domenica 6 maggio 2012

Scautismo e omosessualità. Parola di scout


 Di
Tommaso Caldarelli
 
Pubblicato in: Diritti & Società
 

Appartengo al movimento degli scout cattolici da una vita intera; ho percorso tutte le tappe educative della proposta Agesci fin da lupetto, sono diventato Capo, il tutto nello stesso gruppo della periferia romana. Continuo tuttora l’attività educativa; lo scoutismo mi ha dato moltissimo, e continua a farmi scoprire cose nuove, importanti; riesce a farmi interrogare costantemente sul nostro presente e su come sia giusto costruire il nostro futuro. Per questo, sento di dover dire qualcosa dopo la pubblicazione, ieri, da parte di Repubblica degli atti del Convegno organizzato a Roma su “Scoutismo e Omosessualità” che molto ha fatto discutere per i contenuti che, secondo l’articolo, conclusosi l’evento sarebbero diventati automaticamente “le linee guida dell’associazione” riguardanti il rapporto fra capi e ragazzi dichiaratamente omosessuali e l’appartenenza all’associazione.
In primo luogo va detto che la questione è all’ordine del giorno in maniera sotterranea da molto tempo nei discorsi fra i capi. Se ne parla, non se ne parla, non si sa bene cosa dire. Lo scoutismo cattolico italiano ha una tradizione di apertura e di impegno che sarebbe ingiusto dimenticare nonostante questo pur problematico episodio: le marce per la pace, l’impegno antimafia in tutt’Italia, la professione di antifascismo come valore fondante del movimento sciolto da Benito Mussolini ma mai veramente sconfitto, la costante azione educativa e la presenza sul territorio anche dove è più difficile sono, semplicemente, fatti.  Le parole d’ordine di accoglienza che quotidianamente (senza retorica) cerchiamo di professare a volte però stridono con un magistero ecclesiale che soprattutto in questo campo, con le sue affermazioni nette e, credo di poter abbozzare una statistica, non condivise appieno da moltissimi capi in servizio, se applicato acriticamente ci imporrebbe un fardello che sento (sentiamo?) di non poter portare con serenità. Ed è per questo che incessantemente ci interroghiamo, discutiamo su come poter comporre questo conflitto e riuscire ad essere, ancora una volta, nella Chiesa voce critica e viva non rinunciando ad essere sentinelle della frontiera e costruttori dell’incontro con l’altro come ci piace essere, e come dobbiamo essere.
Secondo, e  più importante del primo. Conosco ragazzi omosessuali che hanno percorso il sentiero dell’associazione. Poi ne sono usciti, per scelte personali. Ma in nessun caso sono stati discriminati, influenzati, maltrattati, e so che conservano un ricordo sostanzialmente positivo dei loro anni con il fazzolettone. Non scherziamo.
Il pdf che è stato messo online da Repubblica, gli atti, dicevo, del convegno “Scoutismo ed Omosessualità”, contiene le opinioni di un sacerdote, di uno psicologo e una docente che parlano ad una platea non foltissima, durante un evento che si è tenuto mesi fa. So che suona un po’ da difesa d’ufficio di bassa lega, ma è comunque vero e giusto dire che le frasi shock che sono state riportate da Repubblica e dagli altri media non appartengono ai capi lì presenti, ma ai conferenzieri che hanno portato il loro modo di vedere le cose – che possiamo condividere o non condividere, e io, preso in blocco, non lo condivido. Il parere dei capi, e dunque dell’associazione, è in formazione e in divenire, come si legge in fondo al documento, nella sezione in cui i gruppi di lavoro formatisi alla fine del convegno riferiscono del loro dibattito. Di seguito alcuni stralci interessanti che evidenziano una situazione ben più complessa di quella riportata da Repubblica.
Il tema dell’omosessualità all’interno del ruolo educativo è sicuramente un’emergenza per la nostra Chiesa e probabilmente come Agesci possiamo/dobbiamo “dire la nostra” al Magistero. Qualcosa che vada oltre la comprensione o la semplice polarità accettazione/rifiuto del problema.
Ancora.
Ci siamo confrontati a partire dalle relazioni ascoltate e abbiamo concordato su alcuni aspetti, pur essendo presenti all’interno del gruppo posizioni differenti.
E così via.
Nel gruppo abbiamo condiviso abbastanza uniformemente che un/una capo che ha un orientamento omosessuale, purché viva questa sua condizione in modo casto, secondo gli orientamenti indicati dal magistero, può certamente fare il quadro e il formatore, cioè avere a che fare con altri capi, anche avendo dichiarato il proprio orientamento. Alcune perplessità insorgono relativamente al servizio con i ragazzi. Nel gruppo queste perplessità sono state focalizzate in due concetti, non da tutti condivisi.
Preciso che la castità, se non sbaglio, viene proposta anche alle coppie eterosessuali: si intende, non prima di un progetto di amore stabile e così via; è uno stile della relazione, una proposta complessiva del metodo educativo scout e del catechismo della Chiesa. Il tema dunque è oggetto di forte dibattito e le posizioni – il dirlo non è il provare ad alzare una diga che tanto non reggerebbe, ma empirica verità – sono tante ed articolate.
