BIS!
A te, Filo-Ucraino-NATO, simulacro ambulante del pensiero critico, lacchè ornamentale del delirio atlantista, mi rivolgo.
Quando Kiev sigillava le dighe per disseccare la Crimea, tu contemplavi in silenzio, ieratico come un curatore museale dinanzi a un genocidio idraulico. Nessun fremito, nessuna parola: solo la compostezza del carnefice che finge di ignorare la corda che ha appena insaponato. Quando le bombe occidentali si abbattevano sul Donbass, tu ghignavi sotto il tavolo della NATO, tra tartine e prosecco, mentre i bambini morivano nei rifugi trasformati in mausolei dell’ipocrisia. Civili russi torturati, inceneriti, sepolti vivi sotto il fango della propaganda ucraina: e tu, estatico, applaudivi come un critico teatrale dinanzi a una tragedia ben orchestrata.
Poi arriva Putin, e tu ti ridesti dal coma etico: “C’è la guerra in Europa!” Non per pietà, non per giustizia ma perché il tuo palcoscenico di menzogne viene disturbato. Accusi la Russia di voler aggredire la NATO, pur sapendo che è una favola per infanti lobotomizzati. E invochi il sacrificio dei nostri figli, la terza guerra mondiale, il sangue dei popoli per difendere quattro burocrati falliti, con la bava alla bocca e il curriculum intriso di genocidi. Non sei soltanto un servo: sei l’eco stonato di un’epoca miserabile. La tua malvagità non è neppure ideologica; è decorativa. Ti vesti di indignazione prêt-à-penser per compiacere assassini in giacca e cravatta. E hai l’ardire di chiamare traditore chi rifiuta di inginocchiarsi davanti al tuo altarino di ipocrisie. Non tradisci la verità, la stupri con il sorriso. Non difendi la libertà, la impacchetti e la svendi al miglior offerente, tra un tweet e un aperitivo. Non sei la più grande merda che abbia mai visto, sei la più piccola: perché anche la merda possiede una sua coerenza biologica.
Voi, guerrafondai da salotto, russofobi compulsivi, sacerdoti NATO, avete smarrito persino il vostro stesso nesso logico. Mi arrogo il piacere di rinfrescarvi la memoria, visto che la coerenza è ormai un vizio da bibliotecari. La guerra non è una scaramuccia: è una contesa ontologica tra la Russia e il Leviatano Atlantico. La verità non giunge dai comizi, ma dai necrologi. E ora che persino il New York Times comincia a raccontarla, non è più il nemico immaginario a svelare i retroscena, ma l’amico pentito. Gli USA, con la CIA in regia e Bruxelles in platea, hanno edificato basi offensive ai confini russi, armato l’Ucraina ben oltre i bilanci dichiarati, orchestrato provocazioni sotto la maschera dell’aiuto. Ma voi preferite il solito copione: Putin brutto e cattivo, NATO paladina, Zelensky eroe. Negate l'evidenza come prestigiatori che mostrano la mano vuota mentre l’altra stringe il detonatore. Il Donbass non è stato liberato, è stato martoriato. Non “operazioni speciali”, ma genocidio! E se non fosse stato per l’intervento del Cremlino, oggi parleremmo di un altro cratere nella storia, non solo di Gaza. La vostra pantomima è finita. La gente ha smesso di dormire. I vostri giochi di prestigio, le giravolte verbali, i proclami da fiera paesana: tutto è stato smascherato. Siete nudi.
Guardatevi allo specchio. Avete riversato sanzioni come pioggia acida, tentato di espellerla dal sistema globale, chiuderla in una gabbia di autarchia. Eppure, eccoli qui: non solo resistono, ma prosperano. La Russia ha mostrato una resilienza che avrebbe disintegrato intere coalizioni. Il suo popolo, le sue forze armate, la sua dignità: tutto è rimasto saldo. E ora, ironia della sorte, proprio quel sistema globale che volevate usare contro di loro, non può fare a meno di loro. Perché la Russia non è solo terra e risorse, è equilibrio, necessità. È architrave geopolitica. È parte integrante di un mondo che, senza, vacilla. Chi ha tentato di distruggerla lo ha imparato sulla propria pelle. Ma voi persistete, elaborando piani sempre più fantasiosi, gridando, minacciando, sognando il collasso. Ma la realtà è un’altra. E la realtà, prima o poi, raggiunge anche il più testardo degli uomini. È tempo di tacere, riconoscere l’evidenza e costruire relazioni diverse. Perché la Russia non si piega. E voi, finalmente, non incantate più nessuno.
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