venerdì 27 febbraio 2015

Gino Paoli, sono ferito e umiliato, basta concerti

"Se qualcuno ci scherza lo mando all'ospedale"

"Mi hanno tirato addosso tutta la m... possibile. Eppure i miei avvocati mi assicurano che non ho commesso nessun reato". E' lo sfogo al Corriere della Sera, di Gino Paoli, indagato per un'evasione fiscale da 800 mila euro e per aver trasferito due milioni in una banca svizzera. "In questi giorni ho lungamente riflettuto - racconta -. Mi sono chiesto: faccio più danno alla Siae e ai suoi soci e iscritti restando alla guida, con la certezza di finire tutto quello che ho cominciato, o dimettendomi lasciando molte cose incompiute? Alla fine ho deciso". Quindi Paoli spiega di aver cancellato "due concerti e una manifestazione in memoria dello studioso e amico Gianni Borgna. E sa perché l'ho fatto? Perché mi conosco. Se qualcuno, in queste occasioni pubbliche, mi avesse fatto qualche battuta di quelle che circolano adesso, qualche sfottò, bene io l'avrei mandato all'ospedale nonostante i miei ottant'anni e a condizione che il "battutista" non fosse un campione di Sumo". "Quando mi sento ferito o umiliato ingiustamente - aggiunge - io non porgo l'altra guancia. Sono capace di scatti d'ira incredibili". "Mi sento umiliato - ribadisce - . Provo amarezza e rabbia. Non so dire quanta. Tutta la mia vita vissuta sempre con grande onestà e coerenza travolta da una intercettazione casuale che non prova nulla. E poi, quando tutto sarà chiarito, il mostro evasore da sbattere in prima pagina verrà riabilitato con una notizia breve nelle pagine interne".
"Voglio difendere la mia dignità di persona per bene". Travolto dalla bufera scoppiata venerdì scorso per l'accusa di aver evaso tasse per 800 mila euro, Gino Paoli lascia la carica di presidente Siae. Ma non dismette l'orgoglio: "sono certo dei miei comportamenti e di non aver commesso reati". Le dimissioni, "irrevocabili", arrivano per lettera al Consiglio di gestione della società, convocato nella tarda mattinata a Milano. Il vecchio leone fisicamente non c'è, è rimasto nella sua casa di Genova alle prese con gli avvocati che lo aiutano a difendersi, alla riunione milanese partecipa con un collegamento video. Ma l'emotività trapela anche dalle poche righe del documento con cui annuncia un addio ormai da giorni già scritto.
"In questi giorni - scrive- assisto purtroppo a prevedibili,per quanto sommarie,strumentalizzazioni, che considero profondamente ingiuste". E lui non rinuncia a difendersi. Sottolinea "il rispetto assoluto di chi sta doverosamente svolgendo il suo lavoro di indagine", e intanto ribadisce l'intenzione di combattere per la sua "dignità di persona per bene". Lascia, spiega, per non coinvolgere la società degli autori e degli editori. "Quello che non posso proprio permettermi di rischiare è di coinvolgere la Siae in vicende che certamente si chiariranno, ma che sono e devono restare estranee alla Società". Di qui le dimissioni, che il maestro forse avrebbe voluto rassegnare di getto, già qualche giorno fa appena avuta, dai media, la notizia delle accuse che pesavano sul suo capo. Così non è stato, l'addio di oggi arriva dopo giorni di riflessioni e anche di riunioni con gli avvocati mentre si susseguivano le indiscrezioni di stampa sulle intercettazioni ambientali fatte dalla Guardia di Finanza nello studio del commercialista Andrea Vallebuona, coinvolto nell'inchiesta della maxi truffa a Carige, e che sara' ascoltato il 25 febbraio come teste assistito nel caso che vede coinvolto il cantante. Giorni nei quali il cantautore ha evitato interviste, e dichiarazioni.
