domenica 30 novembre 2014

Antimafia Duemila – L’Addaura. ”Tra” le ombre… luci.




di Carlo Palermo – 11 maggio 2010
I recentii articoli di Attilio Bolzoni su Repubblica e di Alfio Caruso sul Corriere della Sera relativi all’attentato all’Addaura contro Giovanni Falcone del giugno del 1989 offrono spunti di riflessione sullo stato delle indagini attualmente svolte in particolare da taluni magistrati in Sicilia, che tentano oggi di decifrare e comprendere alcuni episodi che solo apparentemente riguardano “affari” di Sicilia, ma che forse costituiscono chiavi di lettura di attività più complesse, trovanti origine e motivazione in centri di potere più complessi.
Esponendosi gli esiti delle nuove attività investigative, si evidenzia oggi che l’episodio dell’Addaura può essere considerato come punto di inizio e chiave di lettura delle stragi del ’92, rilevandosi così che siamo in ritardo di 20 anni con le indagini in conseguenza degli occultamenti e dei depistaggi intenzionali che avrebbero oscurato così a lungo la ricostruzione della verità.
In merito non posso che concordare con tale attuale impostazione dei magistrati, anche se ritengo che il connubio tra poteri occulti, mafia e terrorismo risalga a molto tempo prima, e come tale vada esaminato nella sua globalità storica per essere poi individuato e decifrato in ogni singolo episodio che ne ha costituito espressione.
Per comprendere a fondo la genesi e le più complesse responsabilità delle stragi del ’92 è forse opportuno ricordare che poco dopo i due attentati di Capaci e di via d’Amelio, a Milano, vennero sequestrati armi e plastico per attentati: dietro l’organizzazione sembra esservi stato il clan mafioso della famiglia Fidanzati, operante da un ventennio sull’asse Palermo – Milano, in connessione con le organizzazioni della mafia turca e con i terroristi libanesi.
In questo ricorrente asse – forse poco approfondito nel comune convincimento che la mafia operi solo in Sicilia – possono rinvenirsi indizi che riconducono a fatti vecchi e nuovi (al caso Calvi, alla P2, al sistema delle corruzioni politiche, ecc.), tutti ruotanti attorno a rilevanti operazioni bancarie e finanziarie, che – come noto – costituisce il necessario sistematico legante di tutte le attività illecite.
La riflessione ci riporta (come ho da tanti anni ricordato in miei scritti) a vicende in qualche modo collegate a due conti bancari “famosi” per Giovanni Falcone, come anche per i magistrati di Milano: il “Conto Protezione, rif. Martelli per conto Craxi”, sulla banca Ubs di Lugano (che risaliva ai lontani anni 1979-80), e il meno noto Conto “rif. Roberto”, sul Banco di Roma, sede di Lugano.
Su questi nomi e su questi conti si incentrarono e poi si bloccarono le ricerche di Giovanni Falcone quando era giudice istruttore a Palermo.
Sul Conto Protezione per tanto tempo (e sino al ’93) si bloccarono a Milano le indagini della magistratura sul Banco Ambrosiano.
Sul Conto rif. Roberto si fermarono Falcone e Borsellino nelle loro inchieste di mafia.
Su entrambi i conti, in Svizzera iniziò a indagare, su richiesta di Falcone, il magistrato elvetico Carla Del Ponte, che si trovava a Palermo all’Addaura insieme a Falcone nel giorno dell’attentato del 1989 all’Addaura.
Io incontrai Carla Del Ponte il giorno prima che costei partisse per la Sicilia, per vedersi con Falcone a Palermo.
Sui conti elvetici poi, dopo l’eliminazione di Falcone e Borsellino, si sono nuovamente imbattuti, dal ’92 i magistrati di Milano e inquirenti siciliani (di Palermo, Caltanisetta e Catania) in varie inchieste sulla corruzione e sui fondi occulti all’estero.
Per Falcone e Borsellino, quei conti rimasero però un mistero.
Per dipanare la matassa, andiamo ancora più indietro e spostiamo l’attenzione su personaggi a lungo trascurati, Florio Fiorini e Giancarlo Parretti, recentemente al centro di scandali finanziari internazionali; in passato, legati alle vecchie storie del Banco Ambrosiano, della P2, delle forniture di petrolio Eni-Petromin: si potranno notare le strette connessioni di questi fatti (tipicamente “economici” e bancari) con altri piú propriamente “mafiosi”.
Agli inizi degli anni Settanta, Parretti arrivò a Siracusa e il suo cammino si incrociò con quello di un uomo politico che contava nella Sicilia dell’epoca, il senatore democristiano Graziano Verzotto.
Nativo del nord, Verzotto, ancora nel 1953, aveva svolto in Sicilia il doppio ruolo di funzionario dell’Agip (antenata dell’Eni) e di commissario provinciale della Dc. Divenne rapidamente padrone incontestato di Siracusa, poi di tutta l’isola, anche se i suoi rapporti con il leggendario presidente dell’Agip-Eni, Enrico Mattei, presto si raffreddarono.
Verzotto fu l’ultimo a salutare Mattei quando, la sera del 27 ottobre 1962, questi prese a Catania l’aereo privato che si sarebbe schiantato poco dopo a Bescape, a qualche decina di chilometri dall’aeroporto di Milano-Linate: fu forse il primo episodio terroristico in cui si mescolarono insieme gli emergenti interessi di Stato, legati ai commerci internazionali di petrolio, e la mafia.
Lo stesso Verzotto nel 1967 divenne segretario generale della Dc siciliana e poi presidente dell’Ente minerario siciliano (Ems), organismo che raggruppava diciotto società, con disponibilità sugli enormi fondi del Mezzogiorno.
I suoi intrecci con la mafia furono molteplici: fu amico di Frank Coppola e di Giuseppe de Cristina, uno dei principali protagonisti della seconda guerra di mafia. La posta principale, in quel momento, era il controllo del mercato immobiliare dell’isola attraverso il triunvirato Stefano Bontade, Gaetano Badalamenti, Salvatore Riina, uomo di fiducia di Luciano Liggio, allora capo dei corleonesi.
De Cristina venne assassinato a Palermo il 30 maggio 1978.
L’omicidio scatenò quella che poi venne chiamata la «mattanza»: una strage totale che raggiunse il culmine negli anni 1981-82.
Frattanto, Fiorini – alleato di Parretti – come direttore finanziario dell’Eni (diresse l’ente dal 1975 al 1982, data della sua forzata separazione dall’Eni, conseguente agli scandali dell’epoca), guidava allora le finanze della compagnia petrolifera in collegamento con i socialisti di Craxi, piduisti e il leader libico Gheddafi.
