lunedì 2 dicembre 2013

Padania, Facebook e politicamente scorretto. Come sarebbe la Lega di Salvini

È in pole position per succedere a Maroni. Falco che ha sempre spinto sull'autonomia, mago della comunicazione sui social, può essere l'ideale compensazione di Tosi candidato premier. Ma è una convivenza possibile? Intanto, le truppe si muovono...

LOMBARDIA: SALVINI, PROBABILE VOTO AD APRILEMatteo Salvini è in pole position per diventare segretario federale della Lega. Non solo perché è stimato dal leaderRoberto Maroni, che pensa di cedere il testimone a lui o al veneto Flavio Tosi tra un annetto. Salvini piace a gran parte dellamilitanza e ha dalla sua parte ilmovimento giovanile. A partire da quello lombardo, dove l’europarlamentare è nato e dove ha alcuni fedelissimi. Pure i ragazzi veneti lo guardano con favore, tanto che alcuni di loro (dall’europarlamentare veronese Lorenzo Fontana fino al consigliere regionale Nicola Finco) l’hanno lanciato ufficialmente. Immaginando per Tosi il ruolo dicandidato premier ideale. Il sindaco di Verona – dicono – è capace di raccogliere consensi anche fuori dal Carroccio, mentre Salvini sa scaldare la base.
Non è tutto rose e fiori però. Perché alcuni militanti lumbàrd non hanno apprezzato tutte le mosse del pur bravo Matteo: molto efficace nella comunicazione, i suoi critici gli imputano eccessive concessioni ai seguaci del movimento giovanile. A partire dalle recenti candidature per le Politiche. Poi, dicono i barbari sognanti più integralisti, non ha fatto rotolare abbastanza teste. E fanno l’esempio di Marco Reguzzoni, l’ex capogruppo alla Camera prima mal tollerato, poi verso l’espulsione, quindi congelato. Tutto per una interpretazione pasticciata dei nuovi regolamenti (approvati con l’elezione di Bobo alla leadership) che non permettevano la sua cacciata diretta. Anche Maroni non ha gradito le incertezze di Salvini sulle persone da allontanare. E Umberto Bossi? Lui non ha mai amato l’europarlamentare, accusandolo di «parlare troppo». Inutile dire che i seguaci del Senatùr siano d’accordo col fondatore del movimento. Non a caso, al congresso che aveva incoronato Salvini, s’era candidato contro di lui un bossiano di ferro come Cesarino Monti, poi scomparso l’estate scorsa per una maledetta malattia. Ora i fan dell’Umberto invocano una Lega più dura e pura. E visto che Matteo aveva più volte attaccato il Cavaliere, si chiedono: come mai la Lega si è alleata a Milano e a Roma col solito Berlusconi? Il cambiamento – argomenta Salvini – è che in Lombardianon c’è più Roberto Formigoni ma c’è un uomo della Lega. Però – ribattono gli altri – il partito ha perso un mucchio di voti.  Il problema è che il Carroccio resta lacerato. Non tanto in Lombardia, ma soprattutto in Veneto. Dove Flavio Tosi ha usato il pugno di ferro decretando decine di espulsionie squassando la base. Anche perché nella terra dei Serenissimi non c’è una netta divisione tra bossiani e maroniani. Le posizioni sono più complicate. E l’entrata a gamba tesa del sindaco di Verona ha alzato la tensione. Anche col governatore Luca Zaia.
salviniMaroni pensa di cedere lo scettro tra un anno circa. Che Lega sarebbe con Salvini? Probabilmente, sarebbe un Carroccio più presente sui social network e in tv. Più falco che colomba. Pronto a parlare di autonomia e diindipendenza. Politicamente scorretto, come sta dimostrando in questi giorni con le polemiche contro il ministro Kyenge. Con Tosi, invece, diventerebbe un partito più moderato e menonordista, con un respiro più
nazionale e senza pruriti indipendentisti. Basti ricordare il feeling tra Tosi e Napolitano, le sue sortite a favore del tricolore, i dubbi sull’indipendenza della Padania. Anche per questo, Bossi definiva il sindaco di Verona «uno stronzo», e più volte gli ha dato del fascista per le sue amicizia con gli ambienti di destra, anche estrema. Tosi ha anche ammesso che pensa a un nuovo soggetto politico per andare oltre il Carroccio, e quindi lascia aperte tutte le ipotesi. Anche quelle di una nuova Balena verde, una sorta di partito del Nord sul modello della vecchia Diccì.
Nelle ultime settimane, pare che Bobo si fosse un po’ irritato con i suoi pupilli. Con Salvini anche per una faccenda di nomine in regione Lombardia. Con Tosi per l’eccessiva durezza dei provvedimenti. Ora i dissapori sembrano rientrati. I prossimi mesi saranno decisivi per capire i nuovi equilibri…

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