Spese pazze, raffica di indagati nei consigli regionali: saune e viaggi di lusso tra i rimborsi
Dopo l'Emilia-Romagna, anche il Piemonte di nuovo nell'occhio del ciclone. Ma sono 16 su 20 i 'parlamentini' finiti sotto accusa per l'uso allegro dei fondi pubblici. Negli scontrini scaricati ora al vaglio di magistrati e giudici contabili figurano più cene consumate contemporaneamente nello stesso posto, limousine a nolo e gioielli di MICHELA SCACCHIOLI
'Spese pazze' alla Regione Piemonte dove 43 consiglieri risultano indagati ROMA - Nell'ultimo mese e mezzo è toccato di nuovo all'Emilia-Romagna. Alla Sardegna. E poi al Piemonte. Dove addirittura sono arrivati a prendersi a sberle. E' un'escalation di avvisi di garanzia. Un crescendo di 'spese pazze' finite nel mirino della magistratura. Tre consigli regionali sono piombati nuovamente nell'occhio del ciclone, con tanto di dimissioni (a Bologna) e rissa (a Torino). Tre 'parlamentini' che vanno ad affiancarsi ad altri 13 consigli regionali già protagonisti di inchieste giudiziarie tuttora in corso e di monitoraggi costanti di una Corte dei conti che sulla questione vuole vederci chiaro. Viaggi extra lusso, ristoranti très chic, saune, massaggi, palestre, banchetti per cerimonie funebri, gioielli, penne d'oro, lap dance e perfino tasse. I rimborsi dei gruppi consiliari, ma soprattutto la gestione allegra di tali somme di denaro, aprono uno squarcio che appare sempre più profondo e desolante. Ben 16 Regioni su 20 al momento risultano coinvolte nelle inchieste. Da nord a sud. E - politicamente, s'intende - da destra a sinistra.
A Bologna a fine ottobre vengono indagati tutti i 9 capigruppo dell'assemblea legislativa.Marco Monari del Pd arriva a dimettersi. Fa particolarmente scalpore la rivelazione di un viaggio da Napoli ad Amalfi con un'auto a nolo più conducente che on-line si pubblicizza come 'servizio limousine', costato 900 euro e messo tra i rimborsi del gruppo dem dallo stesso Monari e dal consigliere Roberto Montanari. La spesa, che è di fine luglio 2011, viene esaminata dalla Guardia di finanza che indaga per peculato su delega della procura di Bologna. I due consiglieri in quei giorni parteciparono ad un seminario di Areadem.
In Emilia-Romagna le inchieste (che sono più d'una) scuotono tutti i partiti presenti in Regione. Dal pasticcio delle carte sparite dagli uffici dell'Idv alle indagini sul presidente Vasco Errani, accusato di falso ideologico per aver favorito il fratello, e poi assolto. Tutto però è cominciato a emergere nel 2012 con le interviste a pagamento fatte con i soldi dei gruppi consiliari: interviste che hanno coinvolto Pd, M5S, Sel, FdS, Lega e Udc. Nel Pdl, invece, il consigliere Alberto Vecchi è già stato rinviato a giudizio per truffa: deve rispondere degli 80mila euro di rimborsi chilometrici ricevuti dopo aver spostato nel 2006 la residenza da Bologna a Castelluccio di Porretta Terme, a 60 km dal capoluogo. Nel mirino, anche le auto blu del presidente dell'assemblea legislativa, Matteo Richetti (Pd). La lente della magistratura sta scandagliando il budget regionale a partire dal 2005: tra i particolari che emergono, oltre alle spese destinate a ristoranti, alberghi e regali di Natale (dallo zampone ai panettoni, dai vini agli spumanti), al vaglio anche i costi per le varie consulenze che i gruppi hanno accordato. Indagati, intanto, tutti i 9 capigruppo. Quello del Pd, Marco Monari(nella foto), si è dimesso. E' accusato, tra le altre cose, di aver speso 1.200 euro per un week end a Venezia. Sotto inchiesta per truffa, inoltre, è Zoia Veronesi, storica segretaria di Pierluigi Bersani ed ex dipendente della Regione: nei giorni scorsi i magistrati emiliani hanno inviato le carte a Roma per competenza territoriale. Sul conto corrente cointestato con l'ex segretario Pd ora indaga la procura della Capitale