In quel periodo si infittirono gli investimenti e le partecipazioni internazionali: Parretti (socio di Verzotto) e Fiorini, attraverso il gruppo finanziario spagnolo Melia International, acquisirono il controllo sulla società belga Bebel, che possedeva a sua volta oltre il 7% della Banque Bruxelles Lambert. Questa banca – negli ultimi anni Settanta – comparve nelle trattative tra Fiorini e Antony Gabriel Tannoury, graccio destro di Gheddafy, nella cessione delle azioni delle Assicurazioni Generali in relazione ai tentativi del leader libico di acquisire tecnologie nucleari. E, sempre alla stessa banca, si ricollegarono altri commerci di armi (come ad esempio quelli relativi alle forniture al Belgio degli elicotteri Agusta) in connessione con altri personaggi operanti nel settore finanziario internazionale al massimo livello.
Nel 1978 venne anche aperto, a Lugano, presso l’Union Banques Suisses, il Conto Protezione intestato a Silvano Larini: “I dirigenti dell’Ubs erano degli amici”, disse Fiorini, con riferimento ai rapporti tra la banca svizzera e l’Ambrosiano. Sui conti dell’istituto elvetico – che custodí i segreti di Craxi una quindicina di anni – a piú riprese si svolsero operazioni finanziarie del piú vario genere: versamenti di tangenti connesse a transazioni petrolifere (Eni-Petromin), pagamenti di partite di droga (in particolare per il clan mafioso dei Cuntrera-Caruana), finanziamenti illeciti dei partiti, creazioni di fondi occulti, operazioni di riciclaggio.
L’Ubs, inoltre, tramite banche controllate – in particolare la Banque de Commerce et de Placements (la Bcp) – fu in stretti rapporti con il pachistano Abedi e la Bcci.
Sempre nel 1978, il 17 aprile, iniziò un’importante ispezione della Banca d’Italia sul Banco Ambrosiano in conseguenza della gravissima situazione debitoria in cui questa versava per le spericolate operazioni del suo presidente Roberto Calvi.
Nel novembre, il dossier passò al giudice di Milano, Emilio Alessandrini, che conduceva le indagini su Calvi. Dopo circa tre anni, il 29 gennaio 1979, egli fu ucciso da un commando di Prima linea.
Dopo il sequestro Moro e lo scandalo Lockheed, gli anni 1979-80 trascorsero tra i tentativi trasversali di occupazione di potere incentrati nelle operazioni Rizzoli-Corriere della Sera, commesse petrolifere Eni-Petromin, finanziamenti al Psi di Craxi, nonché tra i misteri legati alla strage di Bologna e a quella di Ustica: tutti questi episodi evidenziarono depistaggi, connessioni occulte con il terrorismo, collegamenti tra i servizi segreti italiani e quelli americani, in una situazione politica condizionata dalla guerra fredda tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, e tra gli Stati Uniti e l’Iran rivoluzionario di Khomeyni con un equivoco ruolo svolto dal leader libico Gheddafi.
Alla fine di quell’anno (1980), mentre a Trento iniziava l’inchiesta sulle connessioni tra mafia siciliana e mafia turca, e sui rapporti tra Trento e Trapani, il turco Ali Agka ebbe, verso il 20 dicembre, misteriosi contatti attorno a Palermo, forse proprio a Trapani.
All’inizio del 1981 (il 17 marzo) venne scoperto dagli inquirenti l’elenco degli appartenenti alla loggia P2. Il successivo 8 maggio, a Trapani, venne creata la loggia coperta C.
Qualche giorno dopo (il 13 maggio), Ali Agka tentò, in piazza San Pietro, di uccidere il Papa: sulla base di connessioni bancarie, il killer turco apparve in qualche modo collegato con il massone di rito scozzese Thurn und Taxis e con sette integraliste ispirate al culto di Fatima.
Esattamente un anno dopo (il 13 maggio 1982) e sempre con connessioni massoniche, un secondo attentato al Papa veniva consumato a Fatima, in Portogallo, mentre infuriava la guerra tra l’Argentina e l’Inghilterra per le isole Falkland.
Un mese dopo, a Londra, Calvi si “suicidava”.
Nella lista degli iscritti alla P2 stranamente non comparvero i nomi dei partner di Gelli presenti nel governo di Washington.
Numerosissimi, invece – quasi seguendo un piano prestabilito –, furono quelli di generali e militari argentini compresi nell’elenco.
In Argentina, a Buenos Aires, in via Cerrito 1136, il capo della P2 – si ricorderà – disponeva di un appartamento, al nono piano: vi si trovavano gli uffici di una ditta, Las Acacias. In quello stesso edificio aveva avuto sede il Banco Ambrosiano.
La società Acacias (panamense e con sede a Lugano) risultò al centro di operazioni di riciclaggio di denaro proveniente da traffici di stupefacenti, tra il Brasile, gli Usa, l’Italia e la Svizzera. Fondata da Vito Palazzolo, venne utilizzata per il trasferimento di milioni di dollari manovrati dal clan Bonanno tra gli Usa e la Svizzera.
Questi fatti riguardavano le connessioni “argentine” del clan Fidanzati, sulle quali indagò, negli anni Ottanta, Giovanni Falcone.
Per una strana ricorrenza, solo un anno prima di essere ucciso a Capaci, lo stesso Falcone si recò a Buenos Aires per una rogatoria: in un burrascoso incontro con il boss Gaetano Fidanzati – arrestato in quel paese –, questo ultimo minacciò di farlo saltare in aria.
Ritornando al 1982, nella settimana di Pasqua – e cioè poco prima della uccisione di Calvi, avvenuta il 17 giugno – davanti agli uffici di una società collegata alla Acacias (la Traex), avvennero incontri tra importanti operatori finanziari internazionali, il fornitore turco di droga Yasar Musullulu e, con ogni probabilità, Pippo Calò.
Yasar Musullulu, capo della mafia turca, era probabilmente il fornitore della morfina base della raffineria di Alcamo, scoperta nell’aprile del 1985, trenta giorni dopo l’attentato di Pizzolungo, non molto lontano dai luoghi ove era stato ucciso, due anni prima, il sostituto procuratore Giacomo Ciaccio Montalto.
Negli stessi giorni erano state eseguite indagini sui rapporti di mafia esistenti tra Trapani e Trento.
In America, il principale destinatario delle forniture di droga dalla Sicilia era allora il clan mafioso agrigentino dei Cuntrera e Caruana.
