Nel 1871, dieci anni dopo l'Unità d'Italia, il 45% dei lombardi non sapeva leggere né scrivere. Il Piemonte stava a 42%. Questi sono i dati ufficiali del primo censimento nazionale.
Quando pensi al divario culturale tra Nord e Sud, probabilmente immagini qualcosa di antico, quasi biologico. Una differenza che c'è sempre stata. Ecco il problema: non è vero.
Nel 1871 la forbice esisteva, ma non era abissale. La Basilicata era all'88%, la Calabria all'87%. Il Sud era indietro, sì — ma il Nord era a metà della stessa scala, non su un altro pianeta.
Milano, nel 1871, aveva il 17,6% di adulti analfabeti in città. Nella provincia milanese si saliva al 40%. Non esattamente la culla dell'alfabetizzazione europea.
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Nei decenni successivi all'Unità, il Nord industrializzato accelerò. Le scuole obbligatorie si diffusero dove c'erano già fabbriche, infrastrutture, urbanizzazione. Il processo si autoalimentò: più città, più scuole, più operai alfabetizzati, più industria.
Il Sud rimase sopra il 50% di analfabetismo fino agli anni '20 del Novecento. Non perché fosse partito da un punto irrecuperabile, ma perché i meccanismi che avrebbero dovuto colmare il gap non arrivarono, o arrivarono tardi, o arrivarono male.
Il fossato che oggi percepiamo come eterno fu scavato in meno di cinquant'anni. Non in secoli. In cinquant'anni.
Quello che sembra naturale ha sempre una data di costruzione.
In breve:
Nel 1871 il 45% dei lombardi era analfabeta — quasi la metà
Al Sud si sfiorava il 90%, ma il divario non era incolmabile
Il fossato percepito come eterno fu scavato in meno di 50 anni post-Unità

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