"A livello di organico, eravamo al completo. O almeno, pensavamo di esserlo.
Dopo qualche giorno di ritiro però, iniziò a circolare una voce che nel giro di poco si tramutò in titoli di giornale. «Un grande calciatore in arrivo a Brescia». Passò ancora qualche giorno e a quel gran calciatore venne dato un nome: Roberto Baggio.
«Qua ci stanno prendendo in giro tutti», pensavamo all’interno dello spogliatoio.
«Non può essere.»
D’altronde Baggio era Baggio, un campionissimo, ex Pallone d’oro, mica l’ultimo degli arrivati.
Per questo ci sembrava davvero strano, la classica bufala del mercato di agostoInvece era tutto vero.
Il giorno successivo ci allenammo come sempre la mattina, poi nel pomeriggio la sorpresa.
Corioni voleva parlarci e insieme a lui c’era proprio Roby Baggio, che si presentò ufficialmente alla squadra. Il Brescia lo aveva acquistato per davvero, altro che bufala. Ovviamente eravamo al settimo cielo. Avremmo giocato con uno dei giocatori più forti in assoluto, abituato a vincere, in Italia e nel mondo.
Uno che avrebbe potuto davvero farci fare il salto di qualità. E poi era una persona d’oro che, nonostante la notorietà, ci mise subito a nostro agio.
Quando arrivò Baggio, ero io il capitano. Però sapevo benissimo che col suo innesto in squadra, la fascia avrebbe dovuto cambiare braccio. Diventava senza dubbio il giocatore più rappresentativo e non avrei mai osato oppormi. Il giorno stesso dell’arrivo di Roby, il presidente venne da me per comunicarmelo. «Ci mancherebbe Pres, nessun problema», risposi.
«Anzi, è un grande onore per me affidarla a uno come Baggio. Sono solo che contento perché vuol dire che gioca con noi e ancora non ci credo.»
I rigori però volevo continuare a tirarli io e glielo dissi. «Mettetevi d’accordo, per me non c’è nessun problema.» A quel punto Corioni mi accompagnò in camera da Baggio.
«Roby, ciao. Da capitano ti cedo volentieri la fascia perché ovviamente il tuo nome, agli occhi degli arbitri e non solo, conta molto più del mio. Però sappi che i rigori li batto io.»
Fui diretto, come sempre, e lui fu molto gentile nei miei confronti: «Ci mancherebbe Dario. Se sei stato il rigorista fino a ora, non vedo perché cambiare».
[Dario Hubner]
Fonte: Mi chiamavano Tatanka
Calcio Totale
Nessun commento:
Posta un commento