mercoledì 3 dicembre 2014

Processo per omicidio Musy e le amnesie della teste

-Thunderball- Oggi udienza vivace a Palazzo di Giustizia a Torino. Si parla del processo per l'omicidio dell'Avv. Musy. In primis è emerso che i famosi 30.000 euro della sorella di Furchì, di cui i coniugi Filippis parlarono tra loro, sono legati a spese personali e per pagare i periti di parte di Furchì, unico imputato, fino ad oggi, nel processo.
FurchìQuesto è anche provato dalle fatture in possesso del collegio difensivo. Sono stati anche controllati altri conti collegati alla famiglia Furchì, ma nessuna rilevanza è emersa.
Ben differente tono ha assunto la giornata durante la testimonianza – se così si può chiamare – della moglie di Felice Filippis.
La memoria selettiva di Maria Cefalì è incredibile. Ricorda dei fiori di zucca, dei soldi (a tratti) e per nulla della pistola. Più volte dice di non aver parlato con il marito e di essere arrabbiata con lui. Poi sprazzi di memoria, epifanie improvvise. Fino ad arrivare alla clamorosa rivelazione: avrebbe discusso dell'ipotesi dell'omicidio su pagamento (ed è stato rilevato dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali) a causa di una ispirazione televisiva… Tutte le sere, evidentemente, la signora Filippis si alimenta televisivamente di omicidi, commissionati da signori, che, dalla Calabria incaricano di uccidere degli onesti cittadini. Questa, per venire all'osso, la tesi sostenuta dalla teste.
A quel punto il Giudice ha rilevato che una sola volta ha udito una spiegazione più incredibile: si trattava di un assegno rubato trovato per terra e pre-intestato a nome di chi lo ha trovato…
Ma torniamo alla cruda realtà. L'ha richiamata alla mente della teste l'avvocato Giampaolo Zancan, cioè l'avvocato di parte civile. La parte civile è una vedova con figli minorenni. A forza di esercitare una memoria selettiva, una epifania a comando e dopo aver detto che aveva suggerito al marito (tanto malato: di cuore, di diabete e addirittura sofferente di tallonite…) di non presentarsi in Aula a testimoniare, la testeha ottenuto un risultato significativo: esser chiamata a rispondere di falsa testimonianza. All'uscita dall'aula della teste, all'esterno, il signor Filippis ha protestato per quanto accaduto a lungo, urlando “vergognatevi”.
Al termine della giornata ha rilasciato una dichiarazione spontanea l'imputato: «Non ho ucciso Musy, non ne avevo assolutamente il motivo». Ha descritto nei dettagli i colloqui privati con Alberto Musy. Ha parlato di tutto. Musy gli aveva sconsigliato di interessarsi all'acquisizione di Arenaways.
Furchì ha anche aggiunto: «Non sono mai stato capace di prendere un’arma in mano! Neanche a militare…». Francesco Furchì, in un intervento durato un’ora, ha negato con fermezza di essere l’autore dell’agguato ad Alberto Musy. E ha rinnovato l’invito alla polizia a cercare il vero responsabile che è ancora in circolazione. Ha citato il caso del casco, ricordando dei due caschi (non Acerbis Nano), che, certamente, sono stati trovati insieme alla sua moto durante le perquisizioni. Ha poi parlato della causa della sua zoppia, spiegandola nei dettagli e dicendo che è ben diversa da quella dell'uomo ripreso dalle telecamere vicino al luogo del delitto. Ha ringraziato la Polizia Penitenziaria, i volontari e i sanitari che ha incontrato in carcere.
Infine pacatamente, ma con fermezza, ha rivolto un accorato appello alla Corte: «Non potete condannare una persona innocente».   

http://www.articolotre.com/2014/12/processo-per-omicidio-musy-e-le-amnesie-della-teste/

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