domenica 1 febbraio 2026

Ileana Argentin 954

 


La prima volta che vidi Ileana fu nel 1997, campagna elettorale del secondo Rutelli, tutta via Taverna era tappezzata di manifesti con un volto bellissimo con 2 grandi occhi azzurri, pieno di vitalità, sincero. Mi domandai chi fosse questa candidata outsider delle liste del PDS, era Ileana Argentin. Pochi giorni dopo seppi della sua condizione di disabilità e rimasi impressionato quando venne eletta con il pieno dei voti, come  sempre è avvenuto nella sua carriera politica. Lei sempre eletta in ogni competizione è rimasta però  una autentica militante politica, sempre sulla breccia, vicina ai temi sociali a lei cari, temi che ha saputo incarnare con un coraggio ed una forza d'animo rara. Ileana era una donna ironica, colta, si vedeva la sua provenienza di ricca famiglia borghese, ma lei non ha mai fatto percepire nulla, ti accorgevi della sua agiata condizione solo quando gli chiedevi una sottoscrizione per il partito, e lei generosissima faceva sempre più di quanto il partito gli chiedesse. Oggi è un giorno difficile, l'ho incontrata a dicembre al supermercato e mi ha sorriso come sempre, è stata purtroppo l'ultima volta. Ileana lascia un vuoto immenso, ma la sua vita politica e umana di donna di sinistra, come amava sempre definirsi, rimarrà per sempre nella mente e nei cuori di chi l'ha conosciuta.

Renato Mariano

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𝗟𝗨𝗖𝗔𝗡𝗜 𝗘 𝗦𝗔𝗡𝗡𝗜𝗧𝗜: 𝗙𝗥𝗔𝗧𝗘𝗟𝗟𝗜 𝗢 𝗡𝗘𝗠𝗜𝗖𝗜 𝗗’𝗜𝗧𝗔𝗟𝗜𝗔?




Fratelli o nemici d'Italia? Il dilemma su Lucani e Sanniti si snoda sul filo sottile che, tra V e III secolo a.C., lega etnia, alleanze e guerre nel cuore del Mezzogiorno. I Lucani, ramo staccatosi dai Sanniti, migrarono a sud, occupando l'Appennino tra Tirreno e Ionio, terra strategica tra Campania, Basilicata e Calabria settentrionale. Società di montanari-guerrieri, dedita a transumanza e agricoltura, seppe dialogare e scontrarsi con la Magna Grecia, assorbendone modelli politici, religiosi e artistici pur mantenendo salde le radici italiche.


I Lucani, dopo aver soppiantato le antiche comunità enotrie, premevano sulle colonie greche. Occuparono centri chiave come Poseidonia e Laos, giungendo a minacciare Metaponto, Heraclea e Thurii. Nonostante la parentela con i Sanniti, i due popoli adottarono strategie autonome, talora convergenti, di fronte alle sfide dei Greci e dell'ascesa di Roma. Il legame di sangue si concretizzò talvolta in alleanza militare nel IV secolo a.C., ma non si tradusse mai in un'unità politica stabile: identità e interessi territoriali rimasero distinti.


La stagione delle guerre sannitiche è emblematica: dopo la prima guerra tra Roma e i Sanniti, l'alleanza lucano-sannita si scontrò con Alessandro il Molosso, chiamato dai Greci per frenare la pressione italica. Nella campagna epirota, la battaglia di Poseidonia vide l'asse lucano-sannitico opposto all'inedita cooperazione tra Alessandro e Roma, entrambi desiderosi di controllo sulle rotte tirreniche e ioniche. L'episodio, seppur poco documentato, rivela che la fratellanza tra Lucani e Sanniti fu sufficiente a unirli contro i Greci, ma non a creare una più ampia solidarietà contro il nuovo, ambiguo protagonista romano, già arbitro degli equilibri peninsulari.


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Con la seconda e, ancor più, con la terza guerra sannitica, la dinamica dei rapporti mutò radicalmente, tingendosi di drammaticità. La Lucania si trovò spaccata: da un lato, un’aristocrazia vedeva in Roma una garanzia di stabilità e prestigio; dall’altro, le correnti democratiche simpatizzavano con Taranto e i Sanniti, in nome dell'autonomia italica contro l'ingerenza romana. Non una mera questione di alleanze, ma il sintomo di un profondo conflitto sociale interno, la Lucania oscillava tra il fascino del modello romano e la fedeltà alla libertà montanara condivisa con i Sanniti.


