Nel tacco d'Italia, tra l'Adriatico e lo Ionio, la civiltΓ messapica emerge come una delle vicende piΓΉ complesse e affascinanti della storia preromana. Il Salento (l'antica Messapia o Iapigia) ospitava cittΓ cruciali – come Brundisium, Uzentum, Rudiae e Uria – sparse su un territorio di approdi naturali, crocevia di traffici e culture. Questa posizione, stretta tra i due mari, pose i Messapi in dialogo inevitabile con i Greci di Taranto, coloni spartani insediati poco piΓΉ a nord.
Fin dall'antichitΓ , ci si interrogΓ² sulle origini dei Messapi. Erodoto li ricollegava ai Cretesi di Minosse, giunti nel Salento, fusi con popolazioni preesistenti in una nuova identitΓ . L'etΓ moderna, con archeologia e linguistica, propose l'ipotesi illirica: genti balcaniche approdate a Otranto, il punto piΓΉ prossimo all'Albania, diffondendosi nel Salento fino a Taranto. Toponimi, glosse greche e soprattutto le iscrizioni ne hanno confermato la distinta fisionomia etnica e culturale, compatta in un crocevia di intensi contatti mediterranei.
Del messapico restano poche decine di iscrizioni, perlopiΓΉ salentine, incise su cippi, votivi, documenti e monete. Questi testi, con alfabeto ionico-tarantino, vanno dal V al II secolo a.C., con reperti notevoli da Brindisi e Vaste. Sebbene gli studiosi ne leggano i segni e riconoscano nomi, formule e strutture grammaticali (scoprendo anche un uso verbale piΓΉ ampio del previsto), il senso complessivo resta in gran parte un enigma. La lingua, indoeuropea ma senza corrispondenze certe, Γ¨ una voce spezzata incisa nella pietra, che ancora sfugge alle categorie note.
Se le iscrizioni ne delineano la struttura sociale, Γ¨ l'archeologia a svelare il volto dei Messapi. A partire dal V secolo a.C., in un'epoca di intensi e conflittuali rapporti con Taranto, i maggiori centri del Salento si dotarono di imponenti sistemi difensivi. A Muro Leccese, Otranto e in altri abitati preromani, circuiti murari possenti cingono ancora oggi terrazze e alture. A Muro Leccese, gli scavi hanno portato alla luce tratti di mura in grandi blocchi di tufo, erette nel IV secolo a.C., poi in parte spoliate. A Otranto, ricerche recenti hanno rivelato segmenti delle fortificazioni e delle porte urbiche ellenistiche, inserendo l'abitato messapico nel panorama dei grandi centri fortificati salentini, con un sistema difensivo la cui complessitΓ Γ¨ paragonabile a quello di altre popolazioni dell'Italia preromana.
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Abitudine alle armi e fama di esperti cavalieri e costruttori di mura. Nel V secolo a.C., la potente Taranto tentΓ² di imporre la sua egemonia sui vicini indigeni, spinta dalla ricerca di manodopera e dal controllo delle vie interne. La reazione messapica, con l'appoggio di Peuceti e Dauni, culminΓ² nella clamorosa disfatta tarantina del 473 a.C., ricordata da Erodoto come una delle piΓΉ gravi sconfitte greche in Occidente. Quell'episodio divenne il simbolo della resistenza messapica all'ellenizzazione forzata, dimostrando che le comunitΓ indigene non erano un passivo sfondo, ma soggetti politici e militari capaci di coalizzarsi e difendere il proprio spazio con le armi.
Per secoli, la storia della regione fu plasmata dalla guerra, a fasi alterne, tra Taranto e i popoli iapigi. L'arrivo di Roma, nel III secolo a.C., ribaltò gli equilibri. I Messapi, un tempo avversari, si allearono con Taranto e Pirro, re dell'Epiro, contro la Repubblica in avanzata, testimoniando un cambio di prospettiva: i vecchi nemici greci divennero alleati contro la minaccia maggiore, l'Urbe che ambiva al controllo della Magna Grecia. La conquista romana di Taranto e del Salento, conclusa entro fine secolo, innescò per i Messapi un lungo processo di integrazione e romanizzazione che, nel tempo, ne assorbì istituzioni, lingua e culti, dissolvendo l'identità originaria.
Nelle pietre delle mura megalitiche, nei tracciati delle fortificazioni, nei cippi incisi con una scrittura leggibile ma non decifrabile, riecheggia la loro storia. Il Salento ne conserva i segni nel paesaggio: l'antica civiltΓ messapica, che fronteggiΓ² Taranto e si adattΓ² ai Romani senza soccombere del tutto. I Messapi, signori dei due mari, restano una presenza silenziosa ma tenace nella memoria dell’Italia antica. A lungo relegati dalla storiografia, la ricerca contemporanea li sta riportando al centro di una narrazione piΓΉ ricca, dove le vicende di vinti e resistenti ritrovano il loro posto accanto a quelle dei vincitori.
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