Sta di fatto però che il tema ora è stato messo sul tavolo del dibattito nazionale, e ci è finito in questo modo un po’ tranchant. Passando a difendere il lavoro di Pasqua e di Repubblica, e parlando a titolo puramente personale, non credo che ora lo scoutismo potrà rifugiarsi dietro le formule da comunicato stampa della “notizia strumentalizzata” o della “comunicazione incompleta”, cosa che in effetti non ha tentato di fare con il comunicato della presidenza nazionale. Qualche critica si può comunque sollevare riguardo la gestione della dinamica. Se è pur vero che “solo” di un convegno si è trattato, tuttavia da quello che appare è stato un convegno in cui sono state pronunciate affermazioni abbastanza pesanti – anche se, come nota Marco Politi sul Fatto Quotidiano, bisogna saper leggere fra le righe e notare che la posizione dell’Agesci è comunque un passo più avanti al magistero ratzingeriano. Sicuramente tenere un solo convegno può non risultare il modo corretto di formare un’opinione completa: sono però sicuro che presto saranno organizzati altri convegni che ci spiegheranno come possiamo, invece,  trovare il nostro passo sulla strada stretta dell’accettazione pur rimanendo ancorati al Magistero, verso il quale non abbiamo mai risparmiato critiche e prese di posizione anche “di frontiera”, come d’altronde il Patto Associativo ci richiede di fare. Per cui, non capirei perché proprio questo specifico punto dovrebbe essere accettato in blocco.
Da giornalista, poi, trovando queste affermazioni in un documento di cui non si era data alcuna notizia, con affermazioni così dirompenti, probabilmente avrei scritto anche io: forse non l’articolo di Pasqua, ma qualcosa sicuramente sì. E se si voleva evitare questo effetto, una strada c’era. E mi vengono in mente alcune domande, che mi permetto di porre, non retoricamente, al movimento che mi ha sempre chiesto di cercare di lasciare il mondo migliore di come l’ho trovato. Perché il convegno si è tenuto a novembre, ma gli atti sono usciti ad aprile? È stato risposto: perché i relatori avevano bisogno di tempo per rileggere le proprie affermazioni e dare l’ok alla pubblicazione. Possibile, tuttavia il tempo intercorso è stato davvero moltissimo, e questo non ha giovato alla dinamica. Ancora: perché sul sito ufficiale dell’associazione non è stata data rilevanza alla pubblicazione degli atti, che sono stati semplicemente caricati nella cartella download, precisamente dentro la cartella che raccoglie i documenti dei lavori in corso sul cosiddetto progetto nazionale?
Il punto è che io credo non ci sia nulla di male a professarsi e ad essere in cammino, ad avere un dibattito aperto su di una questione, a confessare di voler aspettare per formarsi un’opinione sentendo le varie a disposizione e scegliendo poi quella che ci è sembrata la migliore: e questo è l’insegnamento più importante che mi ha lasciato il mio carteggio con Giovanni, che verteva anche sul tema dello scoutismo e dell’omosessualità, ormai anni fa. Se questo convegno era, come era, solo uno dei passi del nostro cammino di approfondimento su un tema spinoso e decisivo, il primo metro di una strada difficile come è quella dell’elaborazione di una proposta educativa che non rinunci ad essere accogliente ed inclusiva, non si capisce perché, al pari di tante altre iniziative, questo documento non sia stato evidenziato a tempo debito. Primo, perché se è vero che molti capi hanno sul punto un’idea confusa e disinformata, avere a disposizione questi testi poteva essere uno strumento di confronto interessante.
Secondo, perché caricare il file senza annunciarlo (e, dunque, spiegarlo, contestualizzarlo, presentarlo) è risultato essere, purtroppo, un problematico autogoal. Perché Marco Pasqua o chi per lui ha giustamente trovato questi documenti disponibili ma forse un po’ nascosti, e ha poi scritto il pezzo: e io credo che non si possa pretendere da chi non appartiene al movimento di conoscere le sottigliezze di un dibattito delicato e tuttora in svolgimento; dovevamo essere noi a spiegare e a spiegarci, meglio. Dopo lo scandalo che vede protagonista Luigi Lusi, con Francesco Rutelli che va in giro a dire “ci era stato presentato come uno scout”, “per noi tutti era bravo come uno scout”; dopo le notizie di discriminazione e di esclusione dalle associazioni scout di persone LGBT che arrivano da oltreoceano, dagli Usa, davvero non c’era bisogno di un inciampo del genere. Qualche famiglia, forse, potrebbe fare due più due e iniziare a chiedersi se fa bene ad affidarci i figli; qualche capo potrebbe pensare che questo non sia più il suo posto. Ho l’impressione che questa volta non abbiamo fatto del nostro meglio. Ma sapremo rimetterci in cammino.

www.imille.org – Direttore Raoul Minetti
 



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