In Piemonte sono stati notificati gli avvisi di conclusione dell'inchiesta sulle spese pazze del consiglio regionale. I documenti sono arrivati, gruppo per gruppo, via Pec (posta elettronica certificata) direttamente ai consiglieri e agli avvocati che li assistono. Sono 43 le comunicazioni di chiusura indagini. Hanno ricevuto dalla procura l'avviso di chiusura indagini anche il governatore Roberto Cota (nella foto) della Lega Nord, e l'ex presidente Mercedes Bresso, oggi nel Pd ma ai tempi nella lista Insieme per Bresso, cui è contestato il finanziamento illecito al partito e non il peculato come tutti gli altri consiglieri. Michele Dell'Utri dei 'Moderati' ha il record di rimborsi incassati, ben 210mila euro. Tutti gli altri consiglieri del Pd sono da considerare fuori dall'indagine (non hanno ricevuto insomma la temuta "notifica"). Le comunicazioni sono giunta a quasi tutto il gruppo Pdl, ora divisosi tra Forza Italia e Nuovo Centrodestra: Roberto Boniperti, Filippo Maria Botta, Marco Botta, Angelo Burzi, Cristiano Bussola, Daniele Cantore, Valerio Cattaneo, Alberto Cortopassi, Rosa Costa, Girolamo La Rocca, Lorenzo Leardi, Angiolino Mastrullo, Augusta Montaruli, Massimiliano Motta, Luca Pedrale, Carla Spagnuolo, Roberto Tentoni, Pierfrancesco Toselli, Rosanna Valle. Insomma, tutto il gruppo risulta aver ricevuto gli avvisi di garanzia, ad esclusione dei consiglieri Giampiero Leo e Fabrizio Comba. Si salva anche l'assessore regionale al Personale Gianluca Vignale, ai tempi consigliere.
In Calabria, lo scorso maggio 13 politici regionali sono stati indagati dalla procura per peculato, falso e truffa. Nel mirino della magistratura sono finiti, tra gli altri, il neo senatore Giovanni Bilardi, ex capogruppo della 'lista Scopelliti', e l'ex governatore di centrosinistra della Calabria Agazio Loiero (nella foto). L'inchiesta abbraccia le 'spese follì nel periodo che va dal 2010 al 2012. In questo arco di tempo ogni gruppo ha gestito 4.462.000 euro ogni anno, sino a dicembre 2012. Secondo il Quotidiano della Calabria, al vaglio della Corte dei conti ci sono fatture, buoni acquisto e scontrini: si va dai balli cubani alle valigie, dall'acquisto su Sky all'argenteria. Ma nel dossier figurano pure gli omaggi gastronomici ai parenti del defunto e i profumi.
Nel Lazio, ora spuntano nuovi accertamenti di natura patrimoniale sui conti di 13 ex consiglieri del Popolo della libertà in Regione. La Procura di Roma, infatti, ora allunga di un paio di mesi la chiusura d'indagine sulla presunta appropriazione e illecito utilizzo di fondi pubblici destinati ai gruppi consiliari della Pisana. E lo fa con una delega d'indagine al Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, per trovare riscontri agli interrogatori dei politici coinvolti. Nel mirino investigativo c'è il cosiddetto 'sistema Fiorito', l'ex capogruppo Pdl in Regione ribattezzato 'Er Batman' di Anagni (nella foto), condannato in primo grado lo scorso 27 maggio a tre anni e quattro mesi di reclusione (per lui però niente carcere) per la presunta appropriazione di un milione e 300mila euro di fondi pubblici e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. Uno scandalo considerato la 'madrè di tutte le altre inchieste per peculato e che ha fatto saltare la testa di Renata Polverini, ex presidente della Regione Lazio in quota Pdl.
