mercoledì 25 febbraio 2015

Funziona il trapianto di muscoli coltivati in provetta

Bene i primi test sui topi


Le cellule derivate dalle staminali a 8 settimane dal trapianto (fonte: C. Fuoco et al., EMBOpress)Le cellule derivate dalle staminali a 8 settimane dal trapianto (fonte: C. Fuoco et al., EMBOpress)
Funziona nei topi il muscolo coltivato in laboratorio a partire da cellule staminali adulte. Il tessuto artificiale è sopravvissuto all'impianto nell'animale vivente e, a distanza di poche settimane, è addirittura riuscito a integrarsi perfettamente nella zampa del roditore, mostrandosi funzionante e quasi indistinguibile dal muscolo naturale. 

Questo importante traguardo per la medicina rigenerativa, annunciato sulla rivista Embo Molecular Medicine, è frutto di uno studio internazionale che vede l'Italia in prima fila con l'Università di Roma Tor Vergata, l'Università di Pavia, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Roma e l'Istituto Multimedica di Milano. 

Tra gli autori dello studio c'è anche l'esperto di cellule staminali Giulio Cossu, ora all'Università di Manchester. Consapevole delle grandi aspettative che i pazienti con malattie muscolari ripongono nella ricerca, Cossu invita comunque alla prudenza: ''siamo molto incoraggiati da questo successo, ma dobbiamo ricordare che il muscolo di topo è piccolo e dovremo lavorare ancora molto per estendere questo processo ai pazienti''.

Il muscolo artificiale è stato coltivato in laboratorio partendo da cellule staminali adulte note come mesoangioblasti. Queste cellule erano state precedentemente modificate nel loro Dna in modo da produrre un fattore di crescita che avrebbe poi stimolato lo sviluppo di nervi e vasi sanguigni nell'ospite dopo l'impianto. E' stata proprio questa la chiave del successo che ha permesso al muscolo di integrasi perfettamente nella zampa del topo. Il risultato ottenuto dopo poche settimane è stato sorprendente. ''La morfologia e l'organizzazione strutturale dell'organo artificiale sono risultate estremamente simili, se non indistinguibili, rispetto al muscolo scheletrico naturale'', afferma Cesare Gargioli dell'università di Tor Vergata.
Il prossimo passo dei ricercatori sarà testare la tecnica su animali più grandi, come il maiale, prima di progettare studi clinici sull'uomo.

(ANSA)

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