mercoledì 24 settembre 2014

Michele Santoro dice addio a Servizio Pubblico: “Troppi talk per colpa del monopolio berlusconiano”

Michele Santoro: "Il Pd ha dimenticato i poveri, ora sarà guerra civile"-Redazione-"Voi sapete che io ho sempre sentito la necessità di battere strade nuove e per questo motivo ho deciso che questa sarà l'ultima stagione di Servizio Pubblico". E' questo l'annuncio che Michele Santoro pubblica sul proprio profilo Facebook, cogliendo di sorpresa tutti i propri ammiratori con la decisione di dire basta alla sua trasmissione.
"Cari amici, questo non è un tweet. Ma sta per cominciare una stagione televisiva, dalla quale deriveranno le mie scelte future, e ho deciso di rivolgermi direttamente a voi perchè senza di voi Servizio Pubblico non sarebbe mai nato", scrive Santoro. "È stata per me un'esperienza esaltante. Per la prima volta nella storia della televisione una produzione indipendente è riuscita a fare a meno delle grandi reti generaliste e ha portato il giovedì de La7 a competere alla pari con le grandi tv. Inoltre oggi posso dire con una certa fierezza che la nostra è un'azienda sana, dove tutti lavorano con contratti dignitosi".
"Voi sapete che io ho sempre sentito la necessità di battere strade nuove e per questo motivo ho deciso che questa sarà l'ultima stagione di Servizio Pubblico", ha proseguito. "Ho varato il progetto di Announo, che Giulia Innocenzi ha condotto al successo, e che riprenderà presto il suo cammino, per far comprendere a tutti la mia voglia di novità." D'altronde, prosegue, "non condivido la scelta di riempire all'inverosimile la programmazione di trasmissioni d'approfondimento, i cosiddetti talk, che con il venir meno nella società di grandi contrasti, e con la scomparsa dei partiti, hanno creato nel pubblico una specie di nausea e un vero e proprio rigetto".
 "Il dibattito sulla crisi dei talk, tuttavia", continua ancora, "nasconde l'impoverimento progressivo della tv che è seguito al quasi monopolio del ventennio berlusconiano, l'impoverimento del nostro sistema industriale, l'impoverimento della nostra democrazia, l'impoverimento culturale dei grandi editori e più in generale della nostra classe dirigente." "L'overdose dei cosiddetti talk – scrive ancora Santoro "non mette soltanto a nudo la stanchezza di un genere. Anche con i reality il pubblico aveva subito una vera e propria aggressione, ma quando ha cominciato a stancarsi, sono stati subito sostituiti da altri programmi. Ma mentre i reality costavano, cosa ci può essere di meno costoso e di più facile da realizzare di un talk? Un altro talk. Così assistiamo all'incredibile paradosso di un calo della domanda del pubblico a cui corrisponde un'incredibile moltiplicazione dell'offerta".
"La televisione italiana è quella che nel mondo più sviluppato produce a più basso costo un minuto di programmazione, vende a più basso costo un minuto di pubblicità e fa meno ricerca", spiega ancora. "A cominciare dalla Rai. Solo due stagioni fa il tramonto di un'era politica ha moltiplicato la domanda di informazione. Lo sanno bene i giornali di carta stampata, che parlano tanto della crisi dei talk, forse per dimenticare quella delle loro vendite." "Ma", specifica Santoro, "questo e l'uso spregiudicato di internet che fanno certe forze organizzate stanno creando un pericoloso senso comune. Quando Berlusconi emanava il suo editto bulgaro, quando usava tutto il suo potere per mettere a tacere Annozero, voi (e per voi intendo anche tanti che in quegli anni votavano Forza Italia) vi siete battuti contro la censura e ci avete dato la forza per sopravvivere a qualsiasi attacco."
"Oggi non esistono per fortuna pericoli di quel tipo", prosegue. "Ma quando Grillo celebra la morte dei talk o quando Renzi sostiene che queste trasmissioni costruiscono un'immagine negativa dell'Italia siete portati a considerare innocue queste affermazioni e a dar loro ragione". Secondo Santoro si tratta di un errore: "Sbagliate. Prima di tutto perchè ai politici dovrebbe essere proibito di fare qualunque affermazione che limiti la libertà di pensiero e di informazione. Senza trasmissioni come la nostra, il racconto della crisi della Prima Repubblica e di tangentopoli non sarebbe stato lo stesso, non si sarebbe parlato di mafia, del referendum sul maggioritario, delle guerre, dei sequestri, dell'inquinamento, di Berlusconi, della Trattativa, della Lega, di Grillo e degli esiti tragici dell'austerity di Monti."
"I tg", d'altronde, "con qualche eccezione, tendono a riprodurre l'ordine esistente, mentre i cosiddetti talk sono costretti a cercare filoni, storie e protagonisti diversi. Se non ci fossero, bisognerebbe inventarli".
"Spetta a voi fare la selezione, cambiare canale, far sparire le imitazioni senza identità. Vi chiedo di seguirci attivamente, di criticarci severamente, di reagire alla nausea", conclude Santoro. "La lunga avventura politica e culturale che ha assorbito la mia vita e quella di tanti miei collaboratori non sarebbe esistita senza di voi, senza il pubblico."

http://www.articolotre.com/2014/09/michele-santoro-dice-addio-a-servizio-pubblico-troppi-talk-per-colpa-del-monopolio-berlusconiano/

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