1. C’È SOLO UN LEADER POLITICO NELL’EUROLANDIA DEI PREMIER-GELATAI: MARIO DRAGHI - 2. ANCHE BERLUSCA ASSISTE TRANQUILLO ALLE MOSSE DA GUAPPO DEL GELATAIO DI PALAZZO CHIGI, CON LA CERTEZZA CHE CI SARÀ SEMPRE BISOGNO DEI SUOI VOTI, SPECIE AL SENATO - 3. SUL “GIORNALE” DI FAMIGLIA, L’INTERPRETAZIONE AUTENTICA DEL BANANA-PENSIERO: “BERLUSCONI AVVERTE I SUOI: PREMIER TENTATO DAL VOTO, NON OFFRIAMOGLI PRETESTI. IL CAVALIERE TEME CHE RENZI CERCHI LE ELEZIONI IN PRIMAVERA E INVITA FORZA ITALIA ALLA CAUTELA. CRITICO SUI “MILLE GIORNI”: SOLO UNO SPOTTONE” (BEN DETTO, CAINANO!) - 4. DEL VECCHIO: “MI HA DATO UN CERTO FASTIDIO CHE ANDREA GUERRA ABBIA IMPIEGATO TRE GIORNI A SMENTIRE LE INDISCREZIONI SULLA CANDIDATURA A MINISTRO NEL GOVERNO RENZI”

Colin Ward (Special Guest: Pippo il Patriota) per Dagospia
1. AVVISI AI NAVIGATI
“Non ho l’annuncite”, dice il premier-gelataio e c’è da credergli, visto che ieri si è limitato ad annunciare la riforma della scuola e mille asili nido in mille giorni. E in fondo anche la cartina con i lavori inseriti nello “Sblocca Italia” sul nuovo sito del governo “passodopopasso.italia.it” è solo un’innocente citazione berlusconiana, anche se potrebbe sembrare un concentrato di annunci. Poi, sempre per non lasciarsi andare ad annunci, Renzi ha annunciato, pardòn, ha anticipato, che “sul lavoro il modello è Berlino”.
Questa sì che è una novità. Il sistema tedesco è cambiato una decina di anni fa e funziona bene. Oltre a una maggiore concertazione tra le parti sociali, prevede i famosi minijobs e midi-jobs da 400 e 600 euro al mese, spesso intergrati da trasferimenti pubblici, oltre a tutta una serie di servizi per l’impiego (compresi i voucher) e una robusta formazione professionale. Di tutte queste cose pare che purtroppo non ci sia traccia nel famoso Jobs Act di Giuliano Poletti quindi quello di ieri sul “modello Berlino” era un annuncio in piena regola. L’annuncio che la riforma del lavoro è tutta da inventare.
2. LA TELA DI DRAGHI
Si muove giustamente come un leader politico Mario Draghi, considerato il vuoto politico di Eurolandia. Ieri è andato all’Eliseo da Hollande: “Attività delle imprese a picco. Draghi fa visita a Hollande. ‘Crescita rispettando i patti’. Scivolano gli indici Pmi di Italia, Germania e Francia. Berlino smentisce la polemica con la banca centrale europea” (Repubblica, p. 2).
Secondo Repubblica, “l’ultima carta di Super-Mario è l’euro debole: aiuta l’export e blocca la deflazione. I mercati hanno preso posizione su un possibile, imminente taglio dei tassi d’interesse. Quello che in passato è toccato a yen e dollaro ora potrebbe toccare alla moneta unica” (p. 3). Il Corriere evidenzia “la tela del presidente Bce per la crescita. Gli incontri dopo la strategia degli appelli. La spinta per un’azione comune dei governi: più soldi per le imprese. Giovedì la riunione del comitato esecutivo di Francoforte” (p. 7).
3. NON FA SOSTA LA SUPPOSTA
Dunque Renzi in gran forma ieri, pur senza il carretto dei gelati: “Renzi: non soffro di annuncite. L’orizzonte è maggio 2017. Il premier dà il via i suoi mille giorni con un sito sul programma. ‘Sul lavoro il modello è Berlino. Ora non si discute di rimpasto” (Corriere, p. 2). Intanto ecco l’annuncio quotidiano dei tagli: “Cottarelli taglia le partecipate. ‘Subito duemila in meno, risparmi da mezzo miliardo’.
Nel 2012 le società satellite degli enti locali hanno fatto segnare un rosso da 1,2 miliardi” (Repubblica, p. 7). Ma il Corriere insinua dei dubbi: “Caccia alle risorse, il premier insiste con il Tesoro. La ricerca di coperture per le misure e la necessità di nuovi tagli. I dubbi sulle scelte di Cottarelli” (p. 3). Pare che il premier non sia convinto al cento per cento del lavoro di Lurch Cottarelli.
Sul Foglio, il viceministro Morando spiega che l’Italia “avrà, in Europa, una forte capacità contrattuale se riuscirà a dimostrare il suo coraggio su due misure chiave: Jobs Act e revisione della spesa pubblica” (p. 1). Invece Il Cetriolo Quotidiano osserva che “Più che Renzi sembra Letta. ‘Passodopopasso’: l’ennesima conferenza stampa per riannunciare gli annunci fatti in quelle precedenti. Il premier però dice: “Abbiamo lavorato sodo’. Purtroppo per lui, calendari e promesse ricordano la parabola del suo predecessore finito sul binario morto” (p. 1).