In Umbria, è stata la Corte dei Conti a focalizzarsi sulle spese dei consiglieri regionali e a scavare nei bilanci 2012 dei singoli gruppi: un milione e mezzo speso dai partiti per personale e funzionamento dei gruppi. Da sinistra a destra, la lente non avrebbe risparmiato nessuno: occhi puntati su collaboratori co. co. pro "non indicati" e su fatture rilasciate da alcuni alberghi nel 2013 per eventi del 2012. Ma anche viaggi, pranzi e cene su cui i magistrati hanno fatto fatica a comprendere "l'attinenza con l'attività istituzionale". La vicenda inizia il 1° marzo 2013 quando i giudici contabili ricevono le 'note di riepilogo' (entrate e uscite) dei gruppi per il 2012. Le note, però, sono "prive della documentazione giustificativa", e i magistrati chiedono alla Regione quel che manca. A ruota, è partita la verifica, da parte dei magistrati, delle risposte fornite dai consiglieri. E' in corso, poi, il processo che vede Eros Brega (nella foto), attuale presidente del consiglio regionale, imputato per peculato, falso ideologico, calunnia e concussione. Ipotesi di reato relative, per la maggior parte, alla gestione dei fondi per gli Eventi Valentiniani nel periodo compreso fra il 2000 e il 2004, quando svolgeva l'incarico di assessore alla Cultura del Comune di Terni. Pranzi elettorali, soldi a una pasticceria, assegni "opachi", e perfino concerti nel mirino della magistratura. Brega ha chiesto e ottenuto il rito immediato
In Lombardia, le indagini sono partite a dicembre del 2012. Nel mirino sono finiti subito i pranzi, i libri e i viaggi dei consiglieri della Lega e del Pdl, compresi Renzo Bossi ('il Trota') e Nicole Minetti(nella foto). A ruota, anche quelli del Pd. A maggio di quest'anno è divenuta nota l'analisi della sezione di controllo della Corte dei conti sulle spese dello scorso anno: minuziosa, ha messo in fila ogni scontrino e ricevuta presentati dai singoli consiglieri e dai gruppi di riferimento, arrivando a stabilire chi, e quanto ha speso soldi pubblici senza averne diritto. Guida la classifica dei rimborsi non dovuti la Lega Nord, a cui vengono contestate spese per 597.525 euro in un solo anno; seguono il Pdl, con 297.721 euro, l'Udc con 48.886 euro, il Pd con 46.256 euro, l'Idv con 12.365 euro, Sel con 10.308 euro e, infine, il Partito pensionati (che conta un solo consigliere) con 827 euro. Le spese non giustificate, o giustificate con generiche indicazioni, sono state ritenute illegittime. Ma su queste cifre va avanti anche l'indagine penale parallela, che si allarga pure ai rimborsi allegri degli anni precedenti.
In Basilicata, due assessori e un consigliere in carica sono finiti agli arresti domiciliari, ad aprile, per l'uso illecito dei rimborsi previsti per le loro attività. Gli assessori - in libertà dal mese successivo - sono Vincenzo Viti (Pd) e Rosa Mastrosimone (esterno in quota Idv). Il consigliere regionale ai domiciliari è Nicola Pagliuca, capogruppo Pdl. Per il gip di Potenza, Viti è "un vero specialista nell'allegazione di spese di ristorazione, e non solo, assolutamente non sostenute". In pratica, agli atti figurano numerose ricevute 'gonfiate' provenienti da ristoranti ma con un numero in più davanti al conto: da 23 a 230 euro, da 86 a 386, da 92 a 292, e avanti così. In tutto, ci sono 48 indagati. Nell'inchiesta, però, finisce anche il nome del governatore Vito De Filippo, esponente del centrosinistra, per l'acquisto 'sospetto' di 3.840 euro di francobolli. De Filippo si è subito dimesso e il consiglio regionale è stato sciolto: si dovrà tornare a votare il 17 e 18 novembre prossimi.