"Ho volutamente aspettato qualche giorno per parlarvi per non entrare nella foga di queste stesse strumentalizzazioni", spiega oggi. La chiusa è una rivendicazione orgogliosa dell' "anno e mezzo di intenso e appassionato lavoro" condiviso con il comitato di gestione: "Credo di aver espletato il mio compito di Presidente al massimo delle mie capacità. Sono orgoglioso dei risultati che abbiamo ottenuto insieme, per cui abbiamo combattuto fianco a fianco in battaglie importanti, fino all'ultima in favore dei giovani autori". Dal consiglio di gestione e dal dg Gaetano Blandini arrivano i ringraziamenti, "Siamo certi che la posizione di quello che per noi rimane il nostro Presidente sarà presto chiarita''. Il commiato è pieno di riconoscimenti e di affettuosità. In una nota ufficiale si riconosce al Maestro di aver "dato un decisivo impulso e un enorme valore aggiunto al rilancio e alla modernizzazione della Società". Ha avuto "coraggio e visione del futuro", scrivono i vertici, "Grazie a lui la Siae ha vinto importanti battaglie a tutela dei diritti e della libertà di espressione dei propri associati". Anche i sindacati, sottolineando la distanza tra la "vicenda personale" del presidente e la Società lo ringraziano. Un capitolo è chiuso. Ora per la Siae, che ha alle spalle anni di commissariamento, bisogna trovare un nuovo presidente. Le procedure indicate dallo statuto fanno pensare che ci vorrà un mesetto, durante il quale la reggenza spetterà al vicepresidente Filippo Sugar. E proprio lui, il giovane e brillante figlio di Caterina Caselli, erede di una famiglia che fa musica da tanto tempo, di fatto tra i più importanti editori indipendenti, è indicato da molti come il candidato naturale per succedere a Paoli, in una linea di continuità con il lavoro portato avanti in questi anni.
La vicenda
Il trasferimento in Svizzera di 2 milioni di euro di 'nero' per un'evasione del fisco di circa 800 mila euro costa al cantautore genovese Gino Paoli l'iscrizione nel registro degli indagati per evasione fiscale. Con lui è indagata anche sua moglie Paola Penzo e altri due soci di Paoli nelle tre società genovesi che fanno capo al cantautore, la 'Edizioni musicali senza fine', la 'Sansa' e la 'Grande Lontra'.
La procura di Genova aveva già trovato tempo fa le tracce di questa evasione mentre indagava sulla maxitruffa ai danni di Banca Carige che portò alle custodie cautelari per l'ex presidente Giovanni Berneschi, l'ad del ramo assicurativo della banca Ferdinando Menconi e altre cinque persone. Tra questi anche il commercialista di fiducia dell'ex patron della banca, Andrea Vallebuona. Durante un'intercettazione ambientale nello studio di Vallebuona, i militari del Nucleo di polizia tributaria che ascoltavano la registrazione si sono trovati di fronte a un colloquio tra il commercialista e il cantautore, conversazione che secondo gli inquirenti era assai esplicita. Si discuteva infatti di quei due milioni da portare in Svizzera e dell'ipotesi di farli rientrare 'scudati'.
Due milioni che sarebbero provento di una delle società di Paoli e che, secondo i primi confronti incrociati, non comparirebbero mai nelle dichiarazioni dei redditi del cantautore. Due milioni che pure da qualche parte devono aver lasciato una traccia: per questo, la Finanza stamani si è recata sia nella villa di Paoli nel quartiere azzurro tra Genova Quarto e Genova Nervi che negli uffici delle tre società che hanno tutte sede sociale nello stesso palazzo in centro a Genova dove si trova lo studio di Andrea Vallebuona. L'avvocato di Vallebuona, Romano Raimondo, tiene però a precisare che il suo assistito "non è indagato, non ha ricevuto un avviso di garanzia né è stato perquisito in casa o nel suo ufficio. Anche perché non ha mai aiutato Paoli o altri a portare soldi da nessuna parte".
L'indagine che coinvolge Paoli nulla ha a che vedere con quella, che ormai si avvia a conclusione con la decisione del gup sulle richieste di rinvio a giudizio, per la cosiddetta 'banda Berneschi'. Ma potrebbe avere, e qui gli inquirenti non confermano né smentiscono, qualche punto di contatto con l'indagine sul Centro fiduciario che, secondo la Guardia di finanza, costituiva "un crocevia strategico" per la gestione da parte dell'ex dirigenza Carige, di pratiche finanziarie 'opache' riguardanti capitali di provenienza illecita. Le fiamme gialle infatti durante le indagini accertarono che gli allora vertici del Centro Fiduciario tutelavano alcuni clienti titolari di depositi di rilevante importo manomettendo o nascondendo documenti di operazioni finanziarie particolari. Per quell'indagine uno dei reati ipotizzati è di riciclaggio.

(ANSA)

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