E sempre alla voce “promesse che sembrano annunci”, eccoci alla scuola: “Scuola, si parte con le linee guida. Un ‘patto’ su precari e merito. L’impegno del premier: saranno creati mille asili nido” (Corriere, p. 5).
Tornando invece alla crisi reale, “Il settembre nero dei negozi. Due chiusure ogni apertura. Confesercenti: dopo le ferie molti esercizi non alzeranno le serrande” (Stampa, p. 6).
4. L’ABBRACCIO DEL CAINANO
L’uomo del Nazareno assiste tranquillo alle mosse di Palazzo Chigi, con la certezza che ci sarà sempre bisogno dei suoi voti, specie al Senato. Il Corriere racconta: “Berlusconi prudente: non siamo distruttivi. L’ex Cavaliere è convinto che sia impossibile far cadere l’esecutivo ora. E rilancia il confronto sulla giustizia. Frequenti colloqui con Putin. Vista con favore la nomina di Mogherini: ‘Così l’Italia avrà un ruolo nella crisi’” (p. 4). Sul Giornale, l’interpretazione autentica del Berlusca-pensiero: “Berlusconi avverte i suoi: premier tentato dal voto, non offriamogli pretesti. Il Cavaliere teme che Renzi cerchi le elezioni in primavera e invita Forza Italia alla cautela. Critico sui “Mille giorni”: solo uno spottone” (p. 10).
5. MA FACCE RIDE!
Sempre oltre ogni immaginazione il senatore berlusconiano Antonio Razzi, che spiega a Repubblica (p. 9) il suo importante viaggio ufficiale in Corea del Nord: “Abbiamo pure visto quindici calciatori stupendi! In Italia ce li sogniamo…” Qualcuno avverta Tavecchio.
6. UN BOSS ALLO SPECCHIO
Escono sempre nuovi particolari sui discorsi di Totò Riina all’ora d’aria. “Riina, insulti anche a Napolitano. Il capo dello Stato nel mirino per il 41 bis. E su Mancino il superboss dice: non ho mai trattato con lui. ‘L’agenda rossa di Borsellino se la sono presa i Servizi’. ‘Io sono ancora terrificante e malvagio. Sono una roccia di Corleone, super corazzato, sono spavaldone, sono un gran pensante” (Repubblica, p. 18). Anche sul Messaggero si sottolinea il passaggio su Mancino: “Mafia e stragi, la voce di Riina: ‘Mai trattativa con Mancino’” (p. 14).
7. OCCHIALI RIGATI
Silenzio, finalmente parla Leonardo Del Vecchio e lo fa con il Corriere: “La mia Luxottica aveva bisogno di questa svolta. Il triumvirato pensando alla successione, visioni diverse con Guerra”. Il patron, quasi ottantenne, conferma che Guerra si è opposto all’affiancamento di un secondo amministratore delegato (“reagendo come avrei reagito io”), poi racconta: “Mi ha dato un certo fastidio, invece, che Guerra abbia impiegato tre giorni a smentire le indiscrezioni sulla candidatura a ministro nel governo Renzi”.
E già che siamo sulla politica ecco il giudizio sul governo, del quale Pittibimbo farà bene a tener conto: “Ha il coraggio di dire quello che pensa. Dobbiamo soltanto sperare che riesca a farlo, anche se comincio ad avere qualche dubbio. I vincoli europei pesano (…) Le ministre giovani non sono certamente peggio dei loro predecessori, che dicevano sempre le stesse cose senza fare nulla. Meglio una ragazza con un po’ di vivacità, anche se può sbagliare” (p. 25). Boschi e Madia ringraziano.
Il Messaggero fa notare che Del Vecchio va ad arricchire “il plotone dei manager ottantenni”, formato da Armani, Ferrero, Caprotti, Bazoli e Guzzetti (p. 16). Se sono dei fuoriclasse – e alcuni lo sono – c’è poco da dire.
8. ULTIME DAI TRENI COL CIUFFO
Notizie preoccupanti per i treni del trio Montezemolo, Punzo, Della Valle: “I treni Ntv a rischio sopravvivenza. La società Italo potrebbe chiedere la mobilità per 300 dipendenti su 1000. Pesano i debiti, ma il management punta il dito contro il governo: ‘Penalizzati dall’aumento dell’energia’. Gasparri: ‘Sono quasi falliti, attenti a comprare i biglietti’. L’azienda: ‘Triste modo di fare politica’” (Repubblica, p. 24).
9. TELECOM-MEDIA
Dopo la batosta brasiliana, Telecom cerca una via d’uscita. Anzi, la cerca Cesar Alierta: “Usciremo da Telecom’. Telefonica annuncia l’addio. Il numero uno spagnolo Alierta: ostacolati dal fatto di non essere italiani. Seconda proroga per l’Argentina: ancora un mese per vendere. Il presidente del gruppo Recchi ha incontrato il capo dello Stato Napolitano” (Stampa, p. 22). Il fatto che Alierta si dica danneggiato o ostacolato è fantastico.















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