In Liguria il 3 ottobre scorso la Guardia di finanza irrompe nell'ufficio di presidenza del consiglio regionale della Liguria. Il sopralluogo è legato all'inchiesta sulle 'spese folli' da parte dei membri dei gruppi consiliari coordinate dal pm Francesco Pinto. Le acquisizioni di documenti in atto riguardano il 2011 ed il 2012. Alcuni consiglieri avrebbero utilizzato i soldi destinati all'attività del gruppo per scopi personali. Le note di spesa venivano vidimate da una commissione che faceva capo proprio alla presidenza del consiglio regionale. Le Fiamme gialle hanno chiesto documenti relativi alle spese del presidente Rosario Monteleone (nella foto) dell'Udc, e dei due vicepresidente vicari Michele Boffa e Luigi Morgillo (Pdl) degli anni 2010-2011-2012. L'indagine, avviata nel 2012, aveva già portato a cinque avvisi di garanzia a marzo 2013. Lo shopping contestato va dagli scontrini per 100 euro fino a rimborsi per 2-3mila euro. Un altro filone di indagine è sulle sole spese dell'Idv: a gennaio erano partiti 4 avvisi di garanzia. Nei mesi successivi, invece, sono stati notificati i primi inviti a comparire. Ora la nuova documentazione dovrà essere vagliata attentamente e messa a confronto con gli "elementi investigativi in possesso" della procura di Genova.
In Sicilia, era l'ottobre del 2012 quando il presidente dell'Ars, Francesco Cascio(nella foto), si è presentato spontaneamente in procura a Palermo e ha consegnato la documentazione riguardante le spese dei gruppi parlamentari (12,6 milioni di euro solo sullo scorso anno). Il materiale è stato ritenuto interessante dagli inquirenti - tra le spese pazze figurano auto di grossa cilindrata oltre che regali di nozze - e sotto la lente del procuratore aggiunto Leonardo Agueci sono finiti i capigruppo del Pd (Antonello Cracolici), del Pdl (Giulia Adamo), del Mpa (Francesco Musotto) e del Pid (Rudy Maira). Musotto avrebbe speso 45mila euro senza giustificazione, ma il diretto interessato smentisce e sostiene di averli consegnati per spese elettorali al leader del Mpa ed ex governatore Raffaele Lombardo. La Adamo, invece, avrebbe speso 1.690 euro in una gioielleria.
Nelle Marche sarebbe quasi giunta al termine l'indagine effettuata dalla Guardia di finanza sui fondi ai gruppi consiliari. I sospetti sulla gestione del denaro riguardano principalmente l'anno 2011. E' la Procura di Ancona che ha in mano l'inchiesta: indagini a tappeto delle Fiamme gialle su tutti i documenti relativi agli anni 2008-2011: fatture, scontrini, bolle e ricevute. Per quanto riguarda la prima tranche, relativa al 2011, la spesa dei quindici gruppi consigliari e dei consiglieri ammonta a 389mila euro. L'ombra gettata dalla procura sulla verifica contabile sarebbe quella del peculato a carico di circa quaranta consiglieri per un totale di 300mila euro di spese irregolari. Proseguono le verifiche della Finanza anche sulla contabilità degli anni precedenti al 2011.
In Friuli Venezia Giulia, la procura di Trieste ha appena chiesto il proscioglimento per il presidente del consiglio regionale, Franco Iacop (Pd), coinvolto nell'indagine sulle spese dei gruppi consiliari e relativi rimborsi. A Iacop era stato notificato all'inizio di settembre un invito a comparire. L'indagine, per l'ipotesi di reato di peculato, riguardava tre ricevute di pernottamenti in albergo risalenti al 2011 e al 2012 per una spesa complessiva di 600 euro, in Tirolo, a Trieste e a Milano. All'epoca Iacop era consigliere regionale nel gruppo Pd. I documenti erano stati trasmessi alla procura penale dalla Corte dei Conti, che non aveva avanzato contestazioni relative a danni erariali. Iacop si era difeso sottolineando che si trattava di una penale giunta al consiglio regionale relativa a un sopralluogo a un impianto termale, e di due pernottamenti per una seduta del consiglio e per la partecipazione alla Bit. Parallelamente, però, la procura di Trieste oggi prosegue nelle verifiche di altri scontrini e ricevute, tanto che la lista degli indagati continua ad allungarsi. Tra i nuovi nomi, anche quelli di cinque consiglieri della nuova legislatura, targata Serracchiani.
