Riciclatori di tutto il mondo
Milioni di persone in tutto il mondo vivono della raccolta di rifiuti. Quello che fanno nelle città latinoamericane, ad esempio, consente a imprese e stati di risparmiare, ma la loro condizione resta di sfruttati. Ovunque però hanno cominciato ad autorganizzarsi in movimenti.
di Roberto Casaccia
Il recupero dei rifiuti. ovvero i residui generati dall’attività produttiva e dalla cultura consumista, è un tema che sta entrando sempre più nel dibattito e nell’agenda pubblica globale. Da un lato, non è ragionevole nè tanto meno auspicabile continuare aumentare la produzione dei rifiuti e i conseguenti impatti negativi prodotti dal loro smaltimento indiscriminato. Allo stesso tempo, i residui riciclabili possono costituire materia prima che premette di ridurre i costi tanto economici quanto sociali e ambientali, questi ultimi, deliberatamente estromessi dai calcoli della teoria economica convenzionale.
Con il continuo processo di crescita dell’ultimo decennio, in termini d’urbanizzazione e (soprattuto) di consumi, la gestione dei residui solidi si è trasformata oggi piú che mai in una questione centrale per la stragrande maggioranza delle cittá latinoamericane[1]. In questo senso, i processi di smaltimento finale dei rifiuti in America Latina continuano a rappresentare una questione di difficile risoluzione, sopratttuo in ambito urbano e metropolitano. È importante ricordare, che esiste una relazione direttamente proporzionale tra il livello di attività economica e i tassi di produzione di residui solidi, siano questi domciliari (Rsi) o urbani (Rsu). Chiaramente, dovendo gestire una quantità maggiore di residui, la necessità di organizzarne la raccolta con una metodologia davvero sostenibile, tanto dal punto di vista sociale quanto ambientale ed economico, aumenta.
Circa quindici milioni di persone, ossia l’1 per cento dell’intera popolazione urbana dei cosiddetti paesi in via di sviluppo, vive della raccolta di residui riciclabili. In America Latina, il movimento dei riciclatori si è via via consolidato, cominciando a stringere nuovi vincoli con reti simili presenti in Africa ed Asia.
In Messico li chiamano pepenadores. In Argentina sono conosciuti come cartoneros o cirujas (a seconda che svolgano la loro attività per le strade oppure nelle discariche). In Brasile sono icatadores, in Perú si parla di segregadores o moscas; cachureros in Cile, chamberos in Ecuador; e ancora, cirujas in Repubblica Dominicana, hurgadores de El Salvador, clasificadores nell’Uruguay. Ogni paese possiede un proprio vocabolo per riconoscere i riciclatori, persone che recuperano, differenziano e commercializzano materiali provenienti dai residui generati dalla vita di ogni giorno, trasformando tale attività nella loro fonte di reddito e resistenza.
In tutta l’America Latina i riciclatori hanno rappresentato un elemento imprescindibile per lo sviluppo dell’industria della carta durante più di quattro secoli. Il loro lavoro, inoltre, contribuisce a diminuire le importazioni di materia prima, il che consente a sua volta di risparmiare a livello nazionale[2]. Il Pet utilizzato per le bottiglie di cola, per esempio, viene esportato in Cina, dove viene trasformato in oggetti di plastica di tutti i tipi, e recuperate in tutto il mondo. In tutto il subcontinente sono nate, con differente intensità, iniziative di supporto e programmi di appoggio al movimento riciclatore, arrivando, in alcuni casi, a legiferare a proposito[3].
Attualmente, in Brasile esistono cinquecento (500) cooperative di catadores, in cui si registrano circa sessantamila lavoratori del settore [5]. Secondo i dati della Senaes il 52 per cent dei gruppi di catadores sono ancora informali, il 28,4 per cento si presenta in una qualche forma associativa e il 16,8 per cento si è già formalizzato in forma cooperativa, integrando l’Mncr – Movimento Nazionale di Catadores di Materiali Recicalbili (6) – appoggiato dalla Senaes (Segreteria nazionale di economia solidale). Si stima che in America latina esistano più di mille organizzazioni che si dedicano a quest’attività, raggiungendo il più alto numero del mondo[7].
La complessità di tale fenomeno, ha prodotto la nascita della Rete latinoamericana di riciclatori – Red Lacre [8] organizzazione rappresentativa dei differenti movimienti che aggrupano i riciclatori della maggioranza dei paesi della regione. In Uruguay, sebbene il Pil si sia mantenuto in costante crescita e il tasso di disoccupazione sia il più basso della storia recente, il processo d’inclusione socio-economica della popolazione clasificadores puó considerarsi quasi nullo. Le attuali condizioni nelle quali i clasificadores realizzano il loro lavoro configura un chiarissimo caso di sfruttamento economico, travestito da attività indipendente. I principali beneficiari di tutto ció sono i sistemi d’intermediazione tra i clasificadores e l’industria del riciclaggio.
Si calcola che il settore informale dei clasificadores reccuperi circa il 40 per cento dei residui solidi domicilairi prodotti nella capitale Montevideo, ed una porzione compresa tra il 30 ed il 40 per cento nel resto del paese. Un 30 per cento del totale recuperato termina in discarica, un 57 per cento viene riutilizzato o riciclato, mentre il restante 13 per cento si stima venga bruciato o smaltito in corsi d’acqua. Per poter incontrare una soluzione coerente ed efficace alla gestione dei residui solidi è neccessario pertanto incorporare il fenomeno sociale che ne deriva. Allo stesso modo, appare impensabile poter migliorare la qualità di vita dei clasificadores e della popolazione più colpita dal probelma residui, senza tener in considerazione le dinamiche economiche e ambientali connesse.