Uno dei loro soci piú importanti, Francesco di Carlo, venne in seguito indicato come uno dei killer di Roberto Calvi. Probabilmente la somma per pagare i killer venne ricavata dal tesoro segreto della P2, occultato in una banca sconosciuta e forse transitato sull’istituto Rothschild.
Mentre magistrati e investigatori siciliani indagavano sui Cuntrera, sul Musullulu e sulle operazioni bancarie che li collegavano in Svizzera, alla fine del mese di luglio del 1985, venne ucciso il commissario Giuseppe Montana, della squadra della Questura di Palermo, preposta alla cattura dei latitanti.
Frattanto Francesco di Carlo veniva arrestato in Inghilterra, dove lo raggiungeva immediatamente il vice questore Cassarà. Pochi giorni dopo, il 6 di agosto, al suo ritorno a Palermo, Cassarà venne ucciso.
Minacce di morte costringevano Falcone e Borsellino a nascondersi in un’isoletta per scrivere l’ordinanza di rinvio a giudizio del primo maxiprocesso di mafia.
Nell’aprile del 1986, veniva intanto scoperto a Trapani il Centro studi Scontrino, le sue logge massoniche, i legami filoarabi con Gheddafi.
Nel 1987, nel corso di indagini svolte a Palermo da Giovanni Falcone, a seguito di accertamenti in Svizzera sui rapporti presso istituti elvetici, emersero tracce di versamenti di centinaia di migliaia di dollari su un conto chiamato “Rif. Roberto” del Banco di Roma, sede di Lugano, i cui beneficiari non vennero mai individuati con certezza.
Quel denaro – come risultò in seguito – costituiva un diretto provento di forniture di stupefacenti effettuate al clan Cuntrera-Caruana. Il Banco di Roma di Lugano, ovvero la Svirobank, era di proprietà al 51% dello Ior, la banca del Vaticano, di cui era presidente Marcinkus, che era stato in stretto rapporto con Roberto Calvi .
A Trapani, nel settembre dello stesso anno 1987, in apparente controtendenza rispetto alla chiusura delle strutture Gladio, veniva creato il Centro Scorpione, dalla VII divisione del Sismi: avrebbe dovuto essere una propaggine di Stay Behind. Doveva probabilmente servire per ingrandire e potenziare alcune unità clandestine operanti sul territorio: le Rac e le Udg (Rete agenti coperti e Unità di guerriglia). Questo centro era dotato di un aereo di piccole dimensioni.
La mafia, in quella zona (Castellammare del Golfo), si serví proprio di un velivolo di quelle caratteristiche, per un enorme trasferimento di droga (565 kg di eroina) eseguito con una nave, la Big John.
Sempre in quell’anno, a fronte di aiuti a paesi sottosviluppati, il Perú ricevette dall’Italia mezzi sofisticatissimi: ponti radio, sensori a raggi infrarossi, giubbotti antiproiettile e una quantità imprecisata di pistole Beretta imbarcati su un aereo partito da Roma, coperto dal segreto militare. Si trattò dell’operazione “Lima”, un piano di aiuti, deciso nel 1987, a sostegno del governo peruviano del presidente García, allora impegnatissimo nella caccia al professor Guzmán, il leader di Sendero luminoso, già condannato all’ergastolo.
L’ammiraglio Fulvio Martini, direttore dei nostri servizi segreti, raccontò ai magistrati che l’operazione era stata organizzata dall’allora presidente del Consiglio Craxi. Era previsto l’addestramento della guardia peruviana con personale della VII divisione del Sismi, la stessa che aveva creato a Trapani, sempre nel 1987, il Centro Scorpione.
L’anno seguente, il 1988, dopo aver forse assistito nelle campagne di Trapani a un trasbordo di armi dirette alla Somalia su un aereo militare operante per conto dei nostri servizi segreti, veniva ucciso, in prossimità della comunità di Saman, Mauro Rostagno, sulle tracce delle piste massoniche della Loggia “C”, delle sacerdotesse sufi “Arcobaleno” e forse di alcuni traffici… anche più vicini a lui.
Era sui fatti finanziari sopraindicati che indagava il giudice Falcone nel giugno del 1989, mentre inutilmente cercava di capire cosa fosse il Centro Scorpione di Trapani. In quei giorni, sugli scogli vicini alla sua abitazione vennero rinvenuti due sacchi di esplosivo: un segno minaccioso cui subito non parvero estranee presenze di cellule deviate dei servizi segreti. Lo stesso Giovanni Falcone, parlando di questi fatti, non esternò sospetti sulla mafia, ma su “menti raffinatissime”.
Vennero trovati i candelotti sugli scogli della sua villa all’Addaura, mentre si occupava delle connessioni bancarie svizzere dei narcotrafficanti siculo-americani.
Lo stesso magistrato, nel 1991, prima di lasciare Palermo per i suoi incarichi ministeriali a Roma, svolse indagini su un ultimo processo riguardante rapporti tra mafiosi, società svizzere (in particolare di Chiasso) e istituti bancari elvetici, nodi di smistamento di narcodollari. Il processo, noto come Big John, prendeva il nome della nave sulla quale era stato sequestrato l’enorme carico di eroina vicino Trapani nel 1987.
Nel giugno 1992, anche l’ultimo fascicolo passato per le mani di Giovanni Falcone al ministero, per una rogatoria all’estero, era siglato “Big John”.
Dopo la morte di Falcone, un imputato di quel processo, legato al ruolo centrale del riciclaggio del denaro sporco, fu in contatto dalla Svizzera con il giudice Borsellino, poco prima che questi saltasse in aria a Palermo: forse intendeva “parlare”… Poi non parlò piú!
Dopo il 1992 apparirono cessate le stragi mafiose, forse per le reazioni investigative della magistratura che, per la prima volta, riuscì a identificare esecutori e mandanti mafiosi, forse per le concomitanti indagini di Mani pulite che, scavando nelle corruzioni degli appalti e dei finanziamenti illeciti ai partiti, travolgevano personaggi politici di primo piano, ma non “toccavano” gli aspetti occulti.
Poi vi furono gli attentati del ’93-‘94 (accomunati ai precedenti dalla identica tipica tipologia – di provenienza militare – degli esplosivi utilizzati), i quali, tramite “utili” indicazioni di collaboratori di giustizia mafiosi, vennero definite e qualificate anch’esse, pur se avvenute fuori dalla Sicilia, “di matrice mafiosa”.
Ecco, è in questo contesto storico, che ritengo vadano ricomposte … le giuste luci.
Dal passato al presente.
Passando per l’Addaura: “tra” le ombre… LUCI.
Tratto da: facebook.com

