Quando ci si sente rinfacciare che “le tasse sono il prezzo che paghiamo per vivere in una società civile”, citazione ripresa da Oliver Wendell Holmes, bisognerebbe cominciare a sbattere in faccia a certi “legalisti” notizie come quella che vi riporto di seguito: “I dati del 2011 evidenziano una somma pari a 700 milioni di euro concernente il blocco di finanziamenti comunitari e nazionali ritenuti illeciti. Parallelamente, la Guardia di Finanza ha scovato 1.140 casi di incompatibilità e di doppio lavoro a carico di dipendenti statali, dalle cui attività sono stati percepiti circa 6 milioni di euro. All’insegna del triste binomio riguardante la Pubblica Amministrazione e gli sprechi, leciti e illeciti, le Fiamme Gialle hanno denunciato l’anno scorso circa 860 soggetti beneficiari, in maniera irregolare, di finanziamenti comunitari di quasi 250 milioni di euro.
In conclusione: il Belpaese potrebbe definirsi a ragione il Paese della truffa”.
Che l’Italia sia un paese di truffatori è risaputo (leggetevi il libro “Io ti fotto” di Morello e Tecce), ma che a fronte della frode generalizzata e dello sperpero continuo dei soldi dei contribuenti ci sia sempre qualcuno che pretende che si paghino più tasse è semplicemente diabolico. Ancor più lo è quando ci si rende conto che il fiume di denari inutili, buttati nel cesso, ha come grande distributore proprio lo Stato, quello a cui si dovrebbero pagare tutte le gabelle.
Lasciatemelo dire senza ipocrisie: meglio un evasore di un finto invalido!
“Meno tasse uguale a meno servizi”? Come si fa a dirlo. Un contesto di mercato concorrenziale è caratterizzato da una domanda di servizi da parte dei cittadini e da un’offerta di varie imprese in competizione, le quali determinano un prezzo per questi servizi. Oggi assistiamo a un mercato dei servizi pubblici contrassegnato da un’offerta rigidamente predeterminata da parte delle istituzioni (corrotte e inefficienti), che non tengono conto (o lo fanno solo in parte) dell’effettiva domanda da parte dei cittadini, mentre sono molto sensibili nei confronti di tutto ciò che crea consenso politico. Clientelismo e spreco insomma, irresponsabilità generalizzata. I falsi invalidi son solo la ciliegina sulla torta.
Meglio una persona che cerca di trattenersi qualcosa per sé, da spendere come meglio crede o da accantonare come risparmio e che evita di usare i servizi pubblici, che uno dei milioni (sissignori, in Italia sono milioni quelli che vivono coi soldi estorti a chi produce ricchezza) di parassiti che stan sempre a questuare qualcosa. E state certi che tra coloro che si spellano le mani per lo spot contro gli evasori fiscali che le televisioni fanno rimbalzare quotidianamente, ci sono sicuramente i ladri di cui sopra, che per ritirare la pensione per la finta cecità hanno bisogno che qualche persona perbene venga doverosamente spellata.
Sapete perché Monti sostiene che evadere è come rubare? Perché la casta (o lo Stato) non ammettono concorrenza!
Qualche giorno fa, mentre bevevo un caffè al bar, il gestore del locale – mentre discuteva dell’ultima manovra finanziaria e delle prime tasse percepite con alcuni avventori amici suoi – ha sbottato: “Cari miei, qui il governo ci sta mettendo tutti contro tutti. Non la vedo mica bella io”. Ineccepibile, basta non essere dei parassiti per capirlo.

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