Due figure, negli opposti schieramenti, brillarono per lucidità e abilita: von Manstein e Žukov. A prescindere dall’esito dello scontro, entrambi dimostrarono una capacità di lettura del campo di battaglia superiore agli omologhi colleghi. Consci della posta in palio e realistici sulle forze a loro disposizione, furono in grado di adattarsi alle circostanze e prendere la soluzione migliore. Von Manstein riuscì a mettere in pratica la sua idea di “difesa elastica”, e i risultati gli diedero ragione solo nella Terza battaglia di Char’kov: nelle ore più drammatiche successive alla disfatta di Stalingrado, fermò l’avanzata russa salvando i tedeschi dal collasso. A Kursk, invece, fu costretto a piegarsi al volere di Hitler. Nonostante tutto, però, condusse le operazioni con energia e il 15 luglio, quando ricevette l’ordine di sospendere l’attacco, era l’unico ad avere ancora la possibilità di sfondare. La battaglia avrebbe potuto avere un esito diverso, ma la decisione del Führer di ritirare parte delle truppe corazzate lo condannò. Non la storia: lo studioso inglese Correlli Barnett l’ha definito uno dei massimi strateghi e tattici della Seconda guerra mondiale.
Il vero trionfatore dell’Operazione Cittadella fu Žukov. La sua vittoria più grande fu costringere Stalin ad accettare la sua strategia, riuscendo con caparbietà là dove molti suoi predecessori avevano fallito. Una volta avuta carta bianca, riuscì a elaborare un complesso piano basato su più linee di difesa e sfruttare le divisioni corazzate di cui disponeva. La sua abilità nel predisporre riserve tattiche in posizione arretrata, con il compito di intervenire rapidamente per tappare possibili falle, si rivelò decisiva in più di un’occasione. Gli stessi comandanti della Wehrmacht riconobbero di essere confrontati con un esercito più preparato e meglio disposto in campo rispetto alle precedenti battaglie. E molto del merito fu suo.
Cronistoria
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