venerdì 16 marzo 2012

I sonniferi aumentano rischio di decesso di 4 volte e del 35% il rischio tumore


I comuni farmaci che vengono prescritti per favorire il sonno (soprattutto benzodiazepine) possono aumentare il rischio di morte di oltre 4 volte, secondo una nuova ricerca americana pubblicata sull’autorevole British Medical Journal. Questo rischio è direttamente proporzionale alla quantità di pillole assunte. Inoltre tra i consumatori di sonniferi aumenta anche il rischio di tumore del 35%.
I ricercatori hanno comparato la mortalità di un gruppo di oltre 10.500 adulti che assumevano i sonniferi con un gruppo di 23.600 adulti che non li assumevano.
 
Un consumo di sonniferi tra le 18 e le 132 dosi all’anno aumenta in media di 4,6 volte la possibilità di morire prematuramente: con meno di 18 dosi all’anno il rischio aumenta di 3,5 volte, oltre le 132 dosi il rischio sale a 5 volte.
Secondo i ricercatori, nel 2010 in America il consumo di sonniferi è stato la causa di 320.000-507.000 decessi.
 I farmaci ipnoinducenti aumentano il rischio di morire per questi motivi:

- possono causare depressione, che può portare al suicidio
- interferiscono con le abilità motorie e cognitive e quindi aumentano la possibilità di errori nella guida
- aumentano l’incidenza di apnea notturna, che può portare a problemi cardiovascolari
- in alcuni soggetti, aumentano i fenomeni di sonnambulismo che a sua volta può portare ad un aumento del rischio di incidenti domestici
- provocano disturbi dell’alimentazione con risvegli notturni e desiderio di consumo di cibo, che a sua volta porta ad obesità e rischi connessi


- nello studio americano chi assumeva sonniferi aveva anche più disturbi di reflusso esofageo e ulcere peptiche
- sempre nello studio in questione, i ricercatori hanno constatato un aumentata incidenza di gravi patologie come il linfoma e i tumori del polmone, esofago, prostata tra i soggetto che usavano sonniferi.


 
Fitoterapia. Il consumo di sonniferi e tranquillanti è aumentato in modo spaventoso negli ultimi decenni. Segno che l’uomo moderno è disorientato, fragile e incapace di reggere i ritmi che lui stesso si è imposto. Per altro, questi farmaci danno dipendenza, rendendo le persone ancora meno libere, e sono gravati di diversi effetti collaterali non ultimi quelli di cui si parla nello studio citato. Si può e si deve intervenire sull’insonnia in modo diverso e non solo farmacologico, prendendo, ad esempio, in considerazione tecniche di rilassamento, psicoterapia, meditazione, yoga, terapie fisiche ayurvediche e attività sportiva, cui il medico non pensa quasi mai. In combinazione con questi provvedimenti non farmacologici è possibile usare diversi integratori ed erbe medicinali. Vediamo, quindi, alcune erbe medicinali utilizzate tradizionalmente nell'insonnia:
 
ValerianaValeriana officinalis – la radice di questa nota pianta medicinale è stata utilizzata per curare insonnia, nervosismo, ansietà e tensione muscoscheltrica e dolore da oltre 2.000 anni. Le monografie ESCOP ( European Scientific Cooperative on Phytotherapy) e quelle della Commissione E tedesca ne indicano l’impiego nel caso di tensione nervosa o difficoltà nell’addormentamento. L’effetto sedativo-ipnotico sarebbe ascrivibile all’ acido valerico e ai valepotriati. La valeriana è più efficace se utilizzata in modo continuativo piuttosto che al bisogno, dato che necessita alcune settimane per fare pienamente effetto. Rappresenta una buona alternativa alle benzodiazepine e non provoca sonnolenza e torpore fisico al risveglio. Dei sogni particolarmente vividi sono l’unico effetto collaterale che più frequentemente potrebbe causare.
LuppoloHumulus lupulus - è stato usato per lungo tempo per i suoi effetti sedativi. La Commissione E tedesca ne ha approvato l’impiego per la cura dei disturbi dell’umore, restlessness, ansia, e disturbi del sonno e la ESCOP per tenseness, irrequietezza e disturbi del sonno. Negli animali ha mostrato effetti sedativi, ipnotici e spasmolitici. Nell’uomo mancano ancora studi di un certo rilievo. Nella terapia dell’insonnia, il luppolo si associa bene con altre piante ad effetto simile.
 
