Fratelli o nemici d'Italia? Il dilemma su Lucani e Sanniti si snoda sul filo sottile che, tra V e III secolo a.C., lega etnia, alleanze e guerre nel cuore del Mezzogiorno. I Lucani, ramo staccatosi dai Sanniti, migrarono a sud, occupando l'Appennino tra Tirreno e Ionio, terra strategica tra Campania, Basilicata e Calabria settentrionale. Società di montanari-guerrieri, dedita a transumanza e agricoltura, seppe dialogare e scontrarsi con la Magna Grecia, assorbendone modelli politici, religiosi e artistici pur mantenendo salde le radici italiche.
I Lucani, dopo aver soppiantato le antiche comunità enotrie, premevano sulle colonie greche. Occuparono centri chiave come Poseidonia e Laos, giungendo a minacciare Metaponto, Heraclea e Thurii. Nonostante la parentela con i Sanniti, i due popoli adottarono strategie autonome, talora convergenti, di fronte alle sfide dei Greci e dell'ascesa di Roma. Il legame di sangue si concretizzò talvolta in alleanza militare nel IV secolo a.C., ma non si tradusse mai in un'unità politica stabile: identità e interessi territoriali rimasero distinti.
La stagione delle guerre sannitiche è emblematica: dopo la prima guerra tra Roma e i Sanniti, l'alleanza lucano-sannita si scontrò con Alessandro il Molosso, chiamato dai Greci per frenare la pressione italica. Nella campagna epirota, la battaglia di Poseidonia vide l'asse lucano-sannitico opposto all'inedita cooperazione tra Alessandro e Roma, entrambi desiderosi di controllo sulle rotte tirreniche e ioniche. L'episodio, seppur poco documentato, rivela che la fratellanza tra Lucani e Sanniti fu sufficiente a unirli contro i Greci, ma non a creare una più ampia solidarietà contro il nuovo, ambiguo protagonista romano, già arbitro degli equilibri peninsulari.
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Con la seconda e, ancor più, con la terza guerra sannitica, la dinamica dei rapporti mutò radicalmente, tingendosi di drammaticità. La Lucania si trovò spaccata: da un lato, un’aristocrazia vedeva in Roma una garanzia di stabilità e prestigio; dall’altro, le correnti democratiche simpatizzavano con Taranto e i Sanniti, in nome dell'autonomia italica contro l'ingerenza romana. Non una mera questione di alleanze, ma il sintomo di un profondo conflitto sociale interno, la Lucania oscillava tra il fascino del modello romano e la fedeltà alla libertà montanara condivisa con i Sanniti.
L'episodio forse più emblematico, narrato dalla tradizione storiografica, fu la richiesta d'aiuto dei Lucani al senato romano contro le devastazioni sannitiche, mentre i Sanniti tentavano di cooptarli in un fronte antiromano. Gli ambasciatori lucani offrirono ostaggi e lealtà in cambio della protezione di Roma, mentre sui loro territori infuriava una guerra fratricida tra popoli affini. La risposta romana – l'invio dei sacerdoti fetiali e la successiva dichiarazione di guerra – sancì il fallimento del legame etnico-fraterno di fronte alla politica: la sopravvivenza dei Lucani, o della loro classe dirigente filoromana, passò per lo scontro con gli antichi alleati.
Tuttavia, la storia non è una netta divisione. Lucani e Sanniti si ritrovarono spesso alleati contro Roma: nelle guerre pirriche e poi nella grande rivolta italica per la cittadinanza (fine II-inizi I sec. a.C.). Qui, oltre alla sconfitta, condivisero l'ultima, disperata richiesta di dignità politica, che Roma punì con l'esclusione iniziale dai diritti e la feroce repressione delle loro città nelle guerre civili tra Mario e Silla.
Dalle migrazioni lucane alla definitiva romanizzazione nell’82 a.C., Lucani e Sanniti furono fratelli di lingua, costumi e paesaggio, ma spesso rivali, inghiottiti dalle trasformazioni della penisola. La loro storia pre-romana, frammentata, mostra come le parentele etniche contassero meno degli equilibri di potere, delle contese per le città greche e delle scelte di fronte a Roma. Questa seppe sfruttare ogni rivalità. L'immagine finale è di una fratellanza ferita: la vicinanza tra Lucani e Sanniti non impedì che l'uno diventasse, a turno, prezioso alleato o temibile avversario nella lotta per il dominio d’Italia.
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