mercoledì 25 febbraio 2015

La buona scuola: criticare è facile ma poco costruttivo

scuola-Renata Fontanelle- Ho esposto abbondantemente il mio pensiero negli articoli di commento alla legge“La Buona Scuola”, e, pur non avendone finita l’analisi, ritengo importante  illustrare alcune delle critiche che mi hanno inviato via mail i miei lettori.
Veniamo al dunque; alcune critiche mi sembrano un pochino demagogiche. I soliti slogan qualunquistici “Renzi e i suoi annunci che restano solo tali” “Renzi pensa di ottenere più preferenze presentando un libercolo colorato e usando toni esaltanti”  “Non una legge ma un patto educativo: solo forma!”
Tutte critiche “all’italiana”.
La critica è sempre vincente perché è facile; credo che sia l’attività più amata dagli italiani perché non costa alcuna fatica e  riscuote successo; inoltre è la scusa per non cambiare mai nulla, scopo precipuo della maggioranza degli italiani che mai vorrebbero ammettere. O meglio: qualcuno vuole i cambiamenti, ma non per sé, solo per gli altri. “togliamo tutti questi privilegi di caste” Ma non i miei privilegi, quelli degli altri!
Come sempre, tristemente, a queste valutazioni negative non seguono proposte. Proporre è più difficile! Mi sembra di risentire la voce del mio amato sindacato (CGIL) che in quarant’anni non è stato capace di proporre quasi nulla che riguardasse il benessere della scuola, se non critiche continue e qualche vago aumento di stipendio.
E’ forse arrivato il momento di svegliarsi e di imparare anche ad offrire idee costruttive e non solo a demolire quelle altrui, soprattutto quando comunque si è invitati al dibattito e gli scopi enunciati sono chiari, trasparenti e si lavora per riforme che riguardano tutti i cittadini e non per interventi “ad personam”.
 Patto educativo. Vero! Sono solo parole, ma sono parole nuove. I precedenti interventi legislativi (Moratti e Gelmini) vennero chiamati con termine altisonante RIFORME e nessuno, neppure il sindacato,  ne ha criticato il nome, tranne la sottoscritta, ma non per la scelta del termine in sé, ma perché il termine non corrispondeva a ciò che era stato legiferato. Non erano riforme ma tagli all’orario scolastico, tagli alle sperimentazioni  per ridurre la “spesa” per l’istruzione.
Ora abbiamo una proposta di legge online a cui i cittadini possono accedere e commentarne le iniziative. Particolarmente chi scrive e chi insegna dovrebbe sapere che la scelta di parole non è solo un fatto di forma ma è anche un fatto di contenutoE questa scelta la trovo impeccabile; se pensiamo di rivedere il progetto educativo dei nostri ragazzi, dobbiamo farlo tutti insieme perchésolo se, tra gli operatori e le famiglie, c’è coerenza, coesione, uniformità nell’educazione di un giovane egli potrà acquisire la preparazione per essere un cittadino consapevole. 
Libercolo colorato. Quando si vuol vedere il male a tutti i costi lo si vede anche in un panino con la nutella!
Il “libercolo” è effettivamente piacevolmente colorato e scisso nei vari argomenti e spiegato con un linguaggio poco “burocratese”. Ciò ne rende più facile la lettura per tutti, non solo per gli addetti ai lavori.  Ma questo fatto è positivo non riprovevole, al di là di quale ne sia la motivazione; io lo interpreto infatti come una affermazione (finalmente!) del rispetto per il cittadinoE’ ora che si cambino le regole e che si pensi ad utilizzare un linguaggio consono al cittadino sempre, soprattutto nella stesura delle leggi!
Il commento sull’imbroglio di “Renzi che annuncia e non realizza” lo lascerei perdere momentaneamente perché gli concederei un po’ di tempo. Comunque sia, “La Buona Scuola” fa parte del processo di cambiamento promesso e mi sembra che la volontà di farla, e non solo di annunciarla, sia evidente.
Una cronista radiofonica ha riportato la notizia sull’intento di  Renzi di assumere tutti i precari (nella proposta di legge è spiegato molto chiaramente come, in che tempi e modalità) come un fatto immeritevole in quanto “costretto a farlo dalla Ue la quale ha condannato l'Italia per lo sfruttamento dei lavoratori precari a tempi biblici.
Allora, anche dove Renzi interviene per rimediare ad una situazione grave, e lo fa con un preciso programma spiegato in modo limpido, è comunque un inetto. Povero Renzi! Devo ammettere che non ho mai provato grande simpatia per questo giovanotto, ma ora gli spetta almeno la simpatia per solidarietà umana verso una vittima della altrui malignità. 
Un po’ di storia contemporanea: questa vicenda risale all'accordo quadro (UE) del 1999 sul lavoro a tempo determinato, una norma che l’Italia ha recepito con il decreto legislativo 368/2001, cioè due anni dopo; nel 2010 il sindacato Anief aveva manifestato insoddisfazione per la inadempienza a queste direttive e iniziò una lunga battaglia che ha portato alla sentenza del 26 novembre 2014. Per stoppare i ricorsi, il 23 marzo 2011 il governo italiano, targato Berlusconi, aveva addirittura emanato una normativa che recitava che “ non poteva applicarsi al mondo nella scuola”. Ora però non vi sono più dubbi sui diritti di molti precari.