https://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2010/05/16/antimafia-duemila-laddaura-tra-le-ombre-luci/

Carlo Palermo: io avevo visto giusto e vi spiego perche'


LA GRANDE TRAMA. L' INTERVISTA


------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ L' INTERVISTA TITOLO: Carlo Palermo: io avevo visto giusto e vi spiego perche' - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Carlo Palermo e' citato piu' volte nell' ordinanza dei magistrati di La Spezia. Con un riconoscimento piu' che lusinghiero nei confronti dell' ex collega: le sue inchieste, partite dalla Procura di Trento, hanno rappresentato una delle "poche occasioni" in cui si e' penetrati a fondo "nel tessuto connettivo" su cui poggiano le attivita' illecite di traffico d' armi. Nel frattempo Palermo ha lasciato la magistratura e ha avuto anche un' esperienza parlamentare. Cosa pensa, onorevole Palermo, dei riconoscimenti che le vengono dall' inchiesta spezzina? "Non possono non farmi piacere. Sia sotto il profilo piu' strettamente personale sia per gli spazi che aprono per arrivare a risultati concreti". I magistrati liguri riportano un articolo della Nazione secondo il quale Pierfrancesco Pacini Battaglia sarebbe intervenuto con una sua societa' per recuperare le casse di uranio imbarcate sul DC9 di Ustica. Il materiale radioattivo sarebbe stato venduto all' Irak e lei, nel corso delle sue inchieste, trovo' due fatture di 852 miliardi di lire ciascuna rimaste senza giustificazione... "Se tutte le ipotesi avanzate dalla Nazione venissero approfondite e confermate aprirebbero la strada a sviluppi interessanti. Per quanto riguarda la strage di Ustica ci sono delle connessioni che non fui in grado di documentare. Nella mia inchiesta ebbi occasione di imputare il direttore del Sismi di allora, Giuseppe Santovito e gli sequestrai un' agenda del 1980. Senza pero' intuirne a pieno il valore. E oggi quell' agenda so che e' al vaglio del giudice Priore. Mi limito a questo perche' non conosco gli atti dell' inchiesta spezzina. Ovviamente sono interessatissimo a capirne gli sviluppi perche' legati ad un episodio rilevante della mia storia personale, l' attentato organizzato contro di me a Trapani". Nelle sue indagini si e' mai imbattuto nella figura di Pacini Battaglia? "All' epoca no, solo successivamente. Parlo del ' 93 quando ero deputato trentino e mi occupai dell' alta velocita' ferroviaria che in Alto Adige riguarda il traforo del Brennero. Tra gli operatori interessati alla progettazione trovai rapporti societari che portavano a Pacini Battaglia e a un tal Massimo Perotti. Non so se quest' ultimo sia legato da rapporti di parentela con il Perotti arrestato dai magistrati di La Spezia". Rese pubbliche quelle sue indagini? "Ne parlai diffusamente in Parlamento prendendo la parola in occasione della seconda richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi per le tangenti Enimont. E sottolineai gli interessi che esistevano attorno al business ferroviario". Si imbatte' in Pacini Battaglia anche in vicende piu' strettamente legate al traffico d' armi? "No. Pero' capii i rapporti tra Eni e banca Karfinco e tra quest' ultima e la banca araba Bcci, controllata dalla mafia pakistana e legata alle vendite illegali di armi fino al ' 90 ' 91". Lei si occupo' anche delle aziende a partecipazione statale del settore difesa, segnatamente l' Agusta... "L' Agusta svolse un ruolo chiave. Le mie indagini si bloccarono sulle forniture militari italiane all' Argentina, usate come contropartita alla costruzione della metropolitana di Buenos Aires. Partendo dalle esportazione dell' azienda Efim mi imbattei nel ruolo di Craxi e mi costo' l' arresto dell' inchiesta. Successivamente i colleghi del pool Mani pulite fecero luce sul ruolo strategico che il business della metropolitana milanese svolgeva nel sistema ambrosiano delle tangenti e nei finanziamenti al Psi". Nell' ordinanza di La Spezia si cita anche l' indagine condotta dal procuratore di Roma Maria Cordova nei confronti dei responsabili dell' Oto Melara e della Snia. Il provvedimento venne pero' avocato dal procuratore capo pro tempore Ugo Giudiceandrea. E proprio lei in precedenza aveva fatto arrestare il figlio di Giudiceandrea, Bonifacio, nell' ambito della sua inchiesta sul traffico d' armi... "Devo ricordare che Bonifacio Giudiceandrea fu prosciolto da ogni imputazione. Detto cio' e' positivo che i magistrati di La Spezia abbiano ripreso in mano quel filone d' indagine. Perche' da li' potrebbero scaturire connessioni molto interessanti. L' episodio legato all' inchiesta della Cordova e' delicato e sulle sue dinamiche non si e' mai fatta luce. Eppure ritengo che sia uno dei piu' inquietanti misteri della nostra storia recente con connessioni governative di altissimo livello".
Di Vico Dario
Pagina 5
(22 settembre 1996) - Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/1996/settembre/22/Carlo_Palermo_avevo_visto_giusto_co_0_96092213448.shtml
" L' Homme libre ...
... est celui qui n'a pas peur d' aller
jusq' au bout de sa pensée ".


https://www.facebook.com/laura.giovannelliprotaniii

SALVATE MICKEY ROURKE! - SFATTO E STRAFATTO, A 62 ANNI, TIRA AVANTI COME UN PERSONAGGIO DE "I MOSTRI" DI DINO RISI: HA VINTO A MOSCA UN INCONTRO DI BOXE DI ESIBIZIONE

Gli organizzatori del match hanno dichiarato, senza scendere nei dettagli, che entrambi i partecipanti hanno ricevuto “molto denaro” per partecipare all’incontro. Per Rourke quello di venerdì è stato il secondo ritorno sul ring nella sua carriera. Era un pugile non professionista prima di diventare famoso soprattutto con il film “9 settimane e 1/2?...