In Molise, sulle spese dei gruppi la novità è del luglio scorso: i primi avvisi di garanzia della procura di Campobasso sono stati recapitati ai consiglieri regionali in carica nella legislatura finita nel 2011. Le contestazioni principali per molti esponenti politici che hanno amministrato a Palazzo Moffa riguardano peculato e truffa. Dietro gli avvisi di garanzia - dice il Quotidiano del Molise - si celerebbe l'accusa di utilizzo improprio di denaro pubblico destinato ai partiti. Pare si tratti di circa due milioni e mezzo di euro all'anno. Nei palazzi del potere, però, si parla di normale proseguimento delle indagini avviate mesi fa: indagini iniziate con il sequestro dei fascicoli relativi alle spese dei partiti regionali dai quali spuntarono le cene, i casinò e i night e la lap dance. Intanto, la commissione anticorruzione del Molise si è rivolta alla Corte dei conti per chiedere l'avvio della procedura per danno erariale di natura non patrimoniale, connesso alla lesione dell'immagine della pubblica amministrazione, perché "chi ha distratto soldi pubblici deve restituirli".
In Campania, dopo l'arresto per truffa aggravata (nel 2012) del consigliere Pdl Massimo Ianniciello a cui un mese fa il giudice ha confermato un sequestro patrimoniale per 192mila euro, il colpo di scena si è verificato lo scorso luglio, quando il ciclone della magistratura ha investito l'assemblea legislativa quasi per intero. Sessanta i consiglieri indagati con l'accusa di peculato, compresi anche tre ex eletti divenuti nel frattempo parlamentari: il deputato Pd, Umberto Del Basso De Caro, e i senatori Pdl, Eva Longo e Domenico De Siano. In due anni, tutti avrebbero bruciato in maniera poco chiara 2,5 milioni di euro. A dover rispondere del "disegno criminoso" sono i gruppi 'Caldoro Presidente' (ma l'avviso di garanzia non ha raggiunto il governatore Stefano Caldoro), Pdl, Pd, Udc, Udeur, Noi Sud, Moderati, Centro democratico e tutta la vecchia Idv, oggi nel Misto. Negli atti dell'indagine risulterebbe che questo tesoretto di soldi pubblici sarebbe stato utilizzato per spese personali, feste di compleanno, un cenone di capodanno, giocattoli, cialde del caffè, 11mila euro solo per bar e pasticceria, occhiali da vista, tintura per capelli, farmaci e sigarette. Il capolavoro, però, lo firma un esponente del gruppo Misto che si giustifica portando alla Finanza la ricevuta della Tarsu, cioè la vecchia tassa sui rifiuti. Poi ecco la 'spiegazione' presentata dai consiglieri Udeur, Ugo De Flaviis e Sandra Lonardo (ovvero lady Mastella), interrogati durante l'estate: quei soldi, dicono, li hanno utilizzati per pagare collaboratori. Ovviamente in nero, e senza contributi. L'indagine è in corso.
In Trentino Alto Adige, un anno fa la procura di Bolzano indagava per peculato il governatore altoatesino Luis Durnwalder in riferimento all'utilizzo del suo fondo spese riservato. Dopo avere analizzato la documentazione relativa alla gestione dei fondi riservati dal 1994 ad oggi, infatti, la Corte dei conti ha depositato la segnalazione alla procura penale, indicando le ipotesi di reato. Nel mirino della procura è finita dunque la gestione di 72 mila euro l'anno che costituiscono i fondi riservati a disposizione del presidente della Provincia. Ma siccome al vaglio della procura sono finiti ben 17 anni di gestione di tale fondo, la cifra complessiva ammonta a 1 milione e 653mila euro. Secondo l'accusa, Durnwalder avrebbe speso soldi pubblici per pagare (l'Ici), per le sue case, il canone Rai e l'iscrizione all'albo dei giornalisti. Il governatore tuttavia smentisce e si difende: "Non ho mai incassato un euro".
