mercoledì 21 gennaio 2015

La Voce delle Voci: vademecum di come si elimina la stampa libera e scomoda

la voce delle voci-R.C.- La Voce delle Voci nasce nel 1975 come Voce della Campania, è un quindicinale del Pci che annovera tra i suoi direttoriMichele Santoro e tra i collaboratori un giovanissimoRoberto Saviano.
Nel 1984 Andrea Cinquegrani, l’attuale direttore, rilancia la testata come mensile e nel 2007 diventa La Voce delle Voci, condirettore Rita Pennarola, moglie di Andrea:  non un giornale d’inchiesta, ma il giornale d’inchiesta per antonomasia.
Fra le firme fisse Ferdinando Imposimato, Sandro Provvisionato, Luciano Scateni, Jacopo Fo, don Vitaliano Della Sala, Nello Trocchia e immodestamente anch’io ho avuto l’onore di firmare le mie inchieste sulle pagine di quel giornale.
Un giornale indipendente e coraggioso, quello diretto da Rita e Andrea, maestri di giornalismo, una voce libera e appassionata, che i poteri hanno da sempre ostacolato e cercato di mettere a tacere.
E forse questa volta ci potrebbero essere riusciti.
Tra una settimana la Voce sarà di nuovo in tribunale, trascinatavi da una certaAnnita Zinni, compaesana e amica di Antonio Di Pietro; una vicenda allucinante che sta volgendo a un triste epilogo.
Tutto ha origine da un pezzo scritto nel 2008 dal giornalista  Alberico Giostra. Due anni dopo la Zinni decide che quell’articolo aveva provocato in lei dolorosi turbamenti e cita in giudizio La Voce delle Voci chiedendo un risarcimento “non inferiore a 40 mila euro”.
Il giudice condanna la testata ad un risarcimento quasi doppio, una cifra sbalorditiva e spropositata, 70 mila euro lievitati, tra more, spese di giudizio e interessi a circa 150 mila.
Tutto tra un bombardamento di pignoramenti e azioni giudiziarie nei confronti del direttore de La Voce e della cooperativa che edita la testata, letteralmente dilaniati dai procedimenti esecutivi. Unici obiettivi, dal momento che l’autore del’articolo, Alberico Giostra, risulta escluso da qualsiasi azione risarcitoria.
Il 26 gennaio la Voce delle Voci si presenterà all’esecuzione, con una piccola speranza, riposta nella procura di Campobasso, che ha iscritto, in merito alla vicenda, il giudice di Sulmona, Massimo Marasca, nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio e omissione di atti di ufficio.
Parti offese, Andrea Conquegrani e il condirettore de La Voce Rita Pennarola.
Curioso è che la Voce delle Voci non sia stata condannata per diffamazione, bensì per lesioni personali che la signora Annita Zinni avrebbe patito, come un qualsiasi pedone arrotato da un’auto sulle strisce pedonali.
A conferma di quanta sproporzione vi sia stata nella condanna de La Voce delle Voci, Andrea Cinquegrani ha così commentato: “un operaio della Thyssen ustionato che ha visto la morte dei propri compagni è stata risarcito con 50 mila euro. Ancora: il Tribunale di Milano ha recentemente condannato per diffamazione Roberto Saviano e la Mondadori, riconosciuti colpevoli di aver attribuito nel bestseller Gomorra reati di stampo camorristico ad una persona, ritenuta estranea ai fatti, a un risarcimento danni da 30.000 euro. Per la cronaca, Gomorra ha venduto circa 10 milioni di copie in tutto il mondo. Un piccolo giornale come il nostro viene citato per 95 mila euro, per aver arrecato danno a una persona che nello stesso periodo ha avuto il tempo di fare carriera politica, diventando segretario dell’Idv dell’Aquila. Assurdo”.
La disavventura de  La Voce delle Voci sembra insomma suggere che per un giornalismo che fa il suo mestiere e non guarda in faccia a nessuno, nel nostro paese sembra esserci davvero sempre meno spazio.

http://www.articolotre.com/2015/01/la-voce-delle-voci-vademecum-di-come-si-elimina-la-stampa-libera-e-scomoda/

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