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Venerdì 28 novembre l’attore americanoMickey Rourke, a 62 anni, ha vinto a Mosca un incontro di boxe di esibizione contro Elliot Seymour, un ex atleta professionista di 29 anni. Seymour è stato mandato due volte al tappeto nel secondo round prima della fine dell’incontro.
mickey rourke, 238e6eda00000578 2853452 buff mickey at the official weight in ceremony on thursday ahead 3 1417211420757MICKEY ROURKE, 238E6EDA00000578 2853452 BUFF MICKEY AT THE OFFICIAL WEIGHT IN CEREMONY ON THURSDAY AHEAD 3 1417211420757mickey rourke, 2393fac000000578 2853452 image 31 1417205916962MICKEY ROURKE, 2393FAC000000578 2853452 IMAGE 31 1417205916962

Per prepararsi all’incontro, Rourke ha perso 15 chili, arrivando a pesarne 81 come il suo avversario. Seymour, prima di ritirarsi, era il 256° pugile nella classifica americana. Su dieci incontri aveva ottenuto un k.o. e nove sconfitte.

Gli organizzatori del match hanno dichiarato, senza scendere nei dettagli, che entrambi i partecipanti hanno ricevuto “molto denaro” per partecipare all’incontro. Per Rourke quello di venerdì è stato il secondo ritorno sul ring nella sua carriera. Era un pugile non professionista prima di diventare famoso soprattutto con il film “9 settimane e 1/2″.
mickey rourke, 238e6ee100000578 2853452 opponent he was at the ceremony with his rival 29 year old fello 4 1417211420773MICKEY ROURKE, 238E6EE100000578 2853452 OPPONENT HE WAS AT THE CEREMONY WITH HIS RIVAL 29 YEAR OLD FELLO 4 1417211420773

Negli anni ’90 ritornò alla boxe come pugile professionista e vinse sei incontri pareggiando in altri due. Durante quel periodo subì alcune ferite al volto che lo costrinsero a ricorrere alla chirurgia estetica. Nel 2008 Rourke aveva vinto diversi premi cinematografici per “The Wrestler”, un film in cui interpreta un lottatore oramai invecchiato.
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Spagna. Scontri prima della partita Atletico Madrid-Deportivo: un tifoso gravissimo

spagna-Redazione- Una maxi rissa tra tifosi, in Spagna, si è trasformata in tragedia.
In attesa della partita di oggi, tra l'Atletico Madrid e il Deportivo La Coruna, infatti, gli ultras di entrambe le squadre si sono dati appuntamento di fronte al Vicente Calderon. Circa duecento persone, che si sono fronteggiate con armi e a meni nude: nella mischia, quasi tutti hanno riportato ferite o contusioni che hanno necessitato delle cure ospedaliere.
Uno, in particolare, un tifoso 43enne dl Deportivo, è stato ferito gravemente: colpito e successivamente lanciato in un fiume, è stato ripescato dalle autorità e trasportato d'urgenza all'ospedale "Clinico". Ritenuto inizialmente clinicamente morto, si trova ora in condizioni gravissime, con un trauma cranico e uno stato di ipotermia. Ha inoltre superato un arresto cardiaco.
Ciononostante, la partita si è giocata regolarmente. L'Atletico Madrid ha comunque"condannato fermamente gli incidenti verificatisi nella zona del Madrid Rio nelle ore prima della partita contro il Deportivo de La Coruna". "I valori che promuovono lo sport devono prevalere sopra ogni rivalità e tutti insieme dobbiamo lottare contro la piaga della violenza".
Dopo la condanna della squadra, è giunta anchea della Lega calcio spagnola che in una nota esprime "il suo sdegno nei confronti degli incidenti avvenuti domenica mattina intorno allo stadio Vicente Calderon poco prima del match valido per la 13a giornata della Liga Atletico Madrid e Deportivo La Coruna". "La LFP", si legge nel comunicato, "è stata ferma nella sua intenzione di sospendere la sfida fino a che è stato possibile. Dalle istituzioni si lavora assieme a Aficiones Unidas, il Cuerpo Nacional de Policía, a tutti i club e alla SAD per combattere violenza, razzismo, xenofobia e intolleranza nel calcio professionistico".

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La nuova bufala xenofoba: profumi letali diffusi dagli arabi

profumi-Redazione- La xenofobia continua a divampare, assieme al razzismo, e colpisce i bersagli attualmente preferiti: gli islamici.
Un allarme, in queste ore, gira su tutti i social network: fotografi di campioncini di profumo corredati dall'avviso: "Fate attenzione sembrano confezioni campioni di profumo ma in realtà sono veleni letali. Vengono messe nelle cassette della posta dagli arabi. Non odorare e divulgare il più possibile."
Si gioca dunque sulla diffidenza e sul razzismo per creare ancora più sospetto nei confronti dei musulmani (più che "arabi") e degli extracomunitari in genere, in un periodo storico in cui, proprio, non ne abbiamo bisogno. Né noi, né loro.

