giovedì 11 dicembre 2014

UN “MATTARELLUM” IN TESTA - CON LA CLAUSOLA PRO-MATTARELLUM, RENZI SPINGE BERLUSCONI A INGOIARE IL ROSPO DELL’ITALICUM - MA IL BULLO MINACCIA ANCHE LA MINORANZA PD: “SE FALLIAMO NOI, ARRIVA LA TROIKA”

Stefano Fassina è convinto che sia il voto il vero piano A di Renzi: se tre indizi fanno una prova, due li ha già individuati, il fatto che la legge di stabilità “non corrisponde alle aspettative” e un emendamento presentato dal renzianissimo Marcucci proprio alla legge di stabilità per un election day a maggio, tra comunali e regionali…

Francesca Schianchi per “la Stampa

NAPOLITANO RENZINAPOLITANO RENZI
«Se falliamo noi, arriva la troika. Visto quello che dice Juncker?». La visita della troika, quello che è successo alla Grecia. Dovrebbero bastare queste parole, pronunciate ieri dal premier con alcuni collaboratori, per placare animi renziani e non solo smaniosi di urne. In una giornata complicata per il percorso delle riforme, con il governo mandato sotto sulla legge costituzionale e un emendamento all’Italicum che spunta come pistola puntata a Forza Italia e alla minoranza Pd, l’aria di voto anticipato torna a farsi sentire.

Tra i renziani, soprattutto, non solo il solito Giachetti («elezioni subito», twitta), ma anche altri fedelissimi indignati per quello che definiscono «uno sgambetto» della minoranza Pd che fa mancare i voti, un «agguato pensato a tavolino che mette a rischio tutto, altro che ditta»: meglio le urne anticipate col Mattarellum, propongono, con la scelta dei candidati nei collegi saldamente nelle mani del segretario.
Stefano FassinaSTEFANO FASSINA

L’EMENDAMENTO
Già, il Mattarellum, perché la novità di ieri nel sudoku delle riforme è l’emendamento presentato da due renziani e un «giovane turco», vicini al premier: una «clausola di salvaguardia» per cui se entro l’entrata in vigore dell’Italicum, il 1° gennaio 2016, si dovesse tornare a votare, anziché con il Consultellum si dovrebbe farlo con la vecchia legge Mattarella.

«Scusate ma a che gioco stiamo giocando? Stavamo parlando dell’Italicum, e all’improvviso tre autorevoli senatori presentano un emendamento che parla di Mattarellum? Che vuol dire?», sbotta il forzista Donato Bruno, in Commissione, quando la notizia appare su tutte le agenzie. Capendo al volo che si tratta di un avvertimento per Forza Italia, ché se il patto del Nazareno dovesse scricchiolare fino a rompersi, se la fronda forzista dovesse minare la tenuta dell’accordo, un’alternativa c’è.

rosalba piccinni silvio berlusconi 6ROSALBA PICCINNI SILVIO BERLUSCONI 6
E, sia chiaro ai ribelli di tutti i colori, è l’alternativa che permette alle segreterie dei partiti di scegliere il proprio candidato nel collegio uninominale. Spiega il solitamente prudente vicesegretario Guerini a «Porta a Porta»: se un «accordo ampio» sulla legge elettorale deve diventare «un calvario», allora «abbiamo diritto e dovere di presentare la nostra proposta», e «la nostra preferenza è sempre stata per un sistema basato sui collegi». 

IL BRACCIO DI FERRO
Ma è un avvertimento pure per la vivace minoranza interna del Pd, che alla novità della clausola-Mattarellum reagisce con sospetto. «Un’idea strumentale, per tenere tutti sul filo», la definisce Civati; «bene, allora si ritiri l’Italicum e si torni al Mattarellum», sfida la Bindi.

jean claude junckerJEAN CLAUDE JUNCKER
Con lei, come con altri deputati della Commissione, Cuperlo e Lauricella, il premier è particolarmente arrabbiato per i voti mancati sulla riforma costituzionale: «Avevano preso un impegno e non l’hanno mantenuto», sibila Renzi ai suoi, furibondo anche se predica la calma, «pensano di intimidirci, ma non mi conoscono, si divertono a mandarci sotto per far vedere che ci sono, che esistono, anche a costo di votare con Grillo e Salvini», aggiunge, «noi abbiamo lavorato sull’Ilva, altri preferiscono giochetti parlamentari. Andranno sotto in Aula, andiamo avanti». Avanti, dice lui. Nonostante le pressioni per andare a votare dei renziani.

GIUSEPPE CIVATI FOTO LAPRESSEGIUSEPPE CIVATI FOTO LAPRESSE
Anche se non tutti gli credono: nella minoranza c’è chi, come Stefano Fassina, è convinto che sia il voto il vero piano A di Renzi: se tre indizi fanno una prova, due li ha già individuati, il fatto che la legge di stabilità «non corrisponde alle aspettative» e «presto si capirà», e un emendamento presentato dal renzianissimo Marcucci proprio alla legge di stabilità per un election day a maggio, tra comunali e regionali. Una finestra possibile per un eventuale voto alle politiche.

«Vedremo in Aula chi ha i numeri. Il loro punto è solo quello di deragliare le riforme, ma se falliamo noi, arriva la troika. Visto quello che dice Juncker?», ragionava però ieri sera il premier. L’obiettivo sono le riforme. E la pressione del Mattarellum dietro l’angolo potrebbe aiutare.

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