L'episodio forse più emblematico, narrato dalla tradizione storiografica, fu la richiesta d'aiuto dei Lucani al senato romano contro le devastazioni sannitiche, mentre i Sanniti tentavano di cooptarli in un fronte antiromano. Gli ambasciatori lucani offrirono ostaggi e lealtà in cambio della protezione di Roma, mentre sui loro territori infuriava una guerra fratricida tra popoli affini. La risposta romana – l'invio dei sacerdoti fetiali e la successiva dichiarazione di guerra – sancì il fallimento del legame etnico-fraterno di fronte alla politica: la sopravvivenza dei Lucani, o della loro classe dirigente filoromana, passò per lo scontro con gli antichi alleati.


Tuttavia, la storia non è una netta divisione. Lucani e Sanniti si ritrovarono spesso alleati contro Roma: nelle guerre pirriche e poi nella grande rivolta italica per la cittadinanza (fine II-inizi I sec. a.C.). Qui, oltre alla sconfitta, condivisero l'ultima, disperata richiesta di dignità politica, che Roma punì con l'esclusione iniziale dai diritti e la feroce repressione delle loro città nelle guerre civili tra Mario e Silla.


Dalle migrazioni lucane alla definitiva romanizzazione nell’82 a.C., Lucani e Sanniti furono fratelli di lingua, costumi e paesaggio, ma spesso rivali, inghiottiti dalle trasformazioni della penisola. La loro storia pre-romana, frammentata, mostra come le parentele etniche contassero meno degli equilibri di potere, delle contese per le città greche e delle scelte di fronte a Roma. Questa seppe sfruttare ogni rivalità. L'immagine finale è di una fratellanza ferita: la vicinanza tra Lucani e Sanniti non impedì che l'uno diventasse, a turno, prezioso alleato o temibile avversario nella lotta per il dominio d’Italia.


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Foti riprenditi!

 

Quindi ora, secondo Foti e mezza Fdi, Elly Schlein "specula su Niscemi", come ci dicono stamani a mezzo stampa. 


L'ho sempre detto e lo ribadisco: il loro grande punto di forza è la totale, assoluta, radicale mancanza di scrupoli. Questo gli consente di poter dire cose che a una persona normale farebbero vergognare. 


Perché chi oggi dice che Schlein "specula" su Niscemi dicendo soltanto quello che anche un bambino di 5° elementare ha capito, ossia che la destra deve assumersi le sue responsabilità, dato che la Sicilia è governata da vent'anni dalla destra e che le responsabilità sembrano abbastanza chiare, ieri era ad applaudire Giorgia Meloni, che del planare su disgrazie e tragedie ne ha fatto esercizio quasi quotidiano. 


Dai bambini di Bibbiano con tanti di cartelloni, passando per le foto in stivaloni nell'Emilia-Romagna devastata dalle alluvioni fino alla pandemia. Non c'è stato un solo tragico evento, negli anni prima del suo insediamento a Palazzo Chigi, che non l'abbia vista correre in loco con cartelloni, megafoni, striscioni e tutto l'armamentario annesso per sfruttare politicamente la cosa (ovviamente in buona compagnia di Matteo Salvini). Sulla paura e le disgrazie Meloni ci ha creato un impero. 


Ma questo se lo sono dimenticato, evidentemente.

Leonardo Cecchi 

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Ileana Argentin

 


Abbiamo perso una grande donna.

 

Si chiamava Ileana Argentin, aveva 62 anni ed è stata a lungo uno dei simboli più luminosi e credibili nella lotta per i diritti, qualunque diritto senza distinzione: disabilità, barriere architettoniche, diritto di scelta, fine vita. 


Era affetta da amiotrofia spinale ed è stata anche per un periodo Presidente dell'Unione italiana lotta alla distrofia muscolare.


Una vita intera consacrata alla politica, non quella dei palazzi, che pure ha frequentato come deputata legando il suo nome ad alcune leggi di civiltà (come il “Dopo di noi”, di cui è stata prima firmataria), ma soprattutto i territori, le associazioni, le battaglie quotidiane e personali a cui lei riusciva a restituire valore politico universale.


Ileana Argentin è stata tutto questo e pure molto di più per chi ha avuto la fortuna di conoscerla personalmente. 


Mancherà tanto, mancherà la sua ironia e la sua tenacia. Mancherà il suo esempio. 


Buon viaggio.

Lorenzo Tosa 

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