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Frosinone. Ragazzino in coma per un pugno, in manette un ventenne

carabinieri-Redazione- Ha sferrato un pugno alla tempia di un tredicenne che ha risposto male a sua madre.
 Un sinistro violento che ha provocato gravi lesioni celebrali a un bambino residente ad Alatri e che ora è ricoverato in coma nel reparto di rianimazione dell’ospedale Umberto I di Roma.  
 Il grave episodio di violenza si è verificato nel centro storico della cittadina dove un gruppo di ragazzini stava facendo baccano tra i vicoli. Gli schiamazzi hanno infastidito una donna che ha chiamato il figlio di vent’anni raccontandogli di essere stata insultata dal gruppo di ragazzini.  
 Il giovane ha pensato di punire gli adolescenti ed è sceso in strada a cercarli.
Quando ha individuato il gruppo ha iniziato a menare pugni e calci alla cieca fino a quando non ha assestato il violento colpo al tredicenne che è stramazzato a terra privo di coscienza.
Poi, non contento, è uscito con gli amici ed è andato a giocare a bowling e nella sala di un locale di Atina è stato individuato e arrestato dai carabinieri della compagnia di Cassino con l’accusa di tentato omicidio.
Se le condizioni del bambino dovessero peggiorare la posizione giudiziaria del ventenne diventerebbe ancora più grave.  

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Reggio Emilia. Muore ustionata dopo una doccia alla casa di cura

doccia-Redazione-  E' morta a causa delle gravi ustioni riportate durante una doccia, nella casa di cura per anziani I Girasoli, di Reggio Emilia, gestita da "Rete".
La vittima, un'88enne malata diAlzheimer, fu sottoposta l'11 novembre scorso ad una doccia da allettata. Per alcuni secondi, rimase sotto un getto d'acqua bollente che, appunto, le provocò gravi ustioni: per questo, venne rapidamente fatta ricoverare presso il reparto grandi ustionati di Parma, dove il 22 novembre scorso è spirata.
Ora, è stata aperta un'inchiesta sull'incidente per chiarirne le circostanze: secondo le prime ipotesi, la causa potrebbe esserci un guasto, piuttosto raro, alla termoregolazione dell’impianto, gestito da Iren. Proprio per questo, la procura ha sentito non solo i responsabili e gli operatori della struttura, ma anche i tecnici della compagnia.

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Dimensioni parallele: potrebbero esistere davvero

mondi paralleli-Redazione- I mondi paralleli potrebbero non essere soltanto un'invenzione fantascientifica.
Una ricerca pubblicata sulla rivista Physical Review X e riportata da Repubblica, infatti, evidenzia come, in linea puramente teorica, essi potrebbero esistere davvero e non solo: sarebbero in grado di interagire tra loro.
Lo studio, condotto dai ricercatori dellaGriffith University a Brisbane e dall'Università della California a Davis, si basa su un modello matematico di 41 mondi paralleli, in grado di spiegare persino uno dei più importanti esperimenti della fisica quantistica, quello che dimostra la doppia natura della luce, che si comporta sia come un'onda che come un corpuscolo, una particella.
E' importante comunque sottolineare come gli scienziati, parlando dell'esistenza di altri mondi, intendono non realtà fisiche costituite da copie della Terra su cui vivono persone come noi. Infatti, attraverso la parola "mondo" si intende "soltanto" un intero universo dotato della complessità strutturale che oggi conosciamo grazie alla scienza. Inoltre, è altrettanto importante evidenziare come il risultato di tale ricerca sia puramente teorico: non si è trattato di alcun esperimento sull'esistenza tangibile di dimensioni parallele.
"L'idea di universi paralleli all'interno della meccanica quantistica è nata a partire circa dal 1957", ha spiegato Howard Wiseman, professore del Griffith's Centre for Quantum Dynamics. Questa ipotesi è stata formulata nella teoria dell''Interpretazione a Molti-Mondì da parte del fisico e matematico Hugh Everett III. In tale interpretazione, "ogni universo si divide in una serie di nuovi universi, ogni volta che viene effettuata una misurazione quantistica". "Dunque", spiega l'esperto, "diverse possibilità quantistiche trovano realizzazione". Rispetto a questa interpretazione, "gli scettici mettono in dubbio la realtà di questi universi, dato che essi non influenzano in maniera completa il nostro universo". "Il modello 'Interpretazione a Molti Mondi'", ha spiegato ancora, "è stato criticato per il fatto che non definisce quando avviene l'osservazione (che porta alla diramazione dell'universo in molti universi, ndr). Così, non è chiaro quanti mondi ci sono ad un dato tempo e le proprietà di ciascun mondo sono un po' confuse".

Il gruppo di Wiseman, pur prendendo spunto dalla teoria di Everett III, ha però sviluppato un modello diverso: "Il nostro approccio chiamato 'Many Interacting Worlds' (MIW)  è completamente differente, come suggerisce il nome stesso", continua Wiseman. In esso, infatti, la "diramazione" è assente e gli scienziati introducono una particolare interazione tra i mondi paralleli, che esercitano una forza di repulsione uno sull'altro. Questa stssa forza, come illustra Repubblica, sarebbe anche in grado di spiegare la differenziazione dei numerosi mondi e rappresenterebbe la chiave della potenziale spiegazione della meccanica quantistica: proprio dalla collisione tra i mondi, infatti, nascerebbero i fenomeni quantistici.

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Svizzera. Anche gli ecologisti contro l’immigrazione

svizzera-RedazioneAndreas Thommensegretario di Ecopop snocciola numeri "350.000 stranieri vengono in Svizzera ogni giorno, oramai il 25% della popolazione elvetica è composta da stranieri”.
Sarà il secondo referendum anti-immigrazione in Svizzera in soli nove mesi, a seguito di una iniziativa di destra per introdurre quote per i cittadini dell'Unione europea che, per lo shock  economico di gran parte d'Europa, tentano di risolvere i loro problemi di sopravvivenza emigrando nel paese elvetico.
Il primo referendum è stato proposto dal partito della destra populista popolare svizzero (SVP).
Questo, invece, è l'opera di ecologisti di sinistra.
Una campagna a suon di sfottò e di insulti, da  "fascisti Birkenstock" a "nazionalisti eco".
La maggior parte preferisce "patrioti verdi" o, nel caso di Thommen – che indossa sandali Birkenstock, ma con rabbia respinge il soprannome – "verdi liberali".

