A pochi minuti dal Colosseo esiste un luogo capace di mettere in crisi tutto ciò che pensiamo di sapere su Roma.
Perché qui non trovi una città sotto la città.
Ne trovi tre. Una sopra l'altra.
Tre mondi appartenenti a epoche diverse, sepolti nel sottosuolo come pagine di un libro che nessuno ha mai smesso di scrivere.
Il luogo si chiama:
BASILICA DI SAN CLEMENTE
E probabilmente è uno dei posti più straordinari e meno compresi di tutta Roma.
La maggior parte delle persone entra nella basilica, alza lo sguardo verso i mosaici dorati del XII secolo, osserva le colonne, le decorazioni e pensa di aver visto tutto.
In realtà non ha ancora visto niente, perché la vera San Clemente inizia quando si scende.
E ogni gradino è un viaggio indietro nel tempo.
La prima sorpresa arriva sotto la basilica attuale.
Improvvisamente ci si ritrova all'interno di una seconda chiesa.
Non una cripta, non un sotterraneo ma una vera basilica. Completa.
Con navate, affreschi e ambienti che per secoli rimasero sepolti sotto tonnellate di terra.
Camminando in questi spazi si prova una sensazione difficile da descrivere.
Si ha l'impressione di essere entrati in un luogo che non avrebbe dovuto sopravvivere, eppure è ancora lì, immobile, silenzioso, congelato nel tempo.
La sua storia è legata a uno degli eventi più drammatici della Roma medievale.
Nel 1084 la città venne devastata dai Normanni di Roberto il Guiscardo.
Incendi, distruzioni e saccheggi trasformarono interi quartieri in macerie, molti edifici furono abbandonati, altri vennero semplicemente interrati.
Questo è quello che accadde qui!
Invece di demolire completamente la vecchia basilica, i romani la riempirono di terra e costruirono una nuova chiesa sopra quella esistente, un'idea che oggi sembra assurda ma a Roma è successo continuamente.
Quando qualcosa si rompeva, spesso non veniva eliminato, veniva sepolto e sopra nasceva una nuova città.
La parte più sorprendente della basilica inferiore non sono i suoi muri, "Sono le parole".
Su una parete si trova uno degli affreschi più famosi della storia italiana. Racconta la leggenda di San Clemente e del patrizio Sisinnio. Fin qui nulla di insolito. Poi, però, si osservano le scritte.
Improvvisamente sembra di leggere i dialoghi di un fumetto.
I personaggi parlano. Letteralmente.
Le loro parole sono riportate accanto alle figure.
È una delle più antiche testimonianze della nascita della lingua italiana e contiene anche una frase che difficilmente ci si aspetterebbe di trovare all'interno di una chiesa medievale.
Una frase diretta, popolare, quasi brutale.
Che dimostra quanto il latino stesse lasciando spazio alla lingua parlata dal popolo: « Fili de le pute, traite! »
Risalente all'XI secolo, raffigura il nobile pagano Sisinnio e i suoi servi che, per miracolo divino, si ritrovano a trascinare una pesante colonna di marmo al posto del Papa.
È uno dei momenti in cui possiamo quasi sentire nascere l'italiano.
Poi si continua a scendere, sempre più giù e accade qualcosa di incredibile.
Si abbandona il Medioevo, si abbandona il Cristianesimo, si abbandona persino la Roma tardoantica e si entra direttamente nell'Impero Romano.
Le pareti cambiano, l'aria cambia, i materiali cambiano, la storia cambia.
Sotto la basilica inferiore si apre infatti un intero complesso romano del I secolo dopo Cristo.
Qui si trovano edifici antichi, ambienti originali e strutture costruite quando il Colosseo era ancora relativamente nuovo.
Ma soprattutto si trova uno dei luoghi più enigmatici di Roma.
Un Mitreo.
Il culto di Mitra è ancora oggi uno dei grandi misteri dell'antichità.
Era una religione riservata agli iniziati, i rituali si svolgevano in segreto, non esistevano testi pubblici, non esistevano predicazioni.
Per entrare bisognava essere ammessi e per questo motivo gran parte delle loro cerimonie è ancora sconosciuta.
Gli archeologi conoscono gli spazi, conoscono i simboli, ma molte delle pratiche religiose rimangono un enigma.
Al centro del Mitreo di San Clemente si trova la celebre scena della Tauroctonia: "Mitra che sacrifica un toro".
Una rappresentazione che compare in quasi tutti i santuari mitraici dell'Impero.
Eppure nessuno sa con assoluta certezza cosa significasse davvero.
Forse una rinascita cosmica, forse un'allegoria astronomica, forse qualcosa che abbiamo completamente dimenticato.
Da quasi duemila anni gli studiosi cercano una risposta definitiva e ancora non l'hanno trovata.
Ma c'è un'altra cosa che quasi nessuno racconta, una cosa che non si vede. Si sente.
Quando si raggiunge il livello più profondo e si rimane in silenzio per qualche istante, si percepisce un rumore costante, un mormorio, un gorgoglio, Acqua.
Acqua che continua a scorrere sotto Roma ancora oggi, nascosta nelle profondità della città.
Lo stesso suono che probabilmente ascoltavano gli abitanti dell'antica Roma quasi duemila anni fa.
È una sensazione stranissima.
Perché in quel momento capisci che non stai osservando una ricostruzione, stai ascoltando qualcosa che non ha mai smesso di esistere.
Ed è questo il vero segreto di San Clemente.
Non è una basilica. Non è un sito archeologico. Non è un museo.
È una sezione verticale della storia di Roma.
Un luogo dove puoi letteralmente attraversare i secoli semplicemente scendendo una scala.
Prima il Medioevo.
Poi il Cristianesimo delle origini.
Poi l'Impero Romano.
Poi i culti misterici.
Tutto nello stesso punto. Tutto conservato sotto pochi metri di terra.
Mentre milioni di persone affollano il Colosseo, inconsapevoli di ciò che si trova poco distante, sotto San Clemente continua a esistere una delle meraviglie più incredibili della città.
Una Roma nascosta sotto un'altra Roma.
E sotto quella, un'altra ancora.
La verità ridondante è che Roma non è una città costruita nel tempo. Roma è una città costruita sopra il tempo.
E San Clemente è il luogo in cui questa verità diventa visibile.
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