martedì 2 dicembre 2014

Roma, 37 arresti, indagato Gianni Alemanno. Mafia in Comune e Regione?

Notificati anche alcuni ordini di custodia cautelare a politici romani e imprenditori. Tra gli arrestati l'ex ad dell'Ente Eur, Riccardo Mancini e l'ex terrorista dei Nar, Massimo Carminati
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Roma, perquisizioni alla Regione Lazio e in Campidoglio

ROMA – Carabinieri alla Regione Lazio e in Comune a Roma, centinaia di indagati e 37 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso. Il reato ipotizzato è il 416 bis. Tra gli indagati c’è anche l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno: la sua abitazione è stata perquisita. Ma lui si difende: “Chi mi conosce sa bene che organizzazioni mafiose e criminali di ogni genere io le ho sempre combattute a viso aperto e senza indulgenza. Dimostrerò la mia totale estraneità”.
Nel mirino dei Ros ci sarebbe un “ramificato sistema corruttivo” in vista dell’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal comune di Roma e dalle aziende municipalizzate e interessi nella gestione dei centri di accoglienza. Ed è solo il primo step: secondo fonti giudiziarie, l’operazione di oggi è solo la punta dell’iceberg e “a breve ci saranno altri sviluppi”.
Alla Pisana, sede del consiglio regionale del Lazio, i carabinieri hanno perquisito gli uffici di alcuni consiglieri: il Pd Eugenio Patanè e il Pdl-Fi Luca Gramazio. Mentre in Campidoglio hanno perlustrato gli uffici del presidente dell’Assemblea capitolinaMirko Coratti.
Tra gli arrestati ci sono l’ex ad dell’Ente Eur,Riccardo Mancini e l’ex terrorista dei Nar ed ex membro della Banda della Magliana, Massimo Carminati.
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Intanto a piazzale Clodio i pm hanno interrogato il deputato Pd Marco Di Stefano, indagato per corruzione e falso in merito ad una presunta tangente da 1,8 milioni di euro che avrebbe ricevuto dai costruttori Pulcini, quando era assessore al Demanio della giunta Marrazzo, per agevolare la locazione di due immobili alla società “Lazio Service”.
L’operazione soprannominata “Terra di mezzo”, è coordinata da tre pubblici ministeri, Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini, sotto la supervisione del procuratore capo della procura di Roma Giuseppe Pignatone. Le indagini sono cominciate nel 2010 da un’inchiesta dell’allora procuratore aggiunto, oggi scomparso, Pietro Saviotti. Sotto la lente dei pm ci sarebbe una presunta organizzazione criminale che risale ad almeno 10 anni di malavita, degna di un vero e proprio “romanzo criminale”, di cui non a caso uno degli arrestati è protagonista: il nero,Massimo Carminati, ex membro della Banda della Magliana.
Per il procuratore Capo di Roma, Giuseppe Pignatone: “Con questa operazione abbiamo risposto alla domanda se la mafia è a Roma. La risposta è che a Roma la mafia c’è”.
A Roma, spiega Pignatone, “non c’è una unica organizzazione mafiosa” capace di controllare l’intero territorio, quella “di cui stiamo parlando dimostra originarietà e originalità, proprio perché nasce nella capitale” e dimostra che “le mafie sono cambiate non ricorrono alla violenza e al controllo del territorio se non necessario per creare assoggettamento”.
“Alcuni uomini vicini all’ex sindaco Alemanno – afferma Pignatone – sono componenti a pieno titolo dell’organizzazione mafiosa e protagonisti di episodi di corruzione. Con la nuova amministrazione il rapporto è cambiato ma Carminati e Buzzi erano tranquilli chiunque vincesse le elezioni“.
Gli inquirenti parlano di una vera e propria “holding criminale”, un sodalizio da anni radicato nella Capitale facente capo a Massimo Carminati, con infiltrazioni “diffuse” nel tessuto imprenditoriale politico e istituzionale che spaziava dalla corruzione, per aggiudicarsi appalti, all’estorsione, all’usura e al riciclaggio. Nell’ambito della stessa operazione, la Guardia di Finanza sta eseguendo un decreto di sequestro di beni riconducibili agli indagati, emesso dal tribunale di Roma, per un valore di 200 milioni di euro.

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/lazio-perquisite-regione-e-casa-di-alemanno-accuse-di-associazione-mafiosa-2039259/

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