Come
al solito si usano termini inglesi per far apparire le cose migliori di
quello che sono. Spending review significherebbe revisione della spesa,
verrebbe da dire che ci vogliono un bel paio di occhiali se il Governo
dei professori ha avuto una svista da 16 miliardi di euro di ulteriori
tagli.
Ciliegina
sulla torta, nonchè definitiva umiliazione e schiaffo alla decenza, è
l’ulteriore taglio al fondo di funzionamento ordinario dell’ università.
Ulteriori 200 milioni di euro in meno alle università pubbliche,
spostati direttamente sulle scuole paritarie (non statali). Ciò che non
era stato in grado di fare neanche il governo Berlusconi in tempi di
tagli all’istruzione – ricordiamo che i fondi alle paritarie sono
rimasti fondamentalmente invariati dal 2007 ad oggi – vuol essere in
grado di farlo il Governo dei Professori: togliere all’università
pubblica, per dare alla scuola privata.
I
tagli si abbattono sul pubblico, abbattendo in pochi anni il numero di
impiegati, dirigenti e nuove assunzioni. Si direbbe l’ennesima manovra
depressiva degli ultimi anni. Meno potere d’acquisto e meno lavoro
producono solo il calo delle vendite e dell’economia.
Resta la
retorica del “Ce lo chiede l’Europa”, perchè i nostri conti “devono
essere in ordine” come dice il presidente Monti. Di fronte a questi
diktat non esiste alcuno spazio di contrattazione con le forze sociali.
Messa nel cassetto definitivamente la storica “concertazione” con i
sindacati, che a questo giro non possono che invocare nuovamente lo sciopero generale.
Pubblico
impiego significa anche scuola e università pubblica. Non è bastato il
più grande licenziamento di massa della storia italiana, con la 133 e la
messa fuori dalla porta di decine di migliaia di precari della scuola,
evidentemente i docenti e i lavoratori della scuola sono sempre più
destinati a diminuire ed invecchiare fino al pensionamento. In una fase
in cui viene tanto richiesta innovazione e modernità, l’unica cosa che
il governo è riuscito a fare è stato allungare l’età di pensionamento,
trattenere sul luogo di lavoro chi si apprestava alla pensione e non
permettere il ringiovanimento del corpo docenti tutto.
Ciliegina
sulla torta, nonchè definitiva umiliazione e schiaffo alla decenza, è
l’ulteriore taglio al fondo di funzionamento ordinario dell’ università.
Ulteriori 200 milioni di euro in meno alle università pubbliche,
spostati direttamente sulle scuole paritarie (non statali). Ciò che non
era stato in grado di fare neanche il governo Berlusconi in tempi di
tagli all’istruzione – ricordiamo che i fondi alle paritarie sono
rimasti fondamentalmente invariati dal 2007 ad oggi – vuol essere in
grado di farlo il Governo dei Professori: togliere all’università
pubblica, per dare alla scuola privata.
Un paradosso
tale da far rabbrividire, crolla definitivamente lo spettro del “non ci
sono soldi” a favore di un meno rassicurante ma più sincero “non ci sono
soldi per voi”.
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