martedì 22 aprile 2025

Tumori, le metastasi si trattano (anche) con caldo e freddo. La nuova terapia mini-invasiva al Gemelli di Roma

 

Tumori, oggi le metastasi si trattano (anche) con caldo e freddo. La nuova terapia mini-invasiva che provoca lo shock della malattia

Eliminare il tumore con il caldo, il freddo o l'assenza di sostanze nutritive. Al centro dell'attenzione i trattamenti di radiologia interventistica "mini-invasivi", affiancati dalle ultime tecniche del settore, nel Mediterranean Interventional Oncology (Mio-Live), in programma oggi e domani al Gemelli per la sua 10° edizione.

Un'evoluzione tecnologica che ha reso possibile il trattamento delle metastasi epatiche da tumore del colon retto, ma anche quelle secondarie ad altri tumori, oltre a metastasi polmonari, renali, ossee e linfonodali. Due le principali aree di intervento: ablazione e embolizzazione. Vediamole nel dettaglio.

L'ablazione

La prima consente di distruggere il tumore con calore (termoablazione a radiofrequenza o a micro-onde), freddo (crioablazione), campi elettrici (elettroporazione) o tossici (alcolizzazione). Per l'ablazione «la novità è l'uso di particelle riassorbibili, che veicolano farmaci e permettono di 'riaprire' la strada per il tumore e fare un 2° o 3° trattamento», spiega Roberto Iezzi, direttore Uoc Radiologia d'urgenza e interventistica del Gemelli, che ricorda come secondo un recente studio questa oggi consenta «di ottenere risultati simili a quelli della chirurgia, con minori effetti collaterali».

L'embolizzazione

Se l'ablazione agisce direttamente sulla distruzione del tumore, l'embolizzazione taglia i viveri al tumore, chiudendo i vasi che lo riforniscono di ossigeno e sostanze nutritive, attaccandolo con farmaci (chemio-embolizzazione) o microsfere radioattive (radio-embolizzazione). L'ischemia prodotta dall'embolizzazione, infatti, «determina nel breve periodo una sorta di shock per il tumore, cui si aggiunge l'azione del farmaco portato dalle microparticelle». «Non significa che stiamo per abbandonare la chirurgia a favore della radiologia interventistica», avverte il direttore Iezzi, che aggiunge: «Per garantire le maggiori chance di successo è necessario fare una corretta selezione dei pazienti da avviare all'una o all'altra procedura». 

Nuove tecniche: trans-radiale e simposio con la Cirse

Tra le novità della decima edizione del congresso internazionale Mio Live anche quelle riguardo l'approccio trans-radiale (da un'arteria del polso) rispetto al trans-femorale (dai vasi dell'inguine), ma anche il simposio congiunto con la Società europea di radiologia interventistica (Cirse) sui registri europei.

«A occuparsi di questi registri - illustra Iezzi - è il gruppo di lavoro 'Next Research' del Cirse, del quale facciamo parte insieme a vari esperti europei. Tra i registri finora attivati, il Cirel (chemio-embolizzazione nelle metastasi da colon retto), il Cirt (impiego della radioembolizzazione nelle lesioni epatiche), il Ciemar (utilizzo dell'elettroporazione reversibile nel trattamento locale delle lesioni epatiche). «La radiologia interventistica si affianca, senza contrapporsi, agli altri trattamenti possibili: oncologici, radioterapici o chirurgici», aggiunge Evis Sala, direttrice Diagnostica per immagini e radioterapia del Gemelli, Policlinico che esegue ogni anno 4500 procedure di questo tipo.

