Epidemia patriarcale
di Adriano Petta*
Il 25 novembre è la data scelta 14 anni fa dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite affinché donne e uomini insieme, di nazioni e classi diverse, si uniscano per “l’eliminazione della violenza contro le donne”. Purtroppo in questi 14 anni il fenomeno anziché attenuarsi si è ingigantito, soprattutto nelle nazioni devastate dalla guerra, e nella nostra immancabile Italia. È importante non lasciare che resti isolata l’energia che oggi si libererà nelle piazze, nei quotidiani, nei pc e nei tablet, nei circoli e nei centri culturali, che la connessione che si creerà tra le persone di tutto il mondo, non si disperda. Internet farà da tam tam. Unendomi all’invito di Eve Ensler, a tutti voi che leggerete questo grido, la parola chiave per il 2014 dovrà essere “giustizia”: giustizia per le donne maltrattate e uccise, ma anche per quelle che iniziano ora il loro percorso fuori dal silenzio ribellandosi a questa società sessista, liberandosi dalla paura di essere molestate, violentate, ammazzate.
Durante la mia infanzia, nel mio natio borgo selvaggio molisano, assistevo spaventato a come i nostri padri, i nostri nonni, i nostri zii trattavano le nostre mamme, le loro donne: la violenza fisica nei riguardi di quelle povere creature – a cui era affidato tutto, la cura dei bambini, della casa, degli animali, dei vecchi, della campagna – era un rito quotidiano. Quando poi da grande m’incamminai per i sentieri del romanzo, spesso il rogo del mio calamaio ha cercato di raccontare l’universo femminile, segnato da quei ricordi della mia infanzia. Quegli uomini che usavano sistematicamente la violenza fisica sulle nostre madri e nostre nonne, non ce l’avevano scritto nel sangue, nel DNA, ma nella loro cultura, nella tradizione. I maschi della nostra specie che oggi violentano e uccidono le donne in tutto il mondo, lo hanno ereditato da una cultura maschilista millenaria. Una tradizione che noi possiamo cambiare, un’epidemia patriarcale che noi dobbiamo cancellare.
La mia eroina Assiotea nel 348 a.C. gridava a Platone: “Sono stata venduta da mio padre a mio marito, e mio marito la notte delle nozze mi ha violentata, ubriaco, sopra un lenzuolo bianco che ha appeso alla porta di casa col mio sangue, per poter mostrare alla gente di Fliunte che io ero vergine, e poi se n’è andato nell’andròn accanto a giacere e fare l’amore per tutta la notte col suo bello! Tu, Platone, e tu, Aristotele… eravate in quella stanza: mio marito si comportava così perché voi, le massime autorità di questo paese, avete scritto che la donna è inferiore all’uomo per natura… anzi, che la donna è uno scarto della natura. Quella notte, e tutte le notti che sono seguite, mio marito si è comportato come la più feroce e spietata delle bestie, perché voi due gli avete insegnato che era giusto comportarsi così!”
Oggi, 25 novembre 2013, per offrire il nostro piccolo contributo affinché venga cancellata la violenza contro le donne, leggiamo ad alta voce la bellissima poesia erroneamente attribuita a Shakespeare, il cui vero autore resta anonimo: l’ho fatta tradurre nelle altre 5 lingue neolatine e in inglese, e ve le propongo qui di seguito affinché possiate diffonderle nella rete, magari infilandole in qualche vuoto echeggiante di inutili chiacchiere, al grido di “In piedi, Signori, davanti a una Donna!”
*Adriano Petta, scrittore e studioso di storia della scienza e medievalista
Per tutte le violenze consumate su di lei
per tutte le umiliazioni che ha subito
per il suo corpo che avete sfruttato
per la sua intelligenza che avete calpestato
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata
per la libertà che le avete negato
per la bocca che le avete tappato
per le ali che le avete tagliato
per tutto questo
in piedi, Signori, davanti ad una Donna.
E non bastasse questo
inchinatevi ogni volta che vi guarda l’anima
perché Lei la sa vedere
perché Lei sa farla cantare.
In piedi, Signori, ogni volta che vi accarezza una mano
ogni volta che vi asciuga le lacrime
come foste i suoi figli
e quando vi aspetta
anche se Lei vorrebbe correre.
In piedi, sempre in piedi, miei Signori
quando entra nella stanza e suona l’amore
e quando vi nasconde il dolore e la solitudine
e il bisogno terribile di essere amata.
Non provate ad allungare la vostra mano per aiutarla
quando Lei crolla sotto il peso del mondo.
Non ha bisogno della vostra compassione.
