PADRE SOSPESO DALLA RESPONSABILITÀ GENITORIALE: IL CASO CHE FA DISCUTERE
Un biologo romano di 57 anni racconta a Il Messaggero di essersi opposto alla somministrazione di due vaccini alle figlie minorenni: quello anti-Covid e quello contro il papilloma virus.
Le figlie, secondo quanto riportato, erano già state sottoposte alle vaccinazioni obbligatorie previste dal piano vaccinale. Il dissenso del padre riguardava due somministrazioni specifiche, sulle quali aveva espresso perplessità.
Risultato?
Il Tribunale di Velletri avrebbe ritenuto la sua condotta incompatibile con la tutela della salute delle figlie, arrivando alla sospensione della responsabilità genitoriale.
Qui non siamo davanti a un genitore accusato di abbandono.
Non siamo davanti a un padre sparito.
Non siamo davanti a chi rifiuta ogni cura.
Siamo davanti a un padre che, secondo la sua versione, ha espresso un dissenso su due vaccinazioni e oggi si ritrova colpito da un provvedimento pesantissimo.
E allora la domanda è inevitabile:
da quando il dubbio di un genitore diventa una colpa?
Da quando chiedere prudenza diventa “inidoneità”?
Da quando la responsabilità genitoriale coincide con l’obbedienza sanitaria?
Naturalmente saranno i giudici e le sedi competenti a valutare ogni aspetto della vicenda. Il padre, tramite i suoi legali, ha annunciato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
Ma il punto politico, sociale e umano resta enorme.
Perché una società davvero libera non dovrebbe punire il dissenso.
Dovrebbe ascoltarlo, discuterlo, verificarlo.
Soprattutto quando riguarda scelte sanitarie, figli minori e responsabilità familiari.
Negli anni della pandemia abbiamo visto troppe persone trattate come nemici solo per aver posto domande.
Ora certe storie tornano, una dopo l’altra, e il conto umano di quella stagione sembra non essere ancora finito.
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