Passiflora, Passiflora incarnata – ottima pianta ad azione sedativa, ansiolitica, ipnoindicente e spasmolitica. Specifica nel caso in cui la tensione nervosa o l’ansia coinvolgono il cuore e causano tachicardia, palpitazioni, extrasistoli e aritmie in genere. Va anche bene nel caso di disturbi nervosi legati al periodo menopausale. Gli studi sugli animali hanno confermato la sua azione ipnoinducente, ma mancano buoni studi clinici sull’uomo. La Commissione E tedesca ne indica l’uso in caso di agitazione nervosa.
 
ScutellariaScutellaria laterifoia – ne esistono 300 specie, di cui 113 sono originarie delle americhe. La S. laterifolia è la più nota e tradizionalmente utilizzata come sedativo, tonico nervino, antispastico, ipnoindicente, antiepilettico e antinevralgico. In passato è stata anche utilizzata con successo per la cura della rabbia (da cui il nome inglese “mad-dog scullcap”). E’ una droga spesso adulterata con la specie botanica Teucrium canadese, coinvolta in casi di tossicità epatica. Gli studi clinici sull’uomo sono pochi e non definitivi. Un’altra specie, meno conosciuta, è la S. racemosa, che ha mostrato effetti ansiolitici nell’uomo e negli animali. L’effetto pare sia dovuto ad un legame con i recettori cannabinoidi (CB1) presenti nell’encefalo. Nella pratica, è utilizzata a bassi dosaggi soprattutto in associazione con altre piante ad effetto simile, come la valeriana.
 
EscolziaEschscholzia californica – tradizionalmente utilizzata come antispastico, antalgico, calmante e sonnifero. Le ricerche hanno mostrato che ha un effetto sedativo alle dosi più alte e un effetto ansiolitico a quelle più basse. In due studi clinico una formula composta (escolzia 80% + coridale 20%) ha mostrato un significativo effetto sonnifero.
 
CamomillaMatricaria recutita – nota per i suoi effetti antispastici, antinfiammatori e sedativi, sfruttati soprattutto nel campo dei disturbi gastro-intestinali. In alcuni studi sugli animali, ha mostrato un’azione anticonvulsivante e sedativa centrale. Mancano conferme nell'uomo. Nel caso di insonnia o agitazione notturna, la camomilla è considerata un ottimo e sicuro rimedio per bambini e gravide.
 
MelissaMelissa officinalis – le monografie ESCOP ne indicano l’uso come sedativo, mentre la Commissione E tedesca ne autorizza l’uso come sonnifero nel caso di disturbi del sonno legati a stati di nervosismo.
 
LavandaLavandula angustifolia – approvata dalla Commissione E tedesca come calmante. E’ un blando sedativo indicato nel caso di nervosismo, agitazione e conseguente insonnia. E’ più efficace sotto forma di olio essenziale.
 
CardiacaLeonurus cardiaca – tradizionalmente utilizzata come blando sedativo e antispastico nel caso di stati di irritabilità e tensione. Specificamente indicata nella premenopausa, soprattutto associata a palpitazioni, ansia e contestuale iperfunzione tiroidea.
 
Papavero rossoPapaver rhoeas – è stato utilizzato come sedativo del sistema nervoso fin dall’antichità, sebbene le conferme scientifiche manchino. Se ne fa uso soprattutto in pediatria come leggero sedativo, come sonnifero e come calmante ed emolliente nella tosse e nella pertosse. La farmacopea ayurvedica propone altre erbe medicinali di grande interesse per la cura dell’insonnia. 
 
 

Eccone alcune:

JatamansiNardostachys jatamansi – sedativo, antispastico, analgesico. Soprattutto nel caso di insonnia dovuta surmenage intellettuale.
Bacopa, Bacopa monniera – adattogena, sedativa, ansiolitica. Agisce sulla memoria, che nei soggetti insonni è spesso carente.
AshwagandhaWhitania somnifera – sedativa, tonico-nervina. Utile nelle insonnie dei soggetti debilitati, dimagriti e nervosi. Riduce gli effetti negativi della privazione da sonno.
CentellaCentella asiatica – ansiolitica, tonico-nervina. Ha notevolmente migliorato il sonno in soggetti affetti da MCI (Mild Cognitive Impairment).

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