mercoledì 24 settembre 2014

Esclusivo. Le multinazionali del narcotraffico: organizzazioni criminali nel Nord Italia

narcotraffico-Fabio Pante- Grande piaga delle moderne democrazie occidentali, ilbusiness degli stupefacenti ogni anno fattura decine di milioni di euro in economia sommersa, reinvestiti poi, alla luce del sole, in altre attività imprenditoriali del tutto legali.Quest’ultime spesso sono solo facciate pulite per rimettere il denaro in circolazione.
Si calcola che il mercato dello stupefacente è in continua crescita, non conosce decadenza, secondo i risultati della revisione del prodotto interno lordo sulla base del nuovo sistema di contabilità pubblica ESA 2010, l’insieme delle attività illegali che comprendono, oltre alla droga (che si attesta da sola a quota 10,5 miliardi), la prostituzione e il contrabbando di sigarette, valgono circa 200 miliardi di euro all’anno. Una bella cifra.
Come in una grande multinazionale, e alla stregua di un marchio registrato e universalmente riconosciuto, anche il traffico di droga ha le sue aziende leader, le quali gestiscono direttamente, o subappaltano, tutti i passaggi di distribuzione dello stupefacente, che, altrimenti, allo stadio germinale, cioè al momento della sua primissima trasformazione chimica in droga vendibile (o tagliabile), è praticamente inutile.
Serve infatti un immenso e ben organizzato apparato di distribuzione, cui fanno parte svariati personaggi con mansioni ben definite, che vanno dal semplice corriere, al commerciante all’ingrosso e al dettaglio, fino agli agenti di commercio, i quali non fanno altro che piazzare lo stupefacente al “mercato centrale”, dove si stabiliscono i prezzi prima di passare alla fase successiva di vendita.
Andiamo con ordine. Prendiamo come riferimento spaziale il nord Italia, e come droghe l’eroina, la cocaina, e i derivati della cannabis in genere.
In cima alla piramide del potere, ovvero al consiglio di amministrazione, siedono i boss dell’ndrangheta. Sono loro che decidono cosa entra, con chi, a chi viene successivamente affidata la droga e per quali piazze. Facciamo alcuni esempi pratici.
Nel nord est, la piazza principale del triveneto è Padova.
L’eroina viene importata da persone di etnia Albanese, le quali, importano lo stupefacente dalla Turchia, dove prevalentemente avviene la consegna agli stessi per mano delle organizzazioni del medi oriente. Il livello di purezza è molto elevato.
Lo stupefacente arriva in Kosovo, dove subisce un primo smistamento. Dragan Branko, narcotrafficante kosovaro da alcuni anni stabile in Italia, agli inizi della ‘carriera’ era uno dei tanti addetti al controllo, stoccaggio e smistamento dell’Eroina in Kosovo:”La droga, per lo più acquistata in Turchia a seguito di accordi strategici con le organizzazioni criminali del posto, proviene direttamente dall’ Afghanistan.Arriva in Kosovo quasi pura al 100%. Qui spesso subisce una prima lavorazione, e viene suddivisa e imballata in diverse quantità, ognuna destinata ad un mercato diverso. Da li partono altri corrieri, il cui compito è quello di introdurre la droga in Europa. Io mi occupo del nord Est adesso, e controllo le partite che arrivano qui. L’eroina in questo caso passa per il confine Croato e Sloveno, compito reso più semplice con l’annessione all’Europa della Croazia”.
Gli chiedo cosa succede poi, una volta arrivata sulla piazza italiana in grandi quantità dall’est Europa. Chi la compra e chi la vende.
Mi dice che è la ‘ndrangheta e gestire il mercato ai vertici, e che la mafia kosovaralavora per lei, in subappalto: “Il compito dell’organizzazione criminale di cui faccio parte e quello del trasporto della merce fino alla piazza prestabilita. Dove subisce un processo di taglio, e viene successivamente ceduta ai distributori al dettaglio. Per quanto riguarda Padova, dove prevalentemente opero io, l’eroina, una volta tagliata, viene ceduta in subappalto ai nordafricani, non in un'unica grande partita, ma in partite più piccole. I kosovari distribuiscono tot kilogrammi di eroina a un numero ristretto di ‘capi’ nordafricani, i quali poi la ridistribuiscono ai loro pusher di strada”.
 Domando il perché di tale frammentazione. Mi risponde che è stata una necessità prevalentemente locale, che, per quanto riguarda la distribuzione, il nordafricano in genere non è abbastanza organizzato e affidabile per gestire grosse quantità da se, giacché anche al livello di distribuzione più basso, il pusher di strada, tende a vendere spesso merce da lui stesso adulterata, creando situazioni di sfiducia nell’acquirente.
 “A Padova funziona così”, prosegue Dragan:“sulla piazza l’eroina di strada viene venduta dai marocchini, per questo molto spesso il prodotto non è di qualità, non hanno capito che la fidelizzazione del cliente è importante, oppure non riescono a imporre una regola ai loro pusher. Tutt’altra cosa sono i Nigeriani, con i quali lavoriamo spesso, soprattutto nel nord ovest e nel centro Italia.”.
A Torinoprincipale piazza della droga nel nord ovest, le affermazioni di Dragan mi vengono confermate.
 Jaouad El Khiati, 34 anni, di origine marocchina, da 10 nel business come intermediario.
“Per quanto riguarda l’eroina, la qualità è diversa, in Veneto e in Lombardia solitamente viene distribuita la Brown, ovvero eroina di provenienza afgano-iraniana, qui invece viene distribuita prevalentemente la qualità White, di origine thailandese ma non solo. Le grosse partite di White provengono per lo più dal sud Italia, se ne occupa direttamente l’ndrangheta, la quale, una volta arrivata sulla piazza di Torino, viene subappalta alle organizzazioni criminali nigeriane, stessa cosa avviene con la cocaina.”
