I bidoni del calcio

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Arnautovic. Era arrivato all'Inter pronto a prendere la pesante eredità di Ibra: l'austriaco è famoso solamente per le sue esultanze dopo il 'triplete' e per essersi fatto rubare la macchina di Eto'o.

Quaresma. Voluto da Mourinho sbarcò all’Inter nell’estate 2008. A Milano, si ricordano delle sue 'trivele', finite spesso in tribuna.

Shabani Nonda. 4 gol in 15 partite sembrerebbero quasi un buon bottino per l'ex bomber del Monaco che però dopo solo 6 mesi in compagnia dell'amico Mexes se ne va in Inghilterra, al Blackburn.

Figueroa. nel 2004 gioca una Copa America da protagonista e vince l'oro olimpico con l'Argentina, ma poi si infortuna e inizia un calvario senza fine. Il Genoa crede in lui, ma il bomber non incide.

Eliseu. Nel 2009 alla Lazio dalla Spagna arrivò questo veloce esterno di origini capoverdiane. Riuscì a debuttare in Europa ma poi la Lazio non credette in lui e lo rispedì da dove era venuto.

Gourcuff. Eterna promessa del calcio, il testardo bretone ha collezionato più lavate di capo da parte di Maldini e Seedorf che gol con la maglia del Milan.

Domoraud. I tifosi interisti non si saranno dimenticati di Domoraud. Nonostante abbia giocato soltanto 6 partite con i nerazzurri, il difensore ivoriano è tristemente famoso per i suoi buchi difensivi

Hitzlsperger. I tifosi italiani negli ultimi anni hanno avuto difficoltà nel pronunciare soprattutto due nomi, quello di Salihamidzic e quello di un altro giocatore con 6 presenze e 1 gol alla Lazio.

Grimi. Giocò solo tre spezzoni di partita con il Milan, prima di essere ceduto in prestito al Siena, senza maggior fortuna.

Mido. Tra Marsiglia e Tottenham è passato anche da Roma, per otto non indimenticabili partite da giallorosso l'ex spalla di Ibra all'Ajax, il "Faraone".

Datolo. Portafortuna di Maradona, è arrivato a Napoli con grande entusiasmo, ma, dopo aver anche segnato un gol a Torino contro la Juventus, la sua parabola imbocca la fase discendente.

Bottinelli. Difensore della Sampdoria per meno di sei mesi, parte forte segnando un gol qualificazione in Europa al Siviglia ma poi per motivi familiari chiede di tornare in patria.

Didac Vilà. Campione d'Italia col Milan 2010/2011, resta l'unica sua soddisfazione da rossonero per lo spagnolo, che ha esordito con l'Udinese quando il Diavolo aveva già fatto suo lo scudetto.

Carini. Viene ricordato soprattutto per essere stato scambiato, alla pari dalla Juve, con Cannavaro (Inter), mossa che Luciano Moggi spesso ricorda ridendo sotto i baffi.

Dica. Fenomeno della Steaua Bucarest, viene portato a Catania da Zenga, che però pur conoscendolo bene, dopo averci anche litigato, lo mette da parte, schierandolo solamente tre volte.

Carrizo. Acquistato dalla Lazio nel 2007, esordisce con la maglia biancoceleste nell'agosto 2008: ora l'argentino è il secondo portiere dell'Inter.

Kuffour. Colonna del Bayern Monaco, nel 2005 è sbarcato a Roma. Dopo sei mesi relativamente positivi perde il posto in squadra e la sua carriera ad alto livello sostanzialmente finisce.

Zagorakis. Capitano della Grecia campione d'Europa nel 2004, sceglie di monetizzare il suo momento d'oro accettando l'offerta del Bologna, ma le grandi aspettative non vengono rispettate.

Yebda. Dopo un mondiale 2010 disputato da titolare con la sua Algeria, sbarca a Napoli dove però non si conferma, tra difficoltà d'ambientamento e in zona gol (zero palloni nella rete avversaria).

Vogel. Arrivato a Milanello per diventare il sostituto di Andrea Pirlo, il centrocampista svizzero si è già ritirato, mentre il bresciano sta guidando la nuova Juve, targata Antonio Conte.

Tristan. Arrivò a Livorno per formare insieme a Francesco Tavano una coppia gol che avrebbe dovuto salvare la squadra amaranto: ultimo posto e retrocessione in serie B.

Tiago. Ha girato tutti i ruoli del centrocampo. Arrivato a Torino con la maglia della Juventus nel 2007, il portoghese viene rapidamente spostato in panchina, dopo alcune prestazioni disastrose.

Rivas. Tyson, così soprannominato per la sua somiglianza con Iron Mike, vince da panchinaro due scudetti con l'Inter ma in sedici presenze si fa notare soprattutto per falli e retropassaggi.

Ricardo Oliveira. Era destinato a sostituire in campo, e nel cuore dei tifosi Shevchenko, appena passato al Chelsea, ma dopo un anno se ne andò tra i fischi.

Redondo. E' inserito in questa lista solo per la sfortuna che lo ha accompagnato nel corso della sua parentesi rossonera, condizionata dai problemi al ginocchio.

Poulsen. Il suo primo impatto con l'Italia non fu dei migliori (sputo da Totti). La Juve gli offrì la possibilità di cancellare l’etichetta del provocatore, preferendolo a Xabi Alonso. Senza successo.

Pacheco. Altra meteora nerazzurra, lascia l'Inter con due sole presenze tra campionato e Coppa Uefa, nella stagione 2000-2001.

Onyewu. Nel tentativo di guadagnarsi le attenzioni degli appassionati di “soccer” negli Stati Uniti, nel 2009 il Milan tesserò questo statuario centrale che si fece notare solo per una rissa con Ibra.

Oguro. Anche il Torino dal 2006 al 2008 ha avuto il suo giapponese, assicurandosi così tifosi con gli occhi a mandorla allo stadio e il consueto numero di giornalisti nipponici al seguito.

Zicu. Nel 2004, l'Inter decide di puntare su questo imprevedibile (non sempre in positivo) trequartista che in patria paragonano a Zidane. A Parma se non altro gioca nove partite, prima di andarsene.
http://www.sportal.it/gallery/serie-a/i-bidoni-del-calcio/463/30/
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