domenica 25 dicembre 2022

Anna De Simone

 


Di lei ritrovarono solo la bambola tra le lamiere. Aveva nove anni Anna De Simone. E il 23 dicembre 1984 era sul treno assieme alla famiglia. Padre operaio, madre insegnante. Andavano a Milano a trovare i parenti, come la maggior parte dei passeggeri su Rapido 904 Napoli-Milano. 


La bomba, 14 chili di pentrite, T4, nitroglicerina e tritolo, la misero lì, nella 2° classe. Dove c’era quel pezzo d’Italia che, per dritto o per rovescio, ha sempre pagato il prezzo più alto in ogni occasione, anche negli attentati. 


La fecero detonare quando il treno entrò in galleria, così da fare più danni. Assieme ad Anna, morirono altre 16 persone. 


La mafia dichiarava guerra allo Stato e lo faceva nell’unico modo che le è sempre appartenuto: facendo strage di innocenti, di povera gente. Perché la mafia è vigliacca. Si credeva e si crede d’onore, forte, di coraggio. Ma è solo vile, vigliacca, viscida. Forte e feroce con i deboli, debole con i forti. Si nasconde, si annida, tira fuori i denti solo quando sa di poter ammazzare senza rischi. 


È la peggiore espressione dell’animo umano. 


Anche quest'anno, nel ricordo di chi per sua mano è morta, l’obiettivo fermo, chiaro e netto di estirparla come si estirpa non l’erbaccia, ma un cancro. Di cancellarne l’idea stessa, con ogni mezzo a disposizione. E senza farsi il minimo scrupolo, dato che le mafie, di qualsiasi tipo, vivono e prosperano sapendo che chi le combatte è diverso da loro e scrupoli se ne fa.

Leonardo Cecchi

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