venerdì 1 agosto 2014

Berlusconi ora pensa a depenalizzare anche la bancarotta

Con un disegno di legge, in discussione alla Camera, firmato anche dal legale storico del Cavaliere, Michele Saponara
Avete qualche problema da risolvere in azienda? Tenete duro ancora qualche 
mese, perché la maggioranza sta lavorando per voi. Tra qualche tempo, infatti, 
potreste non essere più costretti neanche a pensare ad eventuali trucchi ai 
bilanci, coinvolgendo magari qualche società di revisione.
Basterà dichiarare bancarotta. Anzi, 
meglio.
Avrete davanti a voi un discreto ventaglio di scelte. Potreste 
lasciarvi accusare di bancarotta fraudolenta patrimoniale estinguendo il 
reato con una parziale restituzione della somma sottratta.
Oppure, perché 
no, macchiarvi di bancarotta fraudolenta documentale cancellando poi 
il tutto con una ricostruzione – chi potrà mai dire quanto accurata – 
della contabilità da voi stesso distrutta.
O, infine, potreste optare per la 
bancarotta fraudolenta preferenziale, reato che si estinguerà con la 
semplice dichiarazione sui creditori favoriti.
O accontentarvi di una 
semplice bancarotta patrimoniale per cui al massimo rischiereste fi- no a 2 
anni di reclusione. Dovete, però, non essere impazienti. La premiata ditta 
Berlusconi & Co. è al lavoro ed è impaziente di imprimere il timbro 
“fatto” sull’ultimo di una lunga serie di riduzioni di pena per la cosiddetta 
“colpa grave”.
La nuova frontiera del revisionismo berlusconiano si chiama 
riforma del diritto fallimentare e un apposito disegno di legge, firmato 
tra gli altri dall’avvocato napoletano di An Sergio Cola e dal legale 
storico di Berlusconi Michele Saponara, è al momento in discussione alla 
Camera.
In realtà, benché vi sia necessità in Italia di rivedere il 
diritto fallimentare, la maggioranza si fa carico solo di un problema 
specifico. Ovvero quello relativo ai reati fallimentari e falsità in 
atti.
Una vera e propria idea fissa quella di Berlusconi & Co. E 
ovviamente anche in questo caso – nonostante Parmalat o forse proprio perché 
quel che emerge da Collecchio docet – l’imperativo è depenalizzare. Per la 
bancarotta fraudolenta la pena massima si riduce da 10 a 3 anni. Ne 
consegue che la prescrizione passi da 15 a 5 anni mentre l’inabilità 
all’esercizio di impresa commerciale passa da 10 a 7 anni. Ma non è tutto. 
«Non si sono fermati qui – spiega Giuseppe Fanfani, responsabile giustizia 
della Margherita – visto che il reato si estingue per l’imprenditore e per 
chiunque abbia concorso alla bancarotta con la restituzione dei beni o del 
loro equivalente alla garanzia dei creditori in modo da ridurre grandemente 
il loro pregiudizio». Grandemente? «Sì, grandemente.
É ridicolo, eppure è 
così. Siamo di fronte a un vero e proprio incentivo a delinquere» 
spiega Fanfani contestando il provvedimento che, tra l’altro, garantisce 
l’impunità a tutti i partecipanti al reato. Senza contare che non sono 
consentite misure cautelari personali o intercettazioni telefoniche.
Dopo 
la denuncia avanzata dal leader della Margherita Francesco Rutelli che, in 
un’intervista al Corriere della Sera ha ricordato la depenalizzazione per 
i revisori infedeli nella riforma Vietti oltre all’attuale revisione del 
diritto fallimentare e ha sottolineato come «dopo il crac Enron negli Usa 
il governo italiano ha alleggerito le norme penali dando un brutto segnale ai 
mercati», Fanfani entra nel merito. «Non si capisce perché avvocati 
illustri si prestino a firmare leggi come questa. Potrebbero anche avere agito 
in buonafede, ma io sento puzza di favore. Non si affronta in modo così 
pedestre una materia come quella del diritto fallimentare che va senza dubbio 
rivisto e scremato. Una materia come questa – conclude Fanfani – non la si 
affronta in questo modo a meno di non voler fare un favore a qualcuno ». A 
questo proposito la domanda sorge spontanea, così come la risposta.
Sul 
fronte dei controlli ieri l’Ulivo compatto ha opposto un secco no alla 
proposta del governo di istituire una superautorità di nomina 
politica.
Rutelli ha parlato di riforma necessaria ma sulla base di tre 
pilastri: la tutela e il rafforzamento della Banca d’Italia, il deciso 
rafforzamento dei poteri di controllo della Consob, il mantenimento delle 
funzioni dell’Antitrust in tema di concorrenza.
Su questo, ha ribadito 
Rutelli, l’Ulivo è unito.
Nella 
conferenza stampa al termine del vertice della coalizione Rutelli – con a fianco 
Rizzo, Pecoraro Scanio, Sbarbati, Chiti e Boselli – ha spiegato che «è 
nell’interesse di tutti che la Banca d’Italia sia tutelata e salvaguardata nella 
sua libertà ed autonomia» ed è su questa base che l’Ulivo si oppone alla 
proposta di Tremonti di creare una superautorità sottoposta a controllo politico 
e di nomina politica. Detto questo non c’è dubbio che occorre accertare al più 
presto i fatti.di RAFFAELLA CASCIOLI

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