venerdì 16 dicembre 2022

Giuseppe Borsellino

 


Per otto mesi non si diede tregua. Girava tutte le procure, scriveva all’antimafia, faceva spola continua alla caserma dei carabinieri. Giuseppe Borsellino, l’uomo a destra nella foto, aveva perso il figlio nell’aprile del 1992. Gliel’avevano ammazzato i mafiosi perché il figlio Paolo, il ragazzo a sinistra, non voleva vender loro la piccola impresa di famiglia.


Da quel giorno, la sua vita era cambiata. Non dormiva e non si radeva più, si vestiva solo di nero. E tornava attivo solo nei momenti in cui chiedeva giustizia per il figlio. Nel mentre, la mafia continuava a minacciarlo in maniera sistematica. Doveva accettare la morte del ragazzo e basta, smettendo di ossessionare procure e caserme.


Giuseppe era un padre e quando un padre perde un figlio non accetta mai la cosa. Non si fermò di fronte a niente. E in questo suo non fermarsi stava diventando un esempio per tanti a Lucca Sicula, dove viveva. Per questo la mafia decise di ucciderlo con uno spettacolo: lo crivellarono di colpi nel centro del paese, nella piazza, mentre i bambini giocavano a pallone. Potevano farlo quando era da solo, ma preferirono aspettare che ci fosse mezzo paese a vedere.


La fine per chi chiedeva giustizia era quella.

Giuseppe Borsellino moriva il 16 dicembre del 1992. 


Uno dei tanti eroi civili vittime della mafia che oggi avrebbe potuto fare il nonno, ma che venne ammazzato perché non smise mai di chiedere la giustizia. La giustizia che la figlia Antonella, qui in foto, continua a chiedere, per lui e per il fratello.


Alla sua memoria, a quella del figlio e alla famiglia, anche quest'anno il ricordo e il pensiero di tutti noi.

Leonardo Cecchi

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