Ha bisogno che voi
vi sediate in terra vicino a Lei
e che aspettiate che il cuore calmi il battito
che la paura scompaia
che tutto il mondo riprenda a girare tranquillo
e sarà sempre Lei ad alzarsi per prima
e a darvi la mano per tirarvi su
in modo da avvicinarvi al cielo
in quel cielo alto dove la sua anima vive
e da dove, Signori, non la strapperete mai.
(pseudo-William Shakespeare)
Per tota la violència que ha patit
per cada humiliació que ha suportat
pel seu cos, tantes vegades maltractat,
per la seva intel·ligència, que heu ultratjat,
per la ignorància a la que ha estat condemnada
per la llibertat, de la fou privada,
Per la seva boca, tot sovint silenciada,
per les seves ales, injustament amputades
per tot això:
En peu, Senyors, davant d’una Dona.
I amb això no n’hi ha prou:
inclineu-vos cada vegada que aflora a la vostra ànima,
perquè sap mirar-la, i també escoltar-la.
En peu, Senyors, quan acaricia les vostres mans,
quan, com nens, us eixuga les llàgrimes,
i quan, volent avançar, es queda i espera.
De peu, sempre en peu, Senyors meus,
quan irradiant estima, entra a l’estança,
quan amaga el seu dolor, la seva soledat
i l’ànsia constant de sentir-se estimada.
No li tendiu la mà per a ajudar-la
quan sucumbeix sota el pes del seu món.
No necessita compassió.
Li fa falta
que seieu al terra, a la seva falda,
a esperar que el cor calmi els seus batecs,
a que la por s’esvaeixi
i que el món sencer torni a girar tranquil.
Aleshores serà ella la primera en aixecar-se
i agafar-vos de la mà i elevar-vos fins al cel.
A aquell cel alt, on resideix la seva ànima,
i on, Senyors, no aconseguireu arrencar-la.
(pseudo William Shakespeare)
traduzione in catalano di Diana Pujagut
Por toda la violencia que ha padecido
por cada humillación que ha soportado
por su cuerpo, tantas veces maltratado,
por su inteligencia, que habéis ultrajado,
por la ignorancia a la que ha sido condenada,
por la libertad, de la que fue privada,
por su boca, a menudo silenciada,
por sus alas, injustamente amputadas,
por todo esto:
En pie, Señores, delante de una Mujer.
Y eso no basta:
inclinaos cada vez que se asoma a vuestra alma,
porque sabe mirarla, y también escucharla.
En pie, Señores, cuando acaricia vuestras manos,
cuando, como niños, os enjuga las lágrimas,
y cuando, queriendo avanzar, se queda y aguarda.
De pie, siempre de pie, Señores míos,
cuando, irradiando cariño, entra en la estancia,
cuando cela su dolor, su soledad
y el ansia constante de sentirse amada.
No le tendáis la mano para ayudarla
cuando sucumbe bajo el peso del mundo.
No necesita compasión.
Le hace falta
que os sentéis en el suelo, junto a su regazo,
a esperar que el corazón calme sus latidos,
a que se desvanezca el miedo
y a que el orbe entero vuelva a girar tranquilo.
Entonces será ella la primera en alzarse
y tomaros de la mano y elevaros hasta el cielo.
A aquel cielo alto, en donde mora su alma,
y de donde, Señores, no lograréis arrancarla.
(pseudo-William Shakespeare)
traduzione in spagnolo di María Trinidad Pinazo Delgado
Por toda a violência que sofreu
Por cada humilhação que suportou
Pelo seu corpo, que haveis maltratado,
Pela sua inteligência, que haveis ultrajado,
Pela ignorância a que foi condenada
Pela liberdade que lhe haveis negado
Pela sua boca, tantas vezes silenciada
Pelas suas asas, que haveis amputado
Por tudo isto
De pé, Senhores, perante uma Mulher.
E não basta:
Curvai-vos, de cada vez que vos observa
Porque vê através de vós
E sabe como escutar a vossa alma.
De pé, Senhores, quando vos acaricia as mãos,
Quando vos enxuga as lágrimas
Como se fosseis crianças
E quando, querendo avançar, vos espera.
De pé, sempre de pé, meus Senhores,
quando entra no quarto irradiando carinho
e quando vos esconde a dor e a solidão
e a ânsia desmedida de ser amada.
Não estendais a mão para ajudá-la
Quando sucumbe sob o peso do mundo.
Ela não precisa da vossa compaixão.
Precisa apenas
Que vos senteis junto dela
Até que o coração acalme o batimento
O medo se desvaneça
E o mundo volte a girar tranquilo.
Será sempre Ela a primeira a erguer-se
E a dar-vos a mão para vos elevar
Ao céu.
O céu profundo onde vive a sua alma
E de onde, Senhores, jamais a arrancareis.
