-Redazione- Il suo nome è John Kiriakou ed è un ex agente dellaCia. Ex, perché adesso lui non si trova in campo, né in un ufficio. E' dietro le sbarre, nel carcere di Loretto in Pennsylvania, dal febbraio 2013. La sua colpa? Aver denunciato le pratiche di torturaadottate dagli agenti segreti americani.
Kiriakou, 49 anni, cominciò la sua carriera nella Cia giovanissimo, subito dopo la laurea. Lo racconta lui stesso, in una lettera pervenuta a L'Espresso, in cui lancia il suo durissimo "j'accuse" nei confronti dell'amministrazione Obama. Lui, che nel primo presidente nero della storia degli Usa aveva creduto; in egli, e nella democrazia.
"Credevo davvero nello slogan 'speranza e cambiamento' della campagna elettorale di Barack Obama. E ne sono stato profondamente deluso. Credo per tre motivi", scrive infatti il detenuto nella missiva giunta al settimanale. "Prima di tutto,Obama non è il liberal che ci aveva fatto credere di essere. Di fatto, è piuttosto conservatore in tema di difesa, intelligence e politica estera. Secondo, come succede spesso con i presidenti che non hanno esperienza, si è fatto 'reclutare' dalla Cia: ama i segreti, le operazioni d’intelligence clandestine. Terzo, credo sia una persona fredda, dura. Per esempio ha concesso meno grazie e commutato meno pene di qualsiasi altro presidente nella storia americana".
Sicuramente, non ha graziato lui, l'unico tra migliaia di agenti dell'Agenzia ad aver detto la verità sulle pratiche disumane utilizzate nella lotta contro Al Qaeda.
La sua attività nei servizi segreti iniziò come analista del Medio Oriente, per poi essere inviato in Grecia a combattere il terrorismo rosso: "Studiavamo la storia del terrorismo in Italia, soprattutto come il governo italiano era stato capace di fermare leBrigate Rosse", scrive ancora nella sua lettera. "Le analizzavamo da vicino per capire se c’era qualcosa che il governo italiano aveva fatto con successo e che noi potevamo fare contro l’organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre in Grecia, ma le Br erano molto più sofisticate e ideologiche di 17 Novembre, che era più che altro un’organizzazione criminale. Avevano anche legami con altri gruppi terroristici europei, che i greci non avevano". Erano gli anni Novanta.
La sua attività nei servizi segreti iniziò come analista del Medio Oriente, per poi essere inviato in Grecia a combattere il terrorismo rosso: "Studiavamo la storia del terrorismo in Italia, soprattutto come il governo italiano era stato capace di fermare leBrigate Rosse", scrive ancora nella sua lettera. "Le analizzavamo da vicino per capire se c’era qualcosa che il governo italiano aveva fatto con successo e che noi potevamo fare contro l’organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre in Grecia, ma le Br erano molto più sofisticate e ideologiche di 17 Novembre, che era più che altro un’organizzazione criminale. Avevano anche legami con altri gruppi terroristici europei, che i greci non avevano". Erano gli anni Novanta.
Nel 2001, l'11 settembre, il mondo cambiò bruscamente. Al Qaeda divenne il simbolo del male assoluto e Kiriakou venne spedito in Pakistan a combattere il terrorismo islamico, incassando risultati sorprendenti: è a lui che si deve la cattura di Abu Zubaydah, uno dei vice di Bin Laden che, preso in consegna dalla Cia venne torturato, anche attraverso la pratica del waterboarding -che consiste nel tenere la testa del soggetto sott'acqua fino quasi all'annegamento, più volte-. "La leadership della Cia ci aveva detto che la tortura aveva funzionato su di lui", ricorda Kiriakou. "Qualche anno dopo, però, il rapporto dell’ispettore generale ci mostrava che aveva subito il waterboarding 83 volte: e quindi è chiaro che non aveva funzionato". D'altronde, l'ex agente ha le idee chiare: "Considerazioni etiche a parte, io ancora non credo che la tortura funzioni davvero".
"Agli ufficiali della Cia viene insegnato come mentire con grande efficacia", prosegue nella missiva. "Di fatto mentono gli uni con gli altri tutto il tempo. Hanno perfino mentito con noi, all’interno dell’antiterrorismo, per convincerci che, sebbene la tortura fosse una cosa terribile, stava comunque funzionando e stava salvando delle vite americane".
La pratica, comunque, veniva attuata nell'inconsapevolezza del mondo e non solo: "Quasi nessuno, alla Cia, sapeva", rivela Kiriakou. "Era un segreto tenuto molto stretto all’interno del centro antiterrorismo". Lui racconta ora di "aver rifiutato di essere addestrato nelle tecniche di tortura perché avevo problemi morali. Quando mi fu chiesto se volevo essere addestrato in quelle pratiche, fui una delle due persone che rifiutarono".
Non gli altri, che invece impararono le tecniche e le utilizzarono. Finché, nel 2007, John Kiriakou non decise di rompere il silenzio e raccontare tutto. "Ho parlato pubblicamente delle torture nel dicembre 2007 perché il presidente George W. Bush si preparava ad ammetterle, dicendo però che lui non le aveva autorizzate", ricorda. "Era una menzogna. La tortura era una politica ufficiale del suo governo. Non era l’abuso di alcune mele marce nella Cia".
Il prezzo per le sue rivelazioni è carissimo: 30 mesi di carcere e rovinato dalle spese legali. Non ha soldi per mantenere la sua famiglia, formata da moglie e cinque figli, può contare solo sulle donazioni e la solidarietà della società civile. Non per questo si pente: "Io sono realista", scrive alla fine della sua lettera. " Ci sarà sempre una Cia. Ci sarà sempre una comunità d’intelligence. E io ho fatto con piacere la mia carriera alla Cia e sono fiero del buon lavoro che ho realizzato lì".
"Lavorerei ancora nell’Agenzia, se potessi farlo", conclude dunque. "Ma lo farei per cambiare l’organizzazione dall’interno e attraverso i tribunali".
"Lavorerei ancora nell’Agenzia, se potessi farlo", conclude dunque. "Ma lo farei per cambiare l’organizzazione dall’interno e attraverso i tribunali".
http://www.articolotre.com/2014/08/kiriakou-lagente-della-cia-finito-in-prigione-per-aver-denunciato-le-torture/
Nessun commento:
Posta un commento