La risposta dell’UE però è giunta parecchi mesi dopo la stesura de “La Buona Scuola”! E questa legge non si limita all’assunzione dei docenti ma ne profila l’intervento professionale. Non è un rimedio ai rimproveri UE ma un preciso piano di riordino e di riforma.
Insomma, siamo felici o no che i precari vengano assunti?
I precari ci sono da sempre (quasi) ma nessun governo ha mai fatto nulla. Pensate forse che tutte le direttive UE siano state osservate dall’Italia?  Quante volte abbiamo dovuto pagare multe per evasione delle leggi UE? Si dica almeno “Bravo Renzi che ci eviti il pagamento di questa ulteriore ammenda!”
Nella legge vi sono schemi precisi e chiari riguardanti l’assunzione di docenti precari di varie graduatorie. Non credo comunque di avere la preparazione per contestarli in quanto non sono a conoscenza di tutte le problematiche. 
Ritengo che, per la prima volta negli ultimi vent’anni, finalmente i docenti vengono considerati professionisti e, come tali, devono dimostrare la loro abilità. C’è qualcosa di male in questa visione della professione? Non credo proprio. Taluni intendono questa nuova concezione come adatta ad un sistema imprenditoriale o ad un ente aziendale, non ad una scuola. Io penso invece che sia positivo che i docenti siano spinti a migliorarsi e che ne vengano premiati. Certo! Occorre che siano preparati coloro che li valuteranno. Del resto la nostra scuola sta attraversando un periodo di crisi molto forte proprio perché, nella scuola come nel mondo imprenditoriale, nessuno ha le colpe di qualcosa, responsabilità di nulla.
Vi riporto un esempio recentissimo. La madre di una ragazza, mia assidua lettrice, che frequenta la seconda classe delle superiori, nel mese di gennaio chiese un colloquio con il Dirigente Scolastico per lamentare una situazione inaccettabile, generata da un docente di storia.
 Il docente non aveva dato segni di comprendere il problema per cui la signora si era rivolta “in alto”. Il problema era, ed è tuttora, che questo insegnante aveva affermato molto seriamente in classe che tutti i musulmani ed i negri erano delle “merde”. E all’allievo rumeno che si scusava di aver dimenticato a casa il libro, aveva dichiarato: non c’è problema, tanto tu lo puoi rubare (per chi non intende: rumeno = ladro). Sono solo alcune affermazioni che quotidianamente i ragazzi di quella scuola, in cui vi sono diversi neri, rumeni e musulmani, sentono.
Il Dirigente rispose alla madre di non poter fare nulla perché non c’era nessuna prova che ne affermasse la veridicità e concluse, alla richiesta del genitore, che era possibile che qualcun o si occupasse di registrare questi interventi per possedere una prova.
 Il Dirigente non si propose per alcun intervento ribadendo che era impossibilitato ad agire!  Quel docente è ancora attivo in quella scuola e riceve uno stipendio pari ai colleghi che però fanno un buon lavoro. Credo che sia superfluo affermare che, al di là dell’etica, le opinioni di quel professore sono errate storicamente.
Ho descritto la funzione dei Presidi nella scuola in altri interventi sul giornale. Ho omesso che, comunque, quando presenti nella scuola, l’ingerenza dei Presidi c’è sempre stata e sempre (tranne in tre su decine di casi vissuti, ma due negli anni ‘70) in modo da limitare le innovazioni, facilitare i problemi di gestione alla segreteria, al personale non docente, ostacolando o passando in secondo piano la didattica e le esigenze degli alunni. Orbene, ora si propone una figura di Dirigente diversa; una figura che si prende le proprie responsabilità, una figura che finalmente si interesserà di educazione, istruzione, metodi di insegnamento potendo addirittura creare uno scambio di docenti per perseguire un miglioramento della didattica. Perché no? Capisco la diffidenza; siamo in Italia per cui “i Dirigenti favoriranno figli, nipoti sorelle etcc… lavorando in equipe (“io assumo tuo fratello e tu mia cugina .. umma umma)”.  Io non leggo la sfera di cristallo, non so se funzionerà, ma penso che questa figura, che al contribuente costadeve interessarsi della scuola; oppure eliminiamola. E la scuola non è: gli orari dei bidelli o l’umore della segretaria da tenere a bada o le mura che cadono (a che servono gli uffici tecnici dei Comuni?) la pubblicità o altro … La scuola è quello di cui i Presidi non si sono mai interessati.
Quanti Presidi hanno chiesto l’allontanamento, o il reintegro in altre funzioni, di docenti profittatori, incapaci o con gravi problemi psicologici? O voi non avete mai incontrato insegnanti problematici?
Ora non si parla del potere di allontanare i docenti inabili, ma di valorizzare coloro che lavorano meglio. Forse che si otterrà qualche miglioramento? Una figura di Dirigente scolastico più triste e misero di come è ora è difficile da immaginare! Inoltre il Dirigente non sarà solo a dare valutazioni dei docenti, ma lo farà con altri docenti ed un rappresentante esterno della scuola.
Risponderò al più presto alle altre mail. Continuate a leggere i miei articoli e a confrontarvi.
rfontanelle@gmail.com.

http://www.articolotre.com/2015/02/la-buona-scuola-criticare-e-facile-ma-poco-costruttivo/

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