giovedì 26 marzo 2026

Delmastro camorrista

 


Le ultime dichiarazioni di Miriam Caroccia sul caso "Le 5 Forchette" sono esplosive.

Al centro di questa deflagrazione c'è un nome che non può più nascondersi dietro un silenzio imbarazzato o difese d'ufficio: Andrea Delmastro.

Una giovane donna, figlia di un prestanome condannato in via definitiva per aver gestito i beni del clan Senese, dichiara candidamente: «Non sapevo di essere proprietaria della società. Non ho pagato, non ho firmato nulla».

Quindi era proprietaria a sua insaputa.

Questo non è un errore burocratico, ma è la confessione di un sistema. Se la versione di Miriam Caroccia regge, e lei ha chiesto di essere ascoltata dai magistrati per confermarla, crolla l'intero castello di carte, e crolla addosso a chi quella società la frequentava, la gestiva e con quelle quote ha avuto a che fare.

La domanda sorge spontanea: chi ha firmato al suo posto?

Chi ha  versato quei 5.000 euro in contanti per l'acquisto delle quote mentre il padre della ragazza era in carcere? Chi ha fatto questa messinscena per schermare la reale proprietà de "Le 5 Forchette"?

Delmastro non può più fare scena muta e liquidare la faccenda come gossip o attacchi politici.

Qui c'è un legame diretto e documentato, tra una società riconducibile a lui con dinamiche che puzzano di camorra.

Se la giovane Caroccia è una vittima "ignara" di intestazione fittizia, chi sono i burattinai che hanno usato il suo nome per coprire chissà quali traffici? questa è una vergogna,

la vergogna di un'opacità gestionale intollerabile per chiunque, figuriamoci per chi ricopre un  ruolo pubblico. 

L'audizione di Miriam Caroccia in Procura a Roma sarà la prova del nove. Se confermerà le sue parole sotto giuramento, non ci saranno più "se" e "ma" che tengano e la posizione di Delmastro e degli altri soci diventerà insostenibile, non solo politicamente, ma anche giuridicamente.

È un'indecenza che esige risposte immediate, chiare e senza sconti,e Delmastro deve darle , subito!

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