mercoledì 25 febbraio 2015

In coda per 36 ore: pronto soccorso ancora al collasso

Su entrambi i lati del corridoio del Dea alle Molinette ieri era tale che era difficoltoso anche muovere le barelle senza che si scontrassero
Barelle nei corridoi

TORINO
L’ingorgo, su entrambi i lati del corridoio del Pronto soccorso delle Molinette, ieri era tale che era difficoltoso anche muovere le barelle senza che si scontrassero. Per gli infermieri era complicato ogni movimento.  
Nella giornata di picco dell’influenza, il principale pronto soccorso della città era di nuovo al collasso, con pazienti in attesa anche da 36 ore. Chi doveva essere cambiato protestava per la totale assenza di privacy. L’emergenza sembra diventata norma: non c’è neppure una previsione sul ritorno a pieno regime delle sale operatorie. Gli interventi non urgenti sono stati rinviati, i pazienti del pronto soccorso occupano una parte dei letti di chirurgia. 
«Speravamo di sbloccare tutti gli interventi per la fine di gennaio – dice il direttore sanitario Roberto Arione – adesso puntiamo a fine febbraio». L’attività più penalizzata è quella di day surgery: le operazioni programmate slittano anche di un mese. Ieri c’erano nove infermieri in turno, secondo i sindacati chi aveva la reperibilità non è stato chiamato. Attaccati al muro, persino i ganci per le flebo. In corridoio si contavano 28 barelle, senza contare i 22 posti letto recuperati nelle sale operatorie: tutti occupati. «La situazione è cronica – dice Arione –. Il pronto soccorso fa da tappo. Ma oggi (ieri, ndr) nessuno era in barella da più di due giorni». Lasciando intendere che la realtà può ancora peggiorare. «Sono qui da ieri all’alba, ho ancora otto persone davanti, poi forse mi ricoverano», racconta Vincenzo Condorelli, che ha una malattia rara. Tempi lunghi anche per essere visitati. E i tempi d’attesa messi «on line» non risolvono.  
Quali sono le motivazioni dell’emergenza? Il picco dell’influenza fa la sua parte. Trenta, trentacinque pazienti al giorno bisognosi di ricovero contro i circa venti dei periodi meno congestionati. Ma non è l’unico problema. «Tutto il sistema andrebbe rivisto – dice Corrado Moiraghi, direttore della Medicina d’urgenza – negli anni si sono drasticamente ridotti i posti letto, ma non si è provveduto a cercare soluzioni per le lungo-degenze».  
I sindacati restano in attesa del piano d’emergenza «che deve prevedere un reparto aperto nei periodi di crisi – dice Francesco Cartellà, Cgil - con letti e personale per non bloccare più le sale operatorie». 

http://www.lastampa.it/2015/02/12/cronaca/in-coda-per-ore-pronto-soccorso-ancora-al-collasso-FSJrj7rkrELl9KKYIEDBEI/pagina.html

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