dottore di ricerca, tornò a cercare lavoro come assistente domiciliare e si presentò presso agenzie di lavoro interinale, senza alcun successo, neanche come addetta alle pulizie, mentre si avvicinava sempre di più la data della scadenza della borsa di dottorato. In quel periodo passarono per la sua mente tutti i pensieri possibili, ma mai pensò di mandare il nostro cane a chiedere l’elemosina per permetterci di sopravvivere (il sarcasmo sorge spontaneo). Piuttosto, Elena scrisse ad un professore di una università americana, poiché intenzionata a lasciare l’Italia, ma costui le rispose che anche lì c’erano gli stessi problemi del nostro paese e contemporaneamente seppe che per trovare lavoro all’estero servono agganci qui in Italia. Tutti parlano di cervelli in fuga, credendo che l’estero sia il refugium peccatorum degli incompresi, ma pochi sanno che quelli che partono e trovano ascolto sono presentati all’estero da referenti italiani. Cos’era cambiato da quando Elena era solo diplomata a quando era ormai dottore di ricerca? Assolutamente nulla. Nel settembre 2006 Elena fu assunta da una cooperativa onesta che la mise subito in regola, appena un mese prima della fine delle rate triennali del dottorato, quindi si salvò dalla morte per fame e partecipò al concorso per una borsa di studio per trenta ore di attività didattico-integrative, nella sezione riservata ai dottorandi in attesa della discussione della tesi. Essendo l’unica candidata del settore, non servivano raccomandazioni ed Elena vinse la borsa. Credo che se ci fosse stato anche un altro candidato, Elena non avrebbe vinto nulla. Di questa borsa, però, non si seppe niente per molto tempo ed Elena discusse la tesi di dottorato nel giugno 2007, a causa della prassi amministrativa che prevede così tanto tempo tra la fine legale del dottorato ed il conseguimento del titolo. Quando ormai Elena aveva perso le speranze di svolgere le trenta ore di attività, improvvisamente una persona che Elena conosceva soltanto di vista le affidò il compito di svolgere un corso di recupero per studenti fuori corso. Questa persona aveva creduto in lei, pur non conoscendola, perché evidentemente vede cose che altri non vedono o meglio, che non vogliono vedere. Gli studenti furono molto contenti di Elena, la quale, qualche mese dopo, ricevette l’invito di presentare un articolo estratto dalla tesi di dottorato nel corso di un evento prestigioso a “La Sapienza”, nel quale giovani dottori di ricerca avevano modo di presentare i propri lavori. A costoro fu anche data la possibilità di proporre i lavori per essere pubblicati come working papers del dottorato in economia politica, ma dal giugno 2008 a tutt’oggi, Elena non ha saputo più nulla del suo lavoro. Poco dopo Elena iniziò a frequentare il corso di operatore socio sanitario presso la propria cooperativa, per conseguire un attestato riconosciuto dalla Regione Lazio che consente di svolgere un lavoro riconducibile a quello dell’aiuto infermiere (della serie “un economista matematico in corsia”) e nel frattempo partecipò ad un bando di concorso per un incarico da professore a contratto presso la sede periferica de “La Sapienza”, ma la sua domanda fu respinta poiché Elena non aveva alcuna pubblicazione al suo attivo, nonostante avesse predisposto tre articoli e chiedesse spesso appuntamenti per avere consigli e correzioni per procedere nei lavori, nonché notizie su eventuali contatti con le riviste scientifiche, ma questi lavori sono tuttora fermi in attesa di revisioni e referaggi. La domanda sorge spontanea: poiché l’argomento studiato da Elena non è trattato a “La Sapienza”, forse non interessa in questa università? Dal fatto che un giovane ricercatore disse ad Elena che nessuno le avrebbe mai dato un assegno di ricerca per quell’argomento, sembrerebbe questa la risposta, ma un’altra domanda sorge spontanea: se Elena avesse avuto il cognome di qualcuno de “La Sapienza” o fosse legata in qualche modo alle dinastie che lì fanno il bello ed il cattivo tempo, a quest’ora avrebbe pubblicato qualcosa o avrebbe avuto addirittura una cattedra? La persona che ha creduto in Elena la mise in contatto con persone che lavorano in altre università ed Elena ha ottenuto un incarico da professore a contratto in un’altra città. A “La Sapienza”, invece, ha recentemente ricevuto il verdetto finale: attualmente le probabilità di carriera universitaria sono diventate zero, soprattutto perché è vecchia, essendo arrivata alla veneranda età di 47 anni. Cercano giovani, da poter sfruttare tutto il giorno gratuitamente o quasi. Una cosa non mi è chiara: perché incoraggiarla a scegliere il dottorato di ricerca se già aveva 41 anni prima di iniziarlo? Inoltre, si sente dire ovunque che è necessario posporre l’età pensionabile per l’aumento della longevità, che un sessantacinquenne di oggi può dare ancora molto al mondo del lavoro, che un quarantenne di oggi è considerato ancora un ragazzo. Elena, invece, a 47 anni è vecchia, inutile, con un cervello ormai inutilizzabile, con pochi anni davanti a sé, mentre io ho sempre visto professori decrepiti che neanche riuscivano a parlare  (anch’io ho frequentato l’università per qualche tempo, proprio a “La Sapienza”, dalla quale sono scappato in tempo). Non sarà mica che questo pretesto della presunta longevità attuale serve solo per non pagare le pensioni? Un mio conoscente, laureatosi all’età “giusta” ha lavorato per sei anni presso uno studio privato, è stato licenziato in aprile dello scorso anno e ancora non trova uno straccio di lavoro di qualunque tipo. E’ vecchio anche lui a 35 anni?  Nonostante ad Elena sia preclusa la possibilità di svolgere il lavoro per il quale è stata formata, le è stato consigliato di continuare a lavorare ai propri articoli, perché sembra che le pubblicazioni siano utili in qualsiasi ambiente si vada a lavorare. Elena, invece, ha smesso di studiare, perché presso le abitazioni di famiglie con disabili da accudire, i modelli di economia matematica non servono a nulla. Cosa è cambiato dal 1300 ad oggi, niente di niente e “La Sapienza” ne è la dimostrazione. Abbiamo lo stesso sistema clientelare e la presenza di caste dominanti che si tramandano il potere di padre e madre in figlio, figlia, cognato, genero, cugini e amici dei medesimi.
In poche parole vige un concetto: se la merda acquistasse valore, i poveri nascerebbero senza culo, oppure se la merda fosse oro, la Sapienza sarebbe un gran tesoro.
Scusate il sarcasmo.


Alessandro Verga



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