Conflitti al pomodoro
Alcuni accordi commerciali dell’Ue fanno rimpiangere perfino quelli della Wto. Ad esempio il trattato con il Marocco in vigore da un paio di mesi, come previsto dai movimenti, si è tradotto nel crollo dei prezzi del pomodoro in Spagna: in altre parole, allo sfruttamento dei contadini del Sahara si affianca la crisi degli agricoltori spagnoli, mentre nei piatti dei cittadini consumatori arriva un prodotto ricco di sostanze chimiche. Un capolavoro. Vi state chiedendo se c’è qualcuno che ci guadagna? Certo, e molto: i grandi supermercati.
Il report Conflict tomatoes, redatto e pubblicato nel febbraio del 2012 da diverse organizzazioni tra cui Emmaus Stockholm, sottolineava l’insostenibilità di un accordo che, oltretutto, sfruttava la potenzialità produttiva della zona occupata del Sahara occidentale, sotto la lente di ingrandimento di varie organizzazioni internazionali per il mancato rispetto dei diritti umani fondamentali.
Il report aveva identificato undici siti nelle vicinanza di Dakhla, nel Sahara occidentale, tutti di proprietà del sovrano, di diversi conglomerati marocchini e di multinazionali francesi. Un territorio capace di produrre ed esportare oltre 60mila tonnellate di prodotti agricoli, per buona parte pomodori, in gran parte destinati al mercato estero (più del 95 per cento) di cui quello europeo fa la parte del leone con, come porta di entrata, Perpignan in Francia. Tra le principali denunce, il rischio che una liberalizzazione così pensata potesse mettere in ginocchio le produzioni europee, con buona pace del concetto di sostenibilità e di sovranità alimentare.
Sono bastati pochi mesi dall’applicazione del trattato, e l’Associazione dei giovani agricoltori spagnoli di Alicante (Asaja Alicante) ha chiesto urgentemente al governo di Madrid di fare chiarezza con l’omologo marocchino. I prezzi del pomodoro infatti sono crollati del 37 per cento, al di sotto dei costi di produzione, in seguito all’invasione di prodotti a basso costo dal Paese nordafricano, «i bassi prezzi marocchini non minacciano solo i produttori spagnoli, ma anche quelli marocchini» ha detto Eladio Aniorte, presidente di Asaja al mensile Fresh Plaza.
«Gli unici che stanno facendo profitti – ha continuato Aniorte – sono i grandi supermercati. I produttori guadagnano meno di prima, ma i consumatori pagano lo stesso prezzo al punto vendita», per un prodotto, c’è da aggiungere, di bassa qualità perchè pesantemente trattato con sostanze chimiche come il bromuro di metile, vietato in Unione europea.
Che gli appelli ai vari governi, ed alla Commissione europea, sul mancato rispetto dei patti da parte di contraenti possa portare a qualche risultato c’è da dubitarne, vista la stretta relazione che c’è tra i decisori politici e i grandi attori economici che dalla liberalizzazione dei mercati guadagnano profitti stellari. A confermare questa vicinanza la recente pubblicazione «leaked» da parte dei movimenti che si oppongono ai trattati commerciali bilaterali sugli scambi di email tra il governo statunitense e il gigante WalMart per garantire alla multinazionale accesso ai mercati indiani all’interno del trattato commerciale Usa-India. Email del dicembre 2010 e che mostrano la stridente intimità tra un decisore politico, che dovrebbe dettare le regole e tutelare gli interessi comuni, ed un soggetto privato, che dovrebbe sottostare alle leggi e tutelare gli interessi degli azionisti. Una commistione continua, presente in tutti i trattati di liberalizzazione commerciale e che a volte si concretizza in un pomodoro proveniente da oltremare.
http://comune-info.net/2012/12/conflitti-al-pomodoro/
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