(pseudo-William Shakespeare)
traduzione in portoghese di Maria Fernanda Barreto
Pour toutes les violences sur elle accomplies
pour chaque humiliation qu’elle a subie
pour son corps, que vous avez flétri,
pour son intelligence, par vous anéantie,
pour l’ignorance à laquelle vous l’avez condamnée
pour la liberté qui lui a été dérobée
pour sa bouche, longtemps scellée,
pour ses ailes, brutalement rognées,
pour tout cela
Devant une Dame, levez-vous, Messieurs.
Et non seulement :
inclinez-vous à chaque fois qu’elle se penche vers votre âme
parce qu’elle sait la regarder,
elle sait la faire chanter.
Levez-vous, Messieurs, à chaque fois qu’elle vous caresse la main,
à chaque fois qu’elle essuie vos larmes,
comme si vous étiez ses enfants
et quand elle vous attend,
même si elle voudrait s’enfuir en courant.
Debout, toujours debout, mes chers Messieurs,
lorsqu’elle rentre dans la pièce rayonnante d’amour,
quand elle cache sa douleur et sa solitude
et son envie insatiable d’être aimée par vous.
Ne tentez pas de lui porter secours en lui tendant la main
quand elle s’écroule sous le poids de ce monde.
Aucune compassion; elle a juste besoin
de vous avoir à côté, assis par terre,
attendant que le coeur se soit apaisé,
que la peur disparaisse,
que l’univers entier reprenne sa cadence
et, alors,
elle sera la première à se dresser
et à vous prendre avec elle pour vous hisser jusqu’au ciel,
ce ciel sublime où son âme demeure
et duquel, Messieurs, vous ne l’arracherez guère.
(pseudo-William Shakespeare)
traduzione in francese di María Trinidad Pinazo Delgado
Pentru toate violenţele avute
pentru toate umilinţele suportate
pentru corpul ce a-ţi exploatat
pentru inteligenţa eì călcată în picioare
pentru ignoranţa cu care a-ţi lāsat-o
pentru libertatea pe care i-aţi negat-o
pentru aripile ce le-aţi tăiat
pentru toate acestea
în picioare, Domnilor, înaintea unei Femei
si dacă toate acestea nu ajung.
Închinaţi – vā de fiecare datā ce vā priveşte în suflet.
Pentru cā ea ştie sā vadă
pentru că ea ştie sa-l cânte
în picioare, Domnilor, de fiecare dată ce vā mângâie o mână
de fiecare dată ce vā şterge lacrimile
ca şi cum a-ţi fi copii sāi
şi când vā aşteaptā
chiar dacā ea ar vrea sa alerge
în picioare, mereu în picioare, Domnilor miei
când intrā în cameră si sunǎ dragostea
şi cǎnd vā ascunde durerea şi singurātatea
şi nevoia îngrozitoare de a fi iubitā.
Nu încercaţi să-i întindeţi o mânā pentru a o ajuta
Când ea cade sub greutatea lumii
Nu are nevoie de compasiunea voastrā
Are nevoie ca voi
Sā vā aşezaţi pe pāmânt alāturi de ea
Şi sā aşteptaţi ca inima sa-şi calmeze bātāile
Ca frica sā disparā
Şi toatā lumea sā-şi reia cursul liniştit
Şi va fi mereu cea dintâi sā se ridice
Sā vā întindā o mânā pentru a vā ridica
În aşa fel încât sā vā apropriaţi la cer
Acolo sus unde sufletul ei trāieşte
Si de unde, Domnilor, nu o ve-ţi îndepārta niciodatā.
(pseudo William Shakespeare)
traduzione in romeno di Petronica Florea
For all the violence imposed on her
For all the humiliation she has suffered
For her body that you have taken advantage of
For her intelligence that you have stepped
For the ignorance which you have left her in
For the freedom you have denied her
For the mouth you shut, and for the wings you clipped
Stand Gentlemen in front of a Woman.
And this is not enough, bow every time she looks at your soul
Because she knows how to see it
Because she knows how to make it to sing
Stand, Gentlemen, whenever she caresses your hand
Every time she dries your tears, as if you
were one of her children,
and when she waits for you, even if she would like to run
Stand, and remain standing my friends,
When she enters the room singing of love
and when she hides her pain and her loneliness
while having the terrible need to be loved.
Do not try to reach out to help her
when she collapses under the weight of the world
She does not need your pity.
She needs you to sit on the ground beside her
and wait for the beat of her heart eases and
her fear disappears, and the world
continues to turn quiet.
She is the first to stand and to give a hand to pull yourself up
and bring you closer to the sky,
high in the sky, where her soul lives
and where, Gentlemen,
you will never tear off her from.
(pseudo-William Shakespeare)
traduzione in inglese di Vincenzo Campitelli
http://comune-info.net/2013/11/epidemia-patriarcale/
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