mercoledì 21 gennaio 2015

MILANO, ASSOLTA YOKO NAGAE E' L' UNICA EREDE DI CESCHINA

MILANO Assolta perché il fatto non sussiste, legge il presidente del tribunale dopo tre ore di camera di consiglio, tre ore di cardiopalma e di speranze impossibili. Yoko Nagae Ceschina, 55 anni, la vedova giapponese dell' industriale Renzo Ceschina è la sua erede universale; non ha falsificato il testamento del marito, come affermava il nipote Riccardo e come pretendevano due perizie grafologiche. E' andato tutto come previsto, dopo che il pubblico ministero Grazia Giuliani nella sua requisitoria aveva chiesto quest' assoluzione. Negato il valore di prova alla perizia (E' solo una perizia...), Giuliani aveva letto la vita di Ceschina insieme a Yoko come un continuo, coerente avvincinarsi a quella conclusione, i trecento miliardi del patrimonio (ma c' è chi afferma che siano 500) e il ruolo decisivo nella Sanitaria Ceschina passano a Yogo Nagae, senza prova d' appello. Quasi ho dimenticato l' italiano per l' emozione ha detto soffocando le lacrime la Nagae sono molto felice. Adesso potrò riprendere a studiare l' arpa. Vorrei ringraziare ancora mio marito che è stato molto gentile con me. Durante la mattinata, l' avvocato Isolabella uno dei difensori di Riccardo, si era affidato perfino all' oroscopo. E il Capricorno ammoniva: Non riuscirete a farvi capire. Aveva buttato giù due bicchierini di whisky, chiamato a raccolta quattro dei suoi sei giovani praticanti, venerdì sera aveva parlato con alti e bassi di voce da consumato attore per quasi tre ore e l' udienza si era chiusa poco prima di mezzanotte. La signora ha detto che il marito poco dopo il matrimonio le aveva dato una bella lettera? aveva spiegato al tribunale Ma quella lettera cambia l' asse di conduzione di un patrimonio enorme, ancora in parte indiviso. E giù con mazzate contro la personalità di Yoko Nagae che noi non conosciamo, e se avesse voluto diventare la giapponese più ricca d' Europa?. Non è la sopravvivenza, né il desiderio di una vita agiata, ad aver mosso secondo la difesa di Riccardo Ceschina la signora dell' arpa. E' il desiderio di potere. Un desiderio che secondo Isolabella è in contrasto con il volere di Renzo Ceschina. Aveva tirato in ballo Sciascia e perfino Nietzsche, esaminato con cura i passaggi di azioni e proprietà decisi da Renzo a favore di Yoko per concludere che sarebbero stati inutili, se il commendatore davvero avesse voluto durante la sua vita vedere Yoko come la sua erede universale. E' vero aveva ammesso Isolabella che tra i Ceschina c' erano tensioni, ci sono delle lettere e perfino quella minaccia di azione legale dello zio contro il nipote a dimostrarlo; ma se la rabbia fosse stata qualcosa di più, Renzo avrebbe potuto agire. Invece minacciava soltanto; se avesse voluto la frattura, l' avrebbe decisa durante la sua vita. Un valore etico, quello di tenere unita la famiglia, così come sempre e fortemente aveva cercato di fare il patriarca, Gaetano Ceschina, era alla base della volontà di Renzo. Come poteva Renzo calpestare la volontà del padre, infrangere il senso del suo testamento, distruggere una famiglia, con quelle 7, anonime parole? Anche i superflui cita Isolabella da Nietzsche si danno grande importanza, quando muoiono. E Renzo non era un uomo qualunque. Per molto tempo, dopo aver scritto quelle due righe, ha scritto molto di più e di meglio.
di CINZIA SASSO

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