Il Policlinico Gemelli è infatti un centro di riferimento nazionale e internazionale, dove «la radiologia interventistica oncologica rappresenta ormai una delle aree di eccellenza del nostro Policlinico - rimarca Sala, ordinario di Diagnostica per immagini e Radioterapia all'Università Cattolica e direttore del Dipartimento di Diagnostica per immagini e Radioterapia della Fondazione Gemelli - grazie soprattutto a uno stretto lavoro di collaborazione multidisciplinare con tutti gli altri specialisti che operano in tale ambito. La corretta selezione dei pazienti che possono giovarsi di tali trattamenti, insieme alla disponibilità di tecnologie avanzate e alla disponibilità di tutte le tecniche terapeutiche praticabili presso il nostro Policlinico, ci consentono di ottenere risultati ottimali in termini di successo tecnico, guarigione e sopravvivenza dei nostri pazienti. La radiologia interventistica è un'opzione di trattamento che si affianca, senza contrapporsi agli altri trattamenti possibili, come quelli oncologici, radioterapici o chirurgici. Combinando in maniera ottimale tutte le opzioni terapeutiche a nostra disposizione, ci consente di raggiungere i migliori risultati per i pazienti con malattie tumorali».

Radiologia interventistica: trattamento mirato e mininvasivo dei tumori

L'esordio della radiologia interventistica , quasi 40 anni fa, è stato nel trattamento dell'epatocarcinoma, che resta una delle sue indicazioni principali, ribadita anche dalle recenti linee guida dell'Easl (European Association for the Study of the Liver). Secondo Roberto Iezzi «in queste linee guida viene ribadito il ruolo centrale del trapianto nel trattamento del tumore del fegato e di una gerarchia terapeutica in questo contesto; i trattamenti loco-regionali hanno un ruolo fondamentale sia in termini curativi (in alternativa alla chirurgia), sia come bridge, cioè nel poter portare il paziente al trapianto, attraverso la riduzione del carico di malattia ('down-staging'). I trattamenti loco-regionali in questi pazienti hanno anche un ruolo predittivo di risposta al trapianto stesso: chi risponde meglio ai trattamenti loco-regionali, andrà meglio anche dopo il trapianto». Ma nel frattempo c'è stata un'importante evoluzione tecnologica, nei materiali, nelle procedure e nelle indicazioni alla radiologia interventistica che oggi si occupa sempre più spesso del trattamento delle metastasi epatiche da tumore del colon retto; ma il suo campo d'azione si sta estendendo anche a metastasi epatiche secondarie ad altri tumori e al trattamento di metastasi polmonari, renali, ossee e linfonodali. Tutte le novità della radiologia interventistica saranno al centro della 2 giorni di Mio-Live (Mediterranean Interventional Oncology oggi e domani), meeting teorico-pratico internazionale organizzato ogni anno al Gemelli (questa è la decima edizione).


Quali sono i vantaggi?

Ma rispetto alla chirurgia tradizionale, quale efficacia ha la radiologia interventistica? «E' di qualche mese fa - ricorda Iezzi - la pubblicazione del trial 'Collision' che ha confrontato la chirurgia versus la termoablazione sulle metastasi del colon retto. Lo studio ha confermato che l'ablazione, grazie alla tecnologia e ai nuovi materiali sempre più performanti, consente di ottenere risultati simili a quelli della chirurgia, ma con minori effetti collaterali. Questo però non significa che stiamo per abbandonare la chirurgia a favore della radiologia interventistica. Come sempre, per garantire le maggiori chance di successo è necessario fare una corretta selezione dei pazienti da avviare all'una o all'altra procedura». Anche l'approccio alle procedure di radiologia interventistica sta cambiando, favorendo sempre più - sempre in un'ottica di minor invasività - quello trans-radiale (cioè da un'arteria del polso), al posto di quello trans-femorale (dai vasi dell'inguine). Iezzi spiege che «l'approccio radiale rappresenta un'ulteriore opzione che si è aggiunta a quella transfemorale; non c'è una regola generale, la scelta viene fatta sulla base della lesione da trattare e del singolo paziente. L'approccio attraverso l'arteria radiale è meno invasivo e dunque più gradito al paziente, che può camminare subito dopo la procedura; è inoltre gravato da un minor tasso di complicanze e non richiedere un monitoraggio continuo per ore, da parte del personale infermieristico».

https://www.leggo.it/salute/schede/tumori_metastasi_caldo_freddo_nuova_terapia_ospedale_gemelli_roma-radiologia_interventistica_trattamento_mirato_e_mininvasivo_dei_tumori-5-8605059.html

 

 

 

 

 
 

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