mercoledì 5 luglio 2017

Un gelataio a Napoli, fine'800 - primi anni del 1900.

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Neve con la quale già Nerone, secoli prima, mischiava della frutta fresca per gustare la prelibatezza gelata durante i suoi lunghi e fastosi banchetti: raccolta sulle alture, veniva custodita all'interno di grandi fosse, le neviere, dove era prima mescolata e lavorata dopodiché conservata grazie agli isolanti dell'epoca, primo tra tutti la paglia. L'arrivo dell'elettricità rivoluzionò l'intero sistema di preparazione e, da allora, non solo il gelato ma anche le granite e i sorbetti non hanno più avuto bisogno di copiose nevicate invernali. Ma fino a quel momento, tali conserve costituirono una risorsa indispensabile: a Napoli il ghiaccio era un prodotto che veniva acquistato e tassato, il suo prezzo era regolato e annotato sui registri, come accadeva per l'olio e per il sale. I venditori di gelati e sorbetti coloravano vivacemente le strade della città, convivendo assieme alle botteghe più raffinate, le sorbetterie, dove i più colti ed istruiti, tra un cucchiaio e l'altro, leggevano giornali, discutevano di politica e costruivano quel futuro che avrebbe preso il nome di Secolo dei Lumi.

Enrica Chiaravalle  


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