
Mariano SabatiniGiornalista e scrittore
In odore di elezioni – reali o immaginate/agognate – come sempre si riscopre il valore della comunicazione e, dunque, della televisione. Beppe Grillo, il guru Gianroberto Casaleggio, il MoVimento 5 Stelle, i grillini e tutto il cucuzzaro non hanno fatto altro che dire tutto il male possibile del piccolo schermo e dei talk show di presunto approfondimento. E ci sono state addirittura delle espulsioni violente all’indirizzo dei trasgressori; soprattutto per l’incapacità degli adepti di cavarsela davanti alle telecamere, di fronteggiare l’aggressione delle domande da parte degli anchormen di buona volontà o l’opera di disturbo degli altri ospiti, appartenenti a schieramenti diversi.
La politica a 5 Stelle se la cava meglio in solitaria, in comizi/invettive privi di contraddittorio. Adesso non ci berremo, in ogni caso, la panzana di Grillo che sostiene di aver sempre tenuto in debito conto l’efficacia del medium (glielo ho sentito dire ad Agorà, stamattina su Rai3). Per lui forse è così, visto che la sua immagine e il suo verbo vengono polverizzati in ogni anfratto televisivo, senza soluzione di continuità; in questo ininterrotto talk show, spalmato in trasversale su tutti i palinsesti, dove solo i differenti volti dei conduttori marcano l’esercizio di stile. E per questo Grillo farebbe bene ad accendere ogni giorno un cero a santa tv. Finora ha preferito, invece, sputare nel piatto.
Apprendiamo ora che il MoVimento si è dato delle occasioni, lezioni ad hoc, per migliorare le proprie prestazioni in video. Grillo dice che si deve stare con le spalle dritte – quale raffinata intuizione! – e avere inesorabilmente l’ultima parola. In tal modo si candidano a governare l’Italia, con la garanzia di ineccepibili “passaggi” televisivi e a furia di blitz, alla Rai, alla Camera, sui tetti delle sedi istituzionali. Ma più che scuole di comunicazione servirebbero scuole di politica. Sostanza prima che forma.
Per Grillo è impensabile che il primo MoVimento italiano non abbia un suo spazio in Rai. Ci risiamo. Di che ciancia? Di lottizzazione, forse? O forse pensa a una sorta di accesso libero: dieci minuti o due ore autogestite. In attesa, sia chiaro, di una legge seria sul conflitto di interessi e della privatizzazione della tv pubblica, più volte annunciati dal comico ligure.
Lo stile è quello di Roberto Fico, presidente della Commissione di Vigilanza Rai con il sogno di smantellare la stessa istituzione che presiede. Il primo MoVimento italiano, scopriremo, è come l’ultimo partito della prima repubblica.
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