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Egitto. Dopo la sentenza di assoluzione di Mubarak, scoppia la rabbia, morti e feriti

Scontri tra polizia e manifestanti in  piazza Tahrir dopo la sentenza di assoluzione dell'ex presidente Hosni Mubarak. 
Egitto. Dopo la sentenza di assoluzione di Mubarak, scoppia la rabbia, morti e feriti-Redazione- Un morto, forse due al Cairo e 9 feriti, al termine delle manifestazioni della serata nei dintorni di piazza Tahrir, che torna ad essere l’epicentro della protesta, in seguito all’assoluzione di Mubarak per la repressione del 2011. 
Alcune migliaia di persone hanno manifestato la loro collera, prima di essere disperse dalla polizia: nelle vie adiacenti si sono verificati alcuni scontri. A parlare di almeno un manifestante morto è stato un portavoce del Ministero della Sanità, mentre il Ministero dell’Interno smentisce.
"Tutti hanno dimenticato il loro orientamento politico, che siano di sinistra, o i fratelli musulmani o altro, tutti insieme qui stanno cantando ‘abbasso Hosni Mubarak’, ‘abbasso il regime’", riferiva un manifestante, già attivo nelle proteste del gennaio 2011 che portarono alla repressione, con oltre 850 morti, e poi alle dimissioni di Mubarak.
L’ex raìs fu poi processato nel 2012, quando a dirigere il Paese c’erano i Fratelli Musulmani, e fu condannato all’ergastolo insieme a due suoi figli, all’ex Ministro degli Interni e sei alti funzionari. Sentenza successivamente annullata, e il processo-bis, quando al potere son tornati i militari, ha mandato tutti assolti, con la sentenza di ieri.

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Sky, Ilaria D'Amico e il tapiro d'oro: quel film porno che imbarazza la tv satellitare

Sky, Ilaria D'Amico e il tapiro d'oro: quel film porno che imbarazza la tv satellitare

Sky Primafila, la sezione per adulti del canale a pagamento Sky Italia, nei giorni scorsi proponeva un film piccante dal titolo inequivocabile e ai limiti del buongusto ("Donne mature da sfondare"). Del discutibile lungometraggio se ne sono accorti quelli di Striscia la Notizia che, neanche a dirlo, non hanno perso tempo e si sono prodigati nel consegnare a uno dei volti di punta del canale, Ilaria D'Amico, il consueto Tapiro d'oro.
Il Tapiro - Valerio Staffelli ha intercettato la D'Amico e le ha consegnato l'agognata (mica tanto) onorificenza satirica. Qualche domanda di rito abbinata alle solite e ironiche insinuazioni: l'arguto inviato alla conduttrice ha chiesto se, per caso, Sky non avesse scelto di mettere in chiaro simili titoli come messaggio subliminale all'indirizzo di qualche "donna matura", che magari, la televisione satellitare intende "epurare"...

http://www.liberoquotidiano.it/news/sfoglio/11725975/Sky--Ilaria-D-Amico-e.html

La bionda Elisa all'attacco di Travaglio: "Sei un affarista"

La bionda Elisa all'attacco di Travaglio: "Sei un affarista"

"Lei è un affarista, solo un affarista, altro che un giornalista indipendente". Solo la pubblicità è riuscita a interrompere una delle ragazze ospiti fisse di Giulia Innocenzi ad Announo, lo spin-off di Servizio pubblico in onda su La7. Oggetto degli strali di Lisa nientemeno che Marco Travaglio, seduto a non più di un paio di metri dalla focosa ventenne. Nella puntata dal titolo "Colpa di Renzi?", si stava parlando del ruolo dell'informazione nei confronti del potere e della politica. Travaglio aveva appena terminato uno dei suoi dotti interventi quando la parola è passata alle ospiti sedute sui seggiolini accanto. E lì è scattato l'agguato della rosso-bionda dal sorriso dolce ma dalla dentatura piuttosto aggressiva: "Lei è uno che cambia posizione spesso, cambia bersaglio a seconda di chi le dà più ritorno. Scrive per i soldi, è un affarista".
Il vicedirettore del Fatto, che continua a trovarsi in situazioni scomode come ospite delle trasmissioni santorine, ha provato a interromperla con la solita ironia ("Quindi secondo te il problema è che l'informazione in Italia è troppo severa con i politici?"), poi ha sfoderato uno dei suoi migliori sorrisi ironici, ma quella non s'è fatta intimorire, alzando ancor di più il tono di voce per arrivare a chiedergli: "Ci piacerebbe sapere come la pensa veramente, chi dica per chi vota!". Tra i due c'era già stato uno screzio nello scorso giugno, sempre sulle poltroncine di Announo, quando la stessa Elisa aveva sparato a Travaglio: "Lei critica tutto e tutti solo per avere fama e carriera. Se vince Grillo, lei dovrà cambiare lavoro". E ancora: "Perché bisogna giudicare un Paese dal numero dei detenuti? Deve valere la presunzione di innocenza".
Non bastasse, la parola è passata a Silvia, bionda forzista convinta, che gli ha dato dello jettatore: "Ogni volta che lui sostiene qualcuno, quello crolla alle elezioni. Guardate cos'ha fatto con i 5 Stelle. Li ha sostenuti ed ecco che fine hanno fatto....". L'impressione è che l'anno prossimo Travaglio da Santoro e dintorni (sempre che il teletribuno sia ancora in tv) non ce lo vedremo molto facilmente.

http://www.liberoquotidiano.it/news/spettacoli/11726919/La-bionda-Elisa-all-attacco-di.html

La squallida vignetta contro Grillo e Casaleggio


La satira è sacra, ci mancherebbe. Ma lo squallore non ha nulla a che vedere con la satira. 

Nella puntata di Announo La7 del 27/nov/2014 (ieri sera) il disegnatore Vincino illustra le sue vignette. La vignetta su Casaleggio che viene espulso da Grillo. Vincino la commenta così: 

"Finalmente espulso Casaleggio, da mesi si fotteva tutti i rimborsi e non presentava nessuno scontrino, un calcio in culo e via giù dalla rupe senza manco bisogno dell'auto che usa sempre Grillo a buttare giù le persone con l'auto." 

L'inquadratura passa poi alla Serracchiani seduta lì vicino che fa una smorfia mentre in studio si sentono applausi e ridacchiate , ma la presentatrice Giulia Innocenzi fa finta di nulla e la prende alla leggera dicendo "ma te la prendi con Casaleggio". 