Mi spiega il funzionamento di questo sistema made in Africa. Prosegue: “Arrivano dall’Africa sub-sahariana un sacco di giovani, senza identità e senza futuro. Le organizzazioni criminali offrono vitto e alloggio, nessuna possibilità di arricchirsi ovviamente. I capi prendono in subappalto la droga alla ‘ndrangheta, il prezzo viene deciso in una specie di mercato centrale dove arrivano, di volta in volta, le partite di stupefacente. Successivamente, ad una specie di asta, vengono aggiudicate ai vari boss nigeriani che controllano, spesso a rotazione, una zona e un quartiere preciso della città. Questi poi affidano la droga ai loro ragazzi, per lo più giovani ventenni a cui in cambio viene garantito vitto, alloggio, un telefonino e vestiti europei. La fedeltà è massima, nessuno sgarro. Il cliente può acquistare ad occhi chiusi, la droga c’è sempre e è sempre quella che viene tagliata a monte dal boss di quartiere. Pena la morte, o la morte dei famigliari in Africa per chi sgarra. Ecco perché in genere i Nigeriani sono più affidabili”.
 Domandiamo di cosa si occupa, mi risponde: ”Io faccio l’intermediario, come tutti i nordafricani qui. Porto i clienti. Non è un gran lavoro, ma ci campo. Direttamente noi marocchini vendiamo solo il fumo. Che però non importiamo. Meno del 3% viene importato da marocchini. Lo importa l’ndrangheta. E poi, una volta qui, ce lo da’ da vendere per strada, vedi, per il cliente siamo una specie di garanzia, come l’italiano per la pizza”.
Infine, spiega come funziona il mercato della cocaina: “Avviene la stessa identica cosa che avviene per tutte le altre droghe. E’ tutto in mano alla ‘ndrangheta che, dopo averla importata dalla Colombia, la cede in subappalto ai Nigeriani. Se la importa qualcun altro, stai certo che lavora per la mafia calabrese. Non cambia nulla. Poi, qualunque organizzazione può cimentarsi nella distribuzione, se riesce a stipulare un buon contratto d’appalto per tot quantità di cocaina, da distribuire in una piazza che sia, ovviamente, libera.
” Gli chiedo quindi se potessi andare anch’io, alludendo al fatto del perché non ci sono italiani ad occuparsi di questo. Mi risponde di no.
“A te non la darebbero. Se chiedessi di prendere in mano la distribuzione di cocaina in un dato quartiere, sarebbe molto difficile avere la loro fiducia proprio in quanto Italiano. Al nord funziona così. Primo, perché gli unici italiani che fanno parte delbusiness appartengono all’ndrangheta, e tu non ne fai parte. Poi perché l’italiano è considerato inaffidabile nella distribuzione al dettaglio in quanto ha troppo da perdere, interessi, reputazione, identità e quant’altro. A loro serve gente spregiudicata, che non pensa a nulla se non a ciò per cui viene pagata. Galera o non galera. E, a meno che tu non abbia un settore speciale a cui vendere, basato su tue conoscenze personali, come per esempio quello dei Vip, preferiscono di gran lunga affidare il loro ‘oro’ a organizzazioni criminali estere, più spietate, i cui dipendenti valgono meno di zero e possono essere rimpiazzati velocemente. Quindi, se volessi metterti in affari, è molto probabile dovresti anche tu rivolgerti ad un qualsiasi ‘nigeriano di quartiere’, pagare la droga a caro prezzo, rischiare tanto e guadagnare poco.”
Il mercato della droga è una grande piramide a cielo aperto, cui le forze dell’ordine tentano invano di porre qua e la dei cerotti: è chiaro che le operazioni di polizia vanno raramente oltre il capo del quartiere di turno. Sui giornali difficilmente compaiono notizie di enormi sequestri di droga fatti a danno dell’ndrangheta, se non in casi del tutto specifici, come per esempio l’intercettazione di navi dirette nei principali porti della penisola.
 A riguardo chiedo un parere ad un altro personaggio, si fa chiamare Xavier,
 è Nigeriano, alto, grosso ed elegante, parla un fluente italiano dall’accento francese.
Mi dice di essere uno dei capi della distribuzione in zona Milano:”i grossi sequestri di droga sono nel 99% dei casi una montatura. Ti spiego come funziona. Una volta tantum viene appositamente fatto trovare un grosso carico di droga in qualche nave, di modo da far felici un po’ tutti, guardia di finanza, giornalisti, politica, opinione pubblica. In realtà è tutto meticolosamente controllato:per una nave che viene fatta trovare con tonnellate di droga, ne passano altre 10. E’ impossibile fermare questo passaggio. I porti stessi, le zone di attracco, sono di proprietà dell’ndrangheta. Grazie a loro io posso vivere bene in Europa. Grazie a loro i miei fratelli hanno un lavoro e tutto funziona bene”.
Domando se percepisce gli enormi disagi che provoca questa enorme ondata di droga sulle giovani generazioni, e se infine si sente realmente appagato da questo lavoro, se è questo il ‘mito’ dell’Europa che aveva in mente quando è partito dall’Africa. Mi guarda, accenna lievemente un sorriso: ”I vostri giovani hanno avuto tutto senza aver fatto niente. La piaga della droga è una specie di punizione divina. I giovani africani che vendono la droga in strada invece non hanno avuto niente, e non avranno mai niente. Io sono solo un caso fortunato. Per me l’Europa è stata una grande opportunità: il sogno di ogni criminale in carriera”.


http://www.articolotre.com/2014/09/esclusivo-le-multinazionali-del-narcotraffico-organizzazioni-criminali-nel-nord-italia/

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