Insufficienti i fondi per un vero piano di prevenzione e tutela del territorio nazionale

I primi giorni di questo autunno hanno drammaticamente riportato all’attualità l’eterno problema italiano del rischio idrogeologico: Toscana, Liguria, Puglia, Sicilia e Lazio sono le regioni che hanno dovuto fare ancora una volta i conti con il problema dei nubifragi e conseguenti frane o esondazioni.
Un gruppo di associazioni, organizzazioni di categoria, ordini professionali, enti locali come: Legambiente, Coldiretti, Anci, Consiglio Nazionale dei Geologi, Consiglio Nazionale degli Architetti, Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Forestali, Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Consiglio Nazionale dei Geometri, Inu, Ance, Anbi, Wwf, Touring Club Italiano, Slow Food Italia, Cirf, Aipin, Sigea, Aiab, Tavolo nazionale dei contratti di fiume, Ag21 Italy, Federparchi, Gruppo183, Arcicaccia, Società dei territorialisti, Alta scuola, ha puntualizzato in un comunicato comune che precipitazioni sempre più intense e frequenti per i cambiamenti climatici in atto, un territorio che ogni anno è reso più vulnerabile dal consumo di suolo e una politica di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico che continua a basarsi su pochi interventi di momentanea urgenza, invece che su un’azione di prevenzione e manutenzione diffusa su tutto il territorio, sono le principali cause del perpetrarsi del problema.
Purtroppo le regioni e i cittadini coinvolti sono destinati ad aumentare. I dati confermano che più di 5 milioni i cittadini italiani vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico e 6.633 comuni hanno all’interno del territorio aree ad elevato rischio di frana o alluvione. Nel comunicato, diffuso in questi giorni, si afferma: “La difesa del suolo e le politiche di prevenzione del rischio sono ormai urgenti, come ricordato anche nelle recenti risoluzioni approvate alla Camera e al Senato. Nuovi fondi per la prevenzione però non arrivano nemmeno quest’anno, o ne arrivano a insufficienza. La Legge di Stabilità varata dal Governo infatti sblocca 1,3 miliardi di euro per interventi immediatamente cantierabili, in attuazione degli accordi di programma fatti con le Regioni per far fronte alle urgenze, ma per quanto riguarda nuovi fondistanzia solo 180 milioni in tre anni così divisi: 30 milioni per il 2014, 50 milioni per il 2015, 100 per il 2016. Risorse assolutamente insufficienti che non vengono destinate a mettere in campo quell’azione necessaria e integrata di difesa del suolo e mitigazione del rischio idrogeologico assolutamente necessaria”.
Associazioni, categorie e istituzioni si rivolgono al Governo e al Parlamento denunciando che: “Dopo anni di risorse virtuali e finanziamenti erogati sulla base di schemi emergenziali, occorreva quest’anno dare impulso a investimenti duraturi, per una prevenzione efficace e reale. Così non è stato: il debito pubblico e lo spread non possono rappresentare le motivazioni per non intervenire in questo settore, per il quale è necessario trovare meccanismi finanziari adeguati. Serve una scelta politica forte, perchè l’attuazione di tutto questo non solo produrrà un beneficio in termini di sicurezza, ma anche rilancio occupazionale ed economico dei territori, grazie all’attivazione di programmi di manutenzione ordinaria, controllo e tutela del territorio e dei fiumi, per i quali è necessario un supporto tecnico qualificato e continuativo. Per questo sarà importante inserire gli interventi e le politiche volte alla mitigazione del rischio idrogeologico, anche nella futura programmazione dei fondi strutturali comunitari 2014-2020, permettendo anche alle amministrazioni locali di mettere in campo gli interventi necessari e prevedendo opportune deroghe al patto di stabilità in particolare per le Regioni che partecipano al cofinanziamento degli interventi già previsti. Le spese di Regioni e Comuni relative alla mitigazione del rischio idrogeologico vanno considerate come veri e propri investimenti, in quanto più efficaci di qualsiasi intervento in emergenza e in grado di prevenire danni per cifre ben superiori a quelle così investite.
Purtroppo si continua ad ignorare la necessità di attuare una seria politica di mitigazione del rischio da frane e alluvioni nel nostro Paese, a partire da una seria applicazione delle direttive europee “Acqua (2000/60/CE) e rischio alluvionale (2007/60/CE) e dalla mancata istituzione delle Autorità di distretto e di una governance dedicata. Negli ultimi 20 anni per ogni miliardo stanziato in prevenzione ne abbiamo spesi oltre 2,5 per riparare i danni. Il Ministero dell’Ambiente ha quantificato infatti in circa 8,4 miliardi di euro i finanziamenti statali assegnati a politiche di prevenzione, mentre nello stesso periodo si sono spesi 22 miliardi di euro per riparare i danni causati da frane e alluvioni. Bilancio reso ancora più grave dalle numerose vittime che questi disastri hanno causato e continuano a causare sul territorio”.
Come richiesto dalle direttive UE, ormai occorre un’azione nazionale urgente di difesa del suolo, che rilanci la riqualificazione fluviale, la manutenzione ordinaria e la tutela del territorio come elementi strategici delle politiche di prevenzione adottando un approccio che superi la logica di emergenza che ha caratterizzato l’azione delle istituzioni in questi ultimi anni.

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