lunedì 2 aprile 2012

Matrimonio felice e divorzio facile



Negli ultimi tempi si è diffuso in molti paesi il dibattito sull’opportunità del cosidetto “divorzio breve”. La tendenza verso matrimoni temporanei è stata così diffusa da portare un funzionario comunale di Città del Messico a proporre formalmente "licenze di matrimonio temporaneo". La rapidità nel mettere fine a un legame di fedeltà al coniuge per tutta la vita e agli eventuali figli che ne nascono può avere, però, dei rischi.
Recentemente l'Institute of Marriage and Family Canada (IMFC) ha pubblicato un rapporto (http://www.imfcanada.org/article_files/No_Fault_Divorce.pdf) che analizza i danni causati dal divorzio breve. Il passaggio dal divorzio tradizionale al divorzio breve ha creato una dinamica in cui se uno dei coniugi vuole rompere il legame - per qualche motivo o per nessuna ragione in particolare - può farlo unilateralmente con maggiore semplicità, in un tempo che varia da 2 mesi a 2 anni.
Nella maggior parte dei paesi che hanno adottato il divorzio breve, il numero di matrimoni falliti è cresciuto velocemente. In Canada, per esempio, si stima che circa il 40% dei matrimoni celebrati nel 2008 si concluderanno in un divorzio entro il 2035. In Australia il tasso è di 1 su 3.
Ma c'è un barlume di speranza. Il rapporto IMFC mette in luce che nella maggior parte dei matrimoni falliti, almeno uno dei partner cerca di salvare il matrimonio. Si sottolinea inoltre che 2 su 3 "adulti sposati infelicemente" che riescono ad evitare il divorzio o la separazione, cinque anni dopo si definiscono "felicemente sposati".
Alla luce di questi fatti, il rapporto sostiene che l'adozione di misure per salvare i matrimoni dovrebbe essere considerata come "valida l'opzione" prima di procedere con il divorzio. Questa visione è sostenuta anche dall'Institute for American Values che in una ricerca (http://www.americanvalues.org/UnhappyMarriages.pdf) rileva come 3 "adulti infelicemente sposati" su 4 sono sposati con qualcuno che considera felice il suo matrimonio.
L'IMFC conclude che il divorzio unilaterale non può che peggiorare la situazione: dà al "coniuge infelice" la capacità di rompere il legame senza negoziazione, togliendo al "coniuge felice" la possibilità di salvare un unione in difficoltà che - stando ai dati - anche dopo anni può tornare ad essere un "matrimonio felice".

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