venerdì 6 luglio 2012

Farmacista si rifiuta di vendere il preservativo

Preservativi
(Foto: Reuters / )
Farmacista si rifiuta di vendere i preservativi.
 
 Nella farmacia Sponza al San Giuseppe di via Stock a Roiano, nella città di trieste, sono ormai oltre dodici anni che non si possono comprare i preservativi, forse il più antico metodo di protezione dalle malattie sessualmente trasmissibili e da gravidanze indesiderate.
 
 
A un giovane che non vuole avere bambini” spiega la farmacista “dico di avere pazienza, di aspettare. Gli animali lasciamoli nella stalla. L’atto sessuale e quello donativo vanno uniti. La creazione ha una regola: non cambiamola” afferma la titolare della farmacia, Maria Teresa Cadore, che ha deciso di non esporli nonostante alcuni clienti non siano d'accordo con la sua decisione. La farmacista ha tre figlie e fa parte della commissione regionale per le Pari opportunità come rappresentante dell’associazione Crescere assieme – Formazione e orientamento.
“È molto grave, è indecoroso che una farmacia scoraggi l’uso del condom” ha commentato Roberto Luzzati, direttore della Struttura complessa di Malattie infettive dell'Azienda ospedaliero-universitaria “visto che protegge al 99% dalla trasmissione del virus dell’Aids ma anche dell’epatite C. In assenza di un vaccino anti-Aids non abbiamo altre armi se non la prevenzione e dunque l’uso del preservativo”.

Non è dello stesso parere la Cadore che sostiene: “Diversi anni fa sono venuta a conoscenza di uno studio portato avanti da illustri medici. Un lavoro scomodo, ma in cui io credo e che prova come la struttura porosa del profilattico possa non ostacolare la trasmissione del virus”.
Il profilattico è stato da sempre considerato la migliore protezione contro il contagio da malattie sessualmente trasmissibili. Uno studio effettuato nel 2000 dal Dipartimento della salute americano conferma che un uso tipico del preservativo riduce dell'85% il rischio di contrarre il virus dell'HIV. In caso di conservazione ed utilizzo corretti del preservativo la riduzione del rischio è ancora maggiore. È vero che in caso di rottura (in media, un rischio presente nell'1-3% dei casi, e quasi esclusivamente dovuto ad un uso scorretto dello stesso) il preservativo non elimina completamente le possibilità di contrarre malattie sessualmente trasmissibili ma perfino in questo caso, il rischio di esposizione agli agenti patogeni è molto più basso di quello che deriverebbe dal suo mancato uso. È certo, dunque, che finora sia considerato uno dei principali rimedi al diffondersi delle malattie sessualmente trasmissibili.
Il caso della farmacista Cadore non è di certo il primo. Due anni fa, infatti, a Roma, la farmacia all'Isola Tiberina attigua all'ospedale Fatebenefratelli, gestito dalla Casa Generalizia dell'Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, si è rifiutata di vendere i preservativi. “Non li abbiamo, siamo una farmacia cattolica”, è stata la risposta dei farmacisti alle richieste dei clienti.
Ma esiste l'obbligo di esporre i preservativi in farmacia? “Non sono un farmaco” spiega Marcello Milani, presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Trieste “professionalmente la farmacista non ha alcun obbligo di venderli. Io li vendo, ma non mi sento di giudicare le scelte altrui”. Ben diverso invece il caso degli anticoncezionali per via orale, come la pillola: “La pillola un farmacista è obbligato a venderla anche perché viene prescritta anche come regolatore del ciclo mestruale”.
C'è quindi da supporre che la Cadore sia costretta a vendere la pillola anticoncezionale perché considerato un farmaco: ma non è anche questo un ottimo contraccettivo per evitare gravidanze indesiderate? Se l'intento delle farmacie “cattoliche” è quello di evitare di vendere ai clienti i preservativi per motivi etico-morali, questa ragione decade dal momento che la pillola o altri anticoncezionali per via orale devono essere venduti per legge. La riflessione da porre ai farmacisti come la Cadore è questa: è giusto aumentare il rischio di malattie sessualmente trasmissibili per ragioni morali? Le coppie che non desiderano avere figli hanno comunque la possibilità di utilizzare altri metodi contraccettivi, ed è quindi importante che la farmacia rappresenti una risposta educativa per la comunità per far si che la prevenzione dalle malattie diventi uno scopo primario e si diffonda tra i giovani di tutto il mondo.

it.ibtimes.com

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