Li ammazzarono uno dopo l’altro. Vincenzo nell’ottobre del 1999, Salvatore il 5 febbraio del 2000.
Non erano giudici, poliziotti, carabinieri, giornalisti. Erano lavoratori, fratelli Vaccaro Notte. Lavoratori colpevoli di essere onesti.
Emigrati in Germania da ragazzi, si erano fatti il mazzo sgobbando nelle cucine per mettere da parte i soldi necessari ad aprire un’impresa di pompe funebri nella loro città, Sant'Angelo Muxaro, Agrigento.
Tornati in Sicilia, non vollero favori. Non si accordarono con la mafia. Ci misero 6 anni per aprire l’azienda. Fecero tutta la trafila, tutto l’iter. Era gente che il pane era abituata a guadagnarselo e voleva fare le cose per bene.
La mafia iniziò a perseguitarli, per questo. La gente tolse loro il saluto, le intimidazioni e le minacce divennero all’ordine del giorno. Gli ammazzarono persino i cani. Loro fermi, immobili, non cedettero di un passo alla mafia.
Alla fine, spararono al maggiore, Vincenzo. Lo uccisero con un colpo alla testa. Pensavano che il più piccolo, Salvatore, cedesse e dismettesse l’attività. Non lo fece, e anzi continuò a lavorare, a portare avanti l’impresa anche nel nome del fratello. Non cercava vendetta, ma giustizia. E assieme a quella, continuava a lavorare.
Resistette quasi un anno.
Il 5 febbraio del 2000, dei sicari gli spararono alla nuca, uccidendo anche lui.
In questo giorno, anche quest'anno ricordiamo due vittime delle mafia che sono esempi di quell’eroismo di cui tutta Italia è piena. Lavoratori che decidendo di non piegarsi alle mafie, hanno pagato con la vita.

Nessun commento:
Posta un commento