martedì 20 gennaio 2015

MOLTO POPOLARI, MA IN PARLAMENTO – CONTRO LA POSSIBILE RIFORMA DELLE BANCHE POPOLARI, CHE SERVE A RENZI PER SALVARE MPS, SI ALZA UN FRONTE TRASVERSALE CHE VA DALLA LEGA AL PD – RENZIE POTREBBE INTERVENIRE SOLO SULLE BIG

Il meccanismo del voto capitario (una testa un voto) ha tenuto il settore al riparo da ristrutturazioni, fusioni e acquisizioni. L’Unione europea ha tentato di intervenire due volte, nella convinzione che il sistema fosse un ostacolo alla libera circolazione di capitali, ma non ha trovato sponde in Italia e non se n’è fatto nulla…

Alessandro Barbera per “la Stampa

renzi dalema fassina civati gioco dello schiaffoRENZI DALEMA FASSINA CIVATI GIOCO DELLO SCHIAFFO
Matteo Salvini promette «le barricate della Lega». Dicono no nel Pd Beppe Fioroni, Stefano Fassina, Francesco Boccia. Nel centrodestra ci sono Rocco Palese (molto vicino a Raffaele Fitto), l’ex ministro Altero Matteoli, l’ex presidente laziale Renata Polverini, Cinzia Bonfrisco, Maurizio Gasparri, Daniele Capezzone. E poi il cattolico Lorenzo Dellai e le Acli, che temono «un attacco alla democrazia economica del Paese».

La politica alza un muro altissimo contro la riforma delle banche popolari che il governo ha promesso nel Consiglio dei ministri di oggi. Sono bastate alcune indiscrezioni di stampa per scatenare la reazione di tutti gli interessi locali, contrari al superamento del voto capitario (una testa, un voto) che finora ha garantito a questo tipo di banche di restare piccole e autonome mentre il resto del mondo del credito si ristrutturava e cresceva fino a creare colossi come Unicredit e Intesa Sanpaolo.

MATTEO SALVINI 3MATTEO SALVINI 3
Di questo ieri hanno discusso a lungo il premier e il ministro del Tesoro Padoan. Alle 21 l’ipotesi più concreta era ancora quella anticipata sabato dalla Stampa: una riforma che permetta il superamento del voto capitario e la trasformazione piena in società per azioni solo per le banche con impieghi superiori agli otto miliardi. Se così fosse, la riforma interesserebbe una decina di istituti. Quelle quotate in Borsa sono Ubi, Banco Popolare, le banche popolari dell’Emilia, di Milano e di Sondrio, il Credito Valtellinese, la Banca dell’Etruria. Altre due banche superano quella soglia ma non sono quotate: si tratta di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza.

matteo renzi pier carlo padoanMATTEO RENZI PIER CARLO PADOAN
Quale sia la decisione del governo lo sapremo in ogni caso solo alle 13. «Stiamo valutando diverse opzioni», spiega una fonte del Tesoro. Ieri sera il sito di Palazzo Chigi ha messo on line la convocazione della riunione senza pubblicare l’ordine del giorno. Immaginare una marcia indietro di Renzi è però improbabile. Ieri, di fronte ai senatori del suo partito riuniti per discutere della riforma elettorale, il premier si è esposto sul tema per la seconda volta: «Domani faremo un intervento sulle banche». La notizia ha scatenato i trader e costretto Borsa italiana a diverse sospensioni per eccesso di rialzo.

ALESSANDRO PROFUMO E FABRIZIO VIOLAALESSANDRO PROFUMO E FABRIZIO VIOLA
Sono oltre dieci anni che nel mondo del credito si discute della riforma del sistema anomalo di governo di questo tipo di banche. Ben due volte la Commissione europea ha tentato di intervenire contro il voto capitario nelle banche popolari. Nel 2005 l’allora commissario al mercato interno Charlie McCreevy riprese in mano la procedura contro il sistema «una testa, un voto» aperta nel 2003 dal predecessore Frits Bolkenstein. Il sospetto era quello di violazione dei principi europei sulla libera circolazione di capitali e sulla libertà di stabilimento in Europa. Erano i mesi del «furbetti del quartierino» (copyright Stefano Ricucci) e della scalata della Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani su Antonveneta ai danni di Abn Amro. In quei mesi McCreevy inviò anche richieste di chiarimento all’allora governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio che finirono nel nulla. Bruxelles ritenne di non avere le basi giuridiche per procedere con l’infrazione e archiviò il dossier.
PATUELLIPATUELLI

In ogni caso il Consiglio dei ministri non discuterà solo di banche. Nel decreto che verrà approvato - il cosiddetto «investment compact» - ci sono svariate novità per spingere l’attrazione degli investimenti: dalla riforma del Fondo centrale di garanzia all’introduzione del concetto di «piccole e medie imprese innovative» che avranno un registro ad hoc e agevolazioni simili alle start up, compresa la possibilità di finanziarsi con il «crowdfunding» sul web. Arrivano poi i «social bond» per le iniziative etiche e sociali, che godranno di una tassazione al 12,5% come per i titoli di Stato e norme di semplificazione per la sponsorizzazione dei restauri.

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