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ZERO CAMPI ROM E ZERO CASE RUBATE? A VERONA CI SONO RIUSCITI! COME? VE LO SPIEGA DIRETTAMENTE IL SINDACO TOSI. POI CHIEDETEVI PERCHE’ GLI ALTRI SINDACI D’ITALIA NON HANNO ESEGUITO LA STESSA STRATEGIA.

Manuale anti-occupazioni e campi rom
A Verona gli edifici occupati sono zero, così come gli accampamenti nomadi. A Flavio Tosi sono bastati pochi mesi per liberarsi definitivamente di entrambi. A Milano e Roma non ci si riesce. Com’è?

Matteo Salvini aggredito dai centri sociali a Bologna. Giuliano Pisapia che si dimostra totalmente incapace di gestire il problema delle occupazioni a Milano: vuole «sgomberare» ma non con i «blitz richiesti da Maroni». Il decidere a metà ha di fatto portato alle proteste in strada, alla periferia nel caos e alle abitazioni ri-occupate in tre ore. Per quanto riguarda i campi rom invece la città della Madonnina le ha viste tutte: muri di cinta, persone blindate in casa e pubblicità progresso, ovviamente per insegnare ai milanesi a non aver paura del diverso. Ignazio Marino riesce a fare sembrare un gigante Pisapia e non diciamo altro. In generale, in Italia certi problemi sono insoluti da anni. Praticamente ovunque.
Poi inciampi in Verona. Lì di accampamenti nomadi non ce ne sono. All’appello mancano anche le occupazioni. Il sindaco Flavio Tosi, pragmatico per nascita, la fa sembrare facile. Avevano due campi, da quelle parti: «Uno è tuttora esistente. C’è da cinquant’anni ed è abitato da sinti, italiani. Alcuni di loro hanno fatto i giostrai, altri hanno combinato un po’ di guai. Niente roulotte, solo edifici in muratura». Come in tutte le cose c’è un prima e un dopo: Tosi si insedia e riconosce che «essendo connazionali devono godere dei diritti e delle tutele che spettano agli italiani. Non c’eranoregole però, né di comportamento né in merito alle utenze». Il Comune approva perciò unregolamento che impone ai sinti di adempiere ai loro obblighi – «pagare le bollette» – e dirispettare le norme: «Se vuoi vivere in società…». Nulla di più sensato: consumi dell’energia, sei italiano su suolo comunale? Paghi l’energia che consumi, non lo fa la comunità per te. Tutto squisitamente normale, un banale atto di lucidità, per questo rarissimo.
«Il regolamento stabiliva che chi subiva una condanna in giudicato doveva lasciare il campo. Ovviamente l’amministrazione verifica che le cose vadano come devono, controlliamo il numero di arresti e che attività vengono svolte. Non devono esserci comportamenti scorretti». Finita qui? No. «Due anni fa c’è stata una recrudescenza dei reati. Fino ad allora avevamo tenuto un atteggiamento estremamente garantista, ma visto che in Italia per avere una condanna definitiva ci vogliono anni, abbiamo cambiato la norma: basta una condanna in primo grado e si è costretti a lasciare il campo. Non ci sono più reati».  La sinistra è insorta, allora. «Noi abbiamo spiegato che non è un diritto acquisito stare un’area pubblica. Lì sei ospite». Detto, fatto, risolto. Apparentemente facile, praticamente meno. Perché sette anni fa le periferie non erano infuriate, in piazza urlanti. E affrontare certi problemi sociali significava indossare i panni del “razzista”.
Di campi nomadi a Verona non ce n’è e sembra una magia ma non lo è: «Questa è una storia diversa, la vecchia amministrazione di centro sinistra lasciò che i rom si mettessero qua e là. Poi, nel giro di pochi anni, ha investito due milioni di euro per attrezzare il campo rom. Un scelta scellerata». Prefabbricati, illegalità, spaccio, «sequestri. La magistratura lo definì una “fucina di delinquenza”». Durante la campagna elettorale 2007 Tosi lo dice: «Sarà chiuso». Gli ci sono voluti nove mesi, solo nove mesi. «Ci siamo rivolti alle associazioni che lo gestivano, abbiamo dato loro il tempo, specificando che non avrebbero avuto né case popolari né denaro. Potevano trovare soluzioni con privati, pagare loro l’affitto dove ritenevano, il Comune non avrebbe sborsato un euro». È andata così. «I prefabbricati sono stati spostati immediatamente e le gru
hanno distrutto i basamenti, in modo che non potesse esser ri-occupato». Perché lì e altrove no? «Perché avere responsabilità e coraggio, scegliere di ripristinare la legalità. Ovviamente è più semplice non fare niente. Altro giro, altra corsa: centri sociali ed edifici, il matrimonio tra le due cose generalmente non promette nulla di buono. Tosi, due parole e sembra facile: «Avevamo due o tre appartamenti occupati. Li abbiamo dati ai legittimi assegnatari che erano rimasti in attesa. Da allora non c’è più stato un caso di occupazione, perché non è più ammessa». Facile, sembra facile. Eppure c’è chi si nasconde dietro il fatto che i cavilli, le norme… «Falso, basta decidere. I fatti lo dicono. Così come quando abbiamo sgombrato un centro sociale da un asilo dismesso. Abbiamo approvato un progetto, abbiamo chiesto i permessi alla Procura e il giorno dopo aver sgomberato abbiamo abbattuto e ricostruito un centro sociale, vero però, per anziani e non solo».
Verona ci ha guadagnato. È «la terza città turistica in Italia e non c’è un venditore ambulante. Il valore degli immobili cresce, come l’indotto. Chi vuole fare un investimento si sente libero di farlo». Facile, sembra facile. Forse a Verona è stato più facile per ragioni che ci sfuggono. Milano e Romason certamente un’altra storia: «Ai cittadini dico che se sono stanchi di vivere nel degrado in cui vessano le periferie, devono avere il coraggio di cambiare le cose. Per farlo hanno il voto».

FONTE:

http://www.grandecocomero.com/verona-zero-campi-rom-case-occupate-tosi-sindaco/