lunedì 1 dicembre 2014

Per Mark Strand (1934-2014)

 

cropped-mark-strand12.jpg[Oggi è morto Mark Strand, uno dei più grandi poeti americani contemporanei. In suo ricordo, ripubblichiamo alcune prose poetiche tradotte da Damiano Abeni e Moira Egan, nostri collaboratori e suoi amici. Le prose, già apparse su Le parole e le cose, sono tratte da Quasi invisibile, Mondadori 2014].
Trasparenze dell’inesistente
 Aver amato come accade nelle ore vuote del tardo pomeriggio; lasciarsi andare e concepire un viaggio che alle spalle non lascia traccia di se stesso; affacciarsi dalla casa e vedere una figura che si piega in avanti come per opporsi al vento anche se non c’è vento; vedere i cappelli della gente in paese, gettati via in momenti di passione, sparsi per terra anche se la terra non la si può vedere. Tutto ciò nella vaga luce che ingiallisce, che si fa fioca nell’ora che precede il buio; niente di questo ha valore se non per il piacere che produce, ingigantendo un istante e in fin dei conti facendolo apparire come se fosse vero. E anni dopo imbattersi nella stessa scena – la figura che si piega allo stesso vento, gli stessi cappelli sparsi sulla stessa terra che non si può vedere.
Clarities of the Non-Existent
 To have loved the way it happens in the empty hours of late afternoon; to lean back and conceive of a journey leaving behind no trace of itself; to look out from the house and see a figure leaning forward as if into the wind although there is no wind; to see the hats of those in town, discarded in moments of passion, scattered over the ground although one cannot see the ground.  All this in the vague, yellowing light that lowers itself in the hour before dark; none of it of value except for the pleasure it gives, enlarging an instant and finally making it seem as if it were true.  And years later to come upon the same scene—the figure leaning into the same wind, the same hats scattered over the same ground that one cannot see. 
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Spossatezza al tramonto
Il cuore vuoto rientra a casa dopo una giornata piena in ufficio. E cosa può fare il cuore vuoto se non svuotarsi del vuoto. Spazzare via ciò che non si può spazzare via richiede uno sforzo mentale, l’impegno infruttuoso di facoltà già oberate da un peso. Povero cuore vuoto, precocemente invecchiato, come lotta per fare ciò che la mente gli dice di fare. Ma la lotta non porta a niente. Il cuore vuoto non può eseguire gli ordini della mente. Se ne sta seduto al buio, a fantasticare, e il vuoto si accresce.
Exhaustion at Sunset
The empty heart comes home from a busy day at the office.  And what is the empty heart to do but empty itself of emptiness.  Sweeping out the unsweepable takes an effort of mind, the fruitless exertion of faculties already burdened.  Poor empty heart, old before its time, how it struggles to do what the mind tells it to do.  But the struggle comes to nothing.  The empty heart cannot do what the mind commands.  It sits in the dark, daydreams, and the emptiness grows.
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In the Afterlife
 She stood beside me for years, or was it a moment?  I cannot remember.  Maybe I loved her, maybe I didn’t.  There was a house, and then no house.  There were trees, but none remain.  When no one remembers, what is there?  You, whose moments are gone, who drift like smoke in the afterlife, tell me something, tell me anything.
Nella vita postuma
Mi è stata accanto per anni, o è stato un istante? Non so ricordarmelo. Forse l’ho amata, forse no. C’era una casa, poi la casa non c’era più. C’erano alberi, ma non ne resta nessuno. Quando nessuno ricorda, cosa rimane? Tu, i cui momenti sono trascorsi, che vaghi senza meta come fumo nella vita postuma, dimmi qualcosa, dimmi una cosa qualsiasi.
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Mistero e solitudine a Topeka
Il pomeriggio si scurisce nella sera. Un uomo cade sempre più a fondo nella lenta spirale del sonno, nella sua deriva, nella sua durata, attraverso ciò che sembra bruma, e alla fine arriva a una porta aperta da cui passa senza sapere perché, e poi sempre senza sapere perché si reca in una stanza dove si siede e aspetta mentre la stanza sembra chiuderglisi attorno e il buio è più buio di quanti ne abbia mai vissuti, e sente qualcosa che gli si forma dentro senza essere sicuro di cosa sia, con una presa su di lui che cresce, come se fosse sul punto di svelarsi un racconto in cui due personaggi, Pena e Piacere, commettono lo stesso delitto, e il delitto è suo, e lo confesserà ripetutamente, ripetutamente, fino a che non significhi niente.
Mystery and Solitude in Topeka
Afternoon darkens into evening.  A man falls deeper and deeper into the slow spiral of sleep, into the drift of it, the length of it, through what feels like mist, and comes at last to an open door through which he passes without knowing why, then again without knowing why goes to a room where he sits and waits while the room seems to close around him and the dark is darker than any he has known, and he feels something forming within him without being sure what it is, its hold on him growing, as if a story were about to unfold, in which two characters, Pleasure and Pain, commit the same crime, the one that is his, that he will confess to again and again, until it means nothing.
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Non ci sono parole per descriverlo
Come divampavano quei fuochi che non esistono più, come si guastava il clima, come svaniva l’ombra del gabbiano senza lasciare traccia. Era la fine di una stagione, la fine di una vita? Cos’è in noi che vive nel passato e ha nostalgia del futuro, e vive nel futuro e ha nostalgia del passato? E che importanza ha quando la luce entra nella stanza dove dorme un bambino e la madre che si sveglia, aprendo gli occhi, desidera sopra ogni cosa che ciò che non è in grado di nominare infonda in lei l’opposto del risveglio?
No Words Can Describe It
How those fires burned that are no longer, how the weather worsened, how the shadow of the seagull vanished without a trace.  Was it the end of a season, the end of a life?  Was it so long ago it seems it might never have been?  What is it in us that lives in the past and longs for the future, or lives in the future and longs for the past?  And what does it matter when light enters the room where a child sleeps and the waking mother, opening her eyes, wishes more than anything to be unwakened by what she cannot name?
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The Social Worker and the Monkey
Once I sat in a room with a monkey who told me he was not a monkey.  I understood his anguish being trapped in a body he detested.  “Sir,” I said, “I think I know what you are feeling, and I would like to help you.”  “Treat me like a monkey,” he said, “it serves me right.”
L’assistente sociale e la scimmia
Una volta me ne stavo seduto in una stanza con una scimmia che mi disse di non essere una scimmia. Io ne comprendevo l’angoscia, quell’essere intrappolato in un corpo che detestava. “Signore”, dissi, “credo di sapere quali siano i suoi sentimenti, e vorrei aiutarla”. “Mi tratti da scimmia”, rispose, “me lo merito”.
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Damiano Abeni, Moira Egan e Mark Strand alla John Cabot University di Roma.


http://www.leparoleelecose.it/?p=16947

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