In Sardegna, tra il marzo 2009 e il luglio 2012 l'ex capogruppo del Pdl in consiglio regionale (ora alla guida di 'Sardegna è già domani'), Mario Diana, da un lato avrebbe distratto circa 250mila euro di fondi pubblici, dall'altro utilizzato decine di migliaia di euro per incontri e dibattiti dei quali la procura contesta l'attinenza con la finalità per la quale i soldi sono stati erogati. Diana ora è in carcere in custodia cautelare. In prigione (sempre custodia cautelare) anche Carlo Sanjust che dovrà giustificare la spesa di 23mila euro che secondo gli inquirenti avrebbe utilizzato per il proprio matrimonio, e di altri 27mila euro destinati a corsi di formazione. L'inchiesta-bis sulla spesa dei fondi destinati ai gruppi consiliari deflagra a inizio ottobre 2013 non solo con la notizia della perquisizione della casa e dello studio oristanesi di Mario Diana, indagato per peculato, ma anche, e soprattutto, con l'indiscrezione sull'imminente notifica di 33 inviti a comparire per altrettanti consiglieri regionali del Pdl e del Pd: tra costoro, anche Francesca Barracciu (Pd), neo vincitrice delle primarie del centrosinistra. I 33 vanno ad aggiungersi ai cinque Udc convocati in procura poche settimane fa: gli assessori regionali Sergio Milia e Andrea Biancareddu e il consigliere Sergio Obinu devono rispondere di spese non giustificate per 90.000 euro, mentre a Franco Cuccu e Alberto Randazzo sono contestati rispettivamente 14.000 e 12.000 euro. In tutto, i consiglieri sardi indagati sono 53: 18 di loro (e non tutti sono ex) risultano già pronti ad affrontare il processo. Nel numero, anche Silvestro Ladu, ex parlamentare, accusato di aver speso i fondi per l'attività politica acquistando pecore e un vitello.
Gli avvisi di garanzia, però, scatenano un vespaio di polemiche dentro allo stesso Pd. Che viaggia spedito verso le primarie dell'8 dicembre ma che nel frattempo deve cercare di gestire pure lo scandalo di un tesseramento anomalo che ha macchiato l'iter dei congressi provinciali. Complice il web, la base non perdona. Forse è per questo che, a ridosso di consultazioni aperte che hanno come obiettivo il massimo coinvolgimento dei cittadini (nonostante la defezione già annunciata di Romano Prodi), la direzione regionale del Pd ha deciso di riunirsi per affrontare il tema. Discutere di quanto accaduto. E condannare qualsiasi abuso. Un tentativo di fare 'pulizia' alla vigilia di un appuntamento a cui sarebbe meglio presentarsi con meno macchie possibili.
Nel frattempo, in Piemonte si prendono a botte. Gli indagati sono addirittura 43, e tra questi c'è anche il presidente della Regione, Roberto Cota (Lega Nord), che per 115 volte è stato smentito perché 'beccato' dagli investigatori in luoghi diversi rispetto a quelli in cui, sulla base degli scontrini infilati nel rimborso, avrebbe dovuto trovarsi. Un "dono dell'ubiquità" su cui ora sarà nuovamente chiamato a rispondere davanti ai pm. E sono ben 592 gli scontrini che attesterebbero esborsi non propriamente riconducibili all'attività istituzionale. Sigarette, foulard, spazzolini, hamburger e cioccolatini. Ma soprattutto nel mirino finiscono le cinque cene diverse consumate da Cota nello stesso ristorante a pochi minuti di distanza l'una dall'altra. Il governatore si difende. I democratici attaccano dopo che, per quanti di loro erano stati indagati, è stata chiesta l'archiviazione. E tentano la spallata alla giunta Cota. In che modo? Dimettendosi dagli incarichi istituzionali in Regione. Il vicepresidente dell'assemblea,Roberto Placido, il presidente della Giunta per le elezioni,Rocco Muliere, e i vicepresidenti delle commissioni hanno formalizzato agli uffici regionali il loro passo indietro.
Vale la pena ricordare che nel solo 2011 sono stati messi a disposizione dei 'parlamentini' 47 milioni di euro. Una cifra che la spending review ha ridimensionato sul 2013, limandola fino a farla scendere a quota 9 milioni. I compensi dei consiglieri, ovviamente, rimangono emolumento a parte.
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