L'attore ha denunciato la situazione disastrosa dei rifiuti, trasporti pubblici e decoro nella Capitale
«Ci penso davvero due o tre volte a settimana: famme scappà via». Nuovo, affilato affondo di Carlo Verdone, 73 anni, contro il degrado e le bruttezze della sua Roma. L'attore ha denunciato la situazione disastrosa dei rifiuti, trasporti pubblici e decoro nella Capitale. «Il caldo rende ancora più invivibile una città così complicata - ha aggiunto -. È un caldo cafone. Non solo killer perché di tanto in tanto ti fa sentire le sirene delle ambulanze che vanno a prendersi un vecchietto che non tornerà più».
La rabbia di Carlo Verdone
«Ci penso davvero due o tre volte a settimana: "famme scappà via". Non è un problema solo mio, conosco tanti amici che stanno valutando concretamente di andarsene da Roma - ha raccontato Carlo Verdone a Il Fatto Quotidiano -. È la prima volta che succede. Il caldo rende ancora più invivibile una città così complicata. È un caldo cafone. Non solo killer perché di tanto in tanto ti fa sentire le sirene delle ambulanze che vanno a prendersi un vecchietto che non tornerà più. È pure un caldo di una volgarità incredibile. Aggrava tutto, deprime, scoraggia. Con questa temperatura non ce la facciamo. Ma il declino di questa città non è stagionale, è costante». Quando la scorsa settimana è scoppiato l'incendio a Monte Mario Verdone, Carlo Verdone stava lavorando in piazzale Clodio. «Ho provato a tornare a casa, ma tutte le strade erano chiuse per far passare i pompieri e la polizia - ha aggiunto amareggiato -.
Ero pure in scooter, in teoria doveva essere più semplice venirne fuori, invece sono finito incastrato in una specie di bolgia infernale: come mi muovevo trovavo una strada chiusa. Ero ostaggio, non riuscivo più a tornare a casa. Ho scoperto che a Roma ci si può ancora perdere alla mia età».
Il decoro urbano
Carlo Verdone aveva espresso nei giorni scorsi, in un'intervista a la Repubbica, la sua opinione in merito al decoro urbano: un problema che lui descrive come «il bagno di un autogrill». «Provi ad affacciarsi per una ventina di minuti da Ponte Garibaldi o da Ponte Sisto, vedrà qualcuno che si cala i pantaloni e lascia un bel ricordo. Glielo garantisco al cento per cento. Mica solo pipì, eh, pure qualche regalo più sostanzioso. Dalla mia finestra vedo ragazzi, ubriaconi che si nascondono dietro macchine, statue, alberi. Ogni volta che torni a casa, ti devi controllare le suole delle scarpe. È indecoroso, impensabile per le capitali europee. C’è un concorso di colpa, è chiaro: c’entra pure il senso civico delle persone. Ma cara amministrazione, che ci vuole a mettere dei vespasiani?». E poi ha aggiunto: «Pure il gabbiano è il risultato di una città sporca. Ci sono sempre stati, ma un numero così incredibile non l’avevamo mai visto. E poi i piccioni. Nel nostro condominio non sappiamo più come fare: non vogliamo ammazzarli, poveracci, ma arrivano in gruppo, dieci alla volta, non hanno più paura di nulla. Stanno massacrando i nostri balconi. Roma è sporca da troppo tempo e questa è la conseguenza».
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