martedì 24 febbraio 2015

Sfrattato, ora vive dentro l’auto: "Non voglio pietà, cerco solo un lavoro"


Zelo Buon Persico, la storia di Piero, 51enne senza più un tetto sulla testa: "Sono uno che si rimbocca le maniche e sono disposto a fare qualsiasi professione pur di tornare a vivere"
di Gabriele Gabbini

L’ABBRACCIO Piero Ciacci, 51 anni, a bordo della sua «casa» mobile insieme ai due cuccioli (Cavalleri)

Zelo Buon Persico, 21 febbraio 2014 - Piero dorme in una vecchia Ford Fiesta, insieme ai suoi due cani, nel parcheggio di via Fratelli Cervi. Proprio di fianco a quella che, fino all’altro giorno, era casa sua. Martedì è stato sfrattato perché indietro con l’affitto. Nella sua voce non c’è rabbia ma solo consapevolezza: non pretende nulla Piero. Né una casa gratis né un sostegno economico: «Sono uno che si tira su le maniche – chiarisce. Con dignità – Ho sempre lavorato sodo e voglio continuare a farlo». Il lavoro però scarseggia e dopo 23 anni dietro un banco di salumeria e gastronomia, il massimo che è riuscito a trovare sono dei lavoretti saltuari tramite agenzia. «In questo momento mi chiamano per andare a lavorare le domeniche al Carrefour di San Giuliano», spiega Piero Ciacci, 51 anni, sempre con tono gentile. «Ma non porto mai a casa più di 2-300 euro». Troppo poco per mantenere il piccolo bilocale nella zona residenziale di Zelo Buon Persico. Così, quando martedì mattina è arrivato l’ufficiale giudiziario a concretizzare lo sfratto, lui si è fatto trovare coi suoi scatoloni già pronti, ben impilati nel box dell’appartamento che il padrone di casa ha voluto lasciargli usare per questi giorni d’inferno. «Metto dentro la macchina – racconta – mezza dentro e mezza fuori, dato che il garage è pieno dei cartoni che ho dovuto spostare da casa»: la chiama ancora così, casa. E mentre guarda il suo vecchio balcone dalla strada gli occhi si inumidiscono. Si scusa, fa un respiro. Poi riprende: «Cerco di ripararmi come posso, ma anche così fa davvero freddo di notte». Poi di giorno ritorna nel parcheggio. I sedili posteriori dell’auto sono buttati indietro, l’unica coperta calda l’ha stesa nel baule per regalare ai suoi cuccioli un po’ di tepore. Una ciotola per i croccantini, una per l’acqua. Lui dorme davanti, al posto guida, con lo schienale quasi del tutto alzato «perché se no loro non ci stanno», riesce a sorridere mentre gratta la testa del suo Axel, di appena un anno: «Per fortuna che c’è lui a togliermi qualche pensiero». Piero Ciaccia, 51 anni, mostra il baule dell'auto, trasformato nella cuccia per i suoi due cani
Lo conoscono tutti nel quartiere, la gente che passa lo saluta. Gli unici da cui non riesce a essere ascoltato lavorano in Comune. «Le case popolari ci sono – chiarisce –. Le liste non so. Una l’hanno appena data a uno straniero, in emergenza pare. Sono andato a chiedere la stessa cosa, mi hanno fatto capire che non avendo famiglia non sono una priorità, e poi mi hanno cacciato chiamando i vigili. Mi sono sentito come un pezzetto di carta straccia, accartocciato e buttato via». L’unica cosa che Piero vuole è una possibilità. Un aiuto magari (momentaneo, s’intende) dal Comune e un lavoro. «Sono disposto a fare di tutto – chiarisce Piero –. Mi chiedo a cosa servano le istituzioni se, quando un cittadino è in difficoltà, ti voltano le spalle».
Chiunque avesse la possibilità di offrire un lavoro a Piero, dall'addetto delle puilizie al salumiere, scriva pure a questo indirizzo
gabriele.gabbini@ilgiorno.net
di Gabriele Gabbini


http://www.ilgiorno.it/lodi/zelo-vive-auto-1.690518

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