La catena produttiva del riciclaggio rappresenta un sistema in cui i clasificadores, e i riciclatori latonoamericani partecipano in qualità di primo anello della catena produttiva; catena caratterizzata da forti fluttuazioni stagionali e una elevata instabilità dei prezzi delle materie prime[9]. In accordo con la Uec [10] (Unità di Studi Cooperativi dell’Università della Repubblica dell’Uruguay), è possibile affermare (senza timore ad essere smentiti) che i clasificadores non possono essere considerati come attori completamente esclusi dalla società. Al contrario, la catena economica, la política pubblica e l’organizzazione degli attori del settore sono articolati per riprodurre le condizioni d’inclusione precaria e lo sfruttamento del loro lavoro. Nella regione caratterizzata dai peggiori indicatori di distribuzione del reddito a livello mondiale, la crescita (economica) rappresenta un aspetto marginale della questione.
Nonostante questa situazione registri una maggior pressione nelle aree metropolitane delle principali città latinoameircane e nella maggioranza delle città medio-grandi, la popolzaione in generale ed i suoi rappresentati istituzionali non hanno ancora preso coscienza di tutte le implicazioni del fenomeno. I riciclatori latinoamericani, per necessità, invece sí. Scrive Leonardo Boff[11]: “La grande lotta di questi lavoratori è impedire che le grandi imprese, che con la raccolta dei rifuiti hannno scoperto un business altamente redditizio, si appropino, in collaborazione con i poteri pubblici, dei servizi prestati dai riciclatori, rubandogli il sostento (…). Le imprese possono legittimarsi soltanto integrando i riciclatori, senza privarli dei valori che li caratterizzano (…). Riciclano non solo materiali, ma (soprattutto) persone, costruendo insieme la propria autonomia, riscattando la loro dignità, inserendosi nella società come veri ‘profeti dell’ecologia’ e come ciittadini (…). Meritano rispetto, riconoscimento e appoggio”.
*In occasione della settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti l’associazione Re-Orient onlus, in partenrship con l’associazione urugaiana Retos al Sur, ha presetato il dossier: “Rifiuti, Residui e Riciclatori”, una panoramica sulla stato del riciclaggio e del riuso in Uruguay e in America Latina, con un’attenzione particolare sulla situazione dei gruppi coopeartivi/associativi di riciclatori informali. Il dossier è stato elaborato nell’arco dell’esperienza di un anno, dal volontario Roberto Casaccia, attraverso il Programma Sve (Servizio Volontario Europeo) dell’Ue e la collaborazione dell’Associazione Ujamaa per la Pace di Ancona.
Per scaricare il dossier vai al sito: www.reorient.it
Roberto Casaccia, di Retos al Sur/Reorient, collabora fina dall’inizio con Comune
[1] In un contesto iper-urbanizzato come quello latinoamericano, la ricerca della sostenibilitá urbana e dell’eco-efficienza si é trasformata sempre piú in un dictat. In tal senso, la cattiva gestione dei RSU implica costi sociali e ambientali (diretti ed indiretti) significativi, che si riepecuotono maggiormente sulle zone più marginali e periferiche.
[2] In Messico, per esempio, l’industria della carta tenta massmizzare l’uso di carta e cartone recuperato dai riciclatori, per sopravvivere alla concorrenza internazionale, derivante dall’apertura commerciale del paese.
[3]Nell’ottobre 2009, il governo peruviano ha promulgato la Legge Nº 29419, che riconosce il lavoro di chi recupera materiale riciclabile, conferendogli formalmente l’integrazione ai Sistemi di Gestione di Residui Solidi del paese, convertendo il Perú nel primo paese latinoamericano a disporre di una legge che regola l’attività dei riciclatori.
[4] Per maggiori informazioni: www.cartoneando.org.ar.
[5] È provato statisticamente, che l’industria brasilana di riciclaggio del PET non si sarebbe potuta sviluppare tanto senza la presenza di questa forza-lavoro, giacchè la maggior parte dei residui di cui si beneficia tale industria, passa inizialmente per le mani di un catador. Lo stato brasiliano, dopo un lungo processo di gestazione nel Congresso Nazionale, ha approvato, la Legge Federale nº 12.305/2010, con cui è stata istituita la Politica Nazionale per i Residui Solidi – PNRS. Nel testo si esplicita l’inserimento del concetto di responsabilità coondivisa, si predispongono incentivi allo sviluppo di cooperative e gruppi associativi di catadores, come parte integrante di un’azione socio-ambientale che include, inoltre, il concetto di logistica inversa.
[6] Sito web: www.mncr.org.br.
[7] Terraza, H. y Sturzenegger, G.: “Dinámicasde Organización de los Recicladores Informales, Trescasos de estudio en América Latina”, 2010.
[8] Sito web: www.redrecicladores.net.
[9] Esistono, in Uruguay, alcuni antecedenti di denunce per pratiche oligopolistiche, in particolare dirette agli operatori dell’intermediazione, mentre i prezzi locali sono spesso inferiori a quelli della regione latinoamericana.
[10] Elizalde L., Fry M., Musto L., Sanguinetti M., Sarachu G., Texeira F.: “Clasificadores de Residuos Urbanos Sólidos en Montevideo: Entre la exclusión social y la explotación encubierta. Una mirada del proceso de valorización de residuos en tanto complejo productivo” Versione preliminare, non ancora pubblicata.
[11] Per leggere l’articolo completo:servicioskoinonia.org/boff/articulo.php?num=600.
http://comune-info.net/2013/11/la-risorsa-del-rifiuto/
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