giovedì 18 dicembre 2014

Ripreso il processo contro la ‘ndrangheta in Piemonte

#Processo #Minotauro #'ndrangheta #Piemonte #Torino-Thunderball- Ieri, nell’aula 1 del Palagiustizia a Torino, si è tenuta l'udienza per il processo d’Appello per gli imputati dell’operazione Minotauro, contro la 'ndrangheta in Piemonte. In primo grado erano stati condannati in 35, gli assolti erano stati 34. Tra gli imputati, l’ex sindaco di Leini, Nevio Coral, condannato a 10 anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, assente oggi, e Rosario Marando, assolto in dibattimento dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, secondo la Procura elemento di spicco delle famiglie di Platì dislocate anche a Volpiano. Assente, Vincenzo Argirò, che si è visto infliggere 21 anni e mezzo solo un anno fa.
In aula anche otto parti civili: Regione Piemonte, Provincia, i Comuni di Torino, Volpiano, Leinì, Chivasso e Moncalieri e l’associazione Libera.
Il procuratore generale Antonio Malagnino ha chiesto di sospendere i termini massimi della custodia cautelare per tutta la durata del dibattimento, «data la complessità del processo». Il giudice della Corte d’Appello Paola Perrone ha accolto le richieste della Procura generale di Torino e 12 dei 70 imputati detenuti nel capoluogo piemontese resteranno in carcere anche oltre il 20 febbraio 2015, data di scadenza della custodia cautelare. In virtù dell'alto numero degli imputati, il giudice della Corte d’Appello Paola Perrone, ha previsto un fitto programma di tre udienze settimanali. Il processo riprenderà il 7 gennaio.
Nel frattempo è ormai provato: i tentacoli della ’ndrangheta si sono saldamente avvinghiati alle regioni “ricche” Lombardia, Piemonte e Liguria. I processi e le indagini più recenti attestano la capacità della 'ndrangheta di mettere radici e consolidarsi in modo strutturato in territori anche lontanissimi, e tuttavia mantengono un “cordone ombelicale” con la Calabria.
I Magistrati osservano che «siamo davanti a qualcosa di molto simile rispetto a quanto si riscontra in Calabria. I soggetti che hanno sviluppato le strutture in questione operano secondo tradizioni di ’ndrangheta: linguaggi, riti, doti, tipologia di reati sono tipici della criminalità calabrese e sono stati trapiantati in Lombardia dove la ’ndrangheta si è trasferita con il proprio bagaglio di violenza». Il Piemonte sarebbe un territorio che, proprio per la presenza di fortissime infiltrazioni di ’ndrangheta, è in grado di sopportare il peso della gestione di importanti latitanti.  

http://www.articolotre.com/2014/12/ripreso-il-processo-contro-la-